Scontri al confine tra Serbia e Ungheria. “Non è l’Europa che vogliamo”

Immigrazione
epa04933336 Hungarian police use water canons at the Horgos 2 border crossing between Serbia and Hungary near Horgos, northern Serbia,  16 September 2015. Hungarian police fire tear gas and deploy water cannon to push migrants away from a barricade at Roszke on the border with Serbia.  Hungary declared a state of emergency in two counties along its border with Serbia, after it used a boxcar fitted with razor wire to block a major entry point there. Declaring the state of emergency paves the way for parliament to allow the army to reinforce police along the border, as new measures to crackdown on refugees go into effect.  EPA/TAMAS SOKI HUNGARY OUT

Prosegue il pugno duro di Budapest, dopo l’entrata in vigore della nuova legge. “Qualsiasi costruzione di muri e barriere non è l’Europa che vogliamo” denuncia il commissario Ue Cecilia Malmstrom

Proseguono i contatti tra i leader politici e gli appelli per trovare una soluzione definitiva alla crisi dei migranti, in attesa di un nuovo vertice straordinario dei primi ministri e dei capi di Stato prevista nei prossimi giorni.

“Vergogna”: è la parola più utilizzata al Parlamento europeo dove si sta dibattendo di quanto accaduto al Consiglio straordinario di due giorni fa, quando i ministri degli Interni dei Ventotto non sono riusciti a trovare l’unanimita’ sul nuovo programma di redistribuzione di 120 mila profughi da Italia, Grecia e Ungheria, a tutti gli altri. Esprimendosi nelle 23 lingue ufficiali dell’Unione, la maggior parte degli eurodeputati intervenuti oggi a Bruxelles ha stigmatizzato la mancanza di una linea comune e insistito per l’urgenza di un’azione. Domani il parlamento tornerà a riunirsi per una sessione plenaria straordinaria che voterà sulla proposta della Commissione. Il capogruppo socialdemocratico Gianni Pittella ha sottolineato che in questo modo “il parlamento europeo ha dimostrato di essere pronto, lo sia anche il Consiglio”. Secondo il Commissario Ue per l’immigrazione Dimitris Avramopoulos, i Ventotto “non si possono permettere il lusso di fallire” in occasione del Consiglio dei ministri degli Interni riconvocato per martedì prossimo.

Approvare la redistribuzione di 120 mila richiedenti asilo “non sarà facile”, avverte il ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn, di fronte al Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Bruxelles. Rimane, infatti, l’opposizione al piano Juncker da parte di alcuni Paesi dell’Est, fra cui Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania.

Intanto, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, durante  una conversazione telefonica incentrata sulla crisi dei rifugiati in fuga da Siria e Iraq, concordano misure per rafforzare la loro cooperazione affinché comprenda la lotta al traffico di esseri umani.

Mentre da Vienna, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, torna a chiedere all’Europa “un’assunzione di responsabilità” sul problema dei migranti, da parte “di tutti i Paesi”. È “un fenomeno di carattere epocale – sottolinea Mattarella dall’Austria – con una dimensione ed un ritmo crescente, che richiede di essere governato non dai singoli Stati, che non sarebbero in condizione di farlo, ma può essere governato soltanto dall’Unione nel suo complesso, da una gestione comune dell’Unione”.

Prosegue nel frattempo il pugno duro di Budapest, dopo l’entrata in vigore della nuova legge: gli incidenti davanti al muro al confine con la Serbia aumentano e i migranti arrestati dalla polizia ungherese raggiungono quota 300.

Crisi migranti al confine tra Ungheria e Serbia

Immagine 1 di 7

La polizia ungherese mentre utilizza spray al pepe alla frontiera vicino Horgos, Serbia. (ANSA/AP Photo/Darko Vojinovic)

Nel giorno in cui decine di migranti stanno raggiungendo la Croazia dopo il blocco dei confini ungheresi, il presidente croato Kolinda Grabar-Kitarovic chiede al consiglio di sicurezza dell’Onu una riunione urgente sull’emergenza migranti per un problema che non è più soltanto umanitario, ma anche di sicurezza.

“Qualsiasi costruzione di muri e barriere non è l’Europa che vogliamo” denuncia il commissario Ue Cecilia Malmstrom. “Gente disperata troverà sempre strade alternative” per entrare in Europa, ed è per questo che è importante “trovare un accordo la settimana prossima”

Vedi anche

Altri articoli