Scanzi insulta, Staino precisa. La disinformazione ai tempi del Fatto

Giornalisti
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Il giornalista fra l’altro aveva detto che l’inventore di Bobo fece pressioni sulla Guzzanti. Ma non risulta vero

Sergio Staino ci ha girato un pezzo che Andrea Scanzi ha scritto su Il Fatto qualche giorno fa, un pezzo definito dal nostro amico disegnatore “un piccolo capolavoro di disinformazione, di stupidità, di cattiveria gratuita e di schiumante rabbia. E’ raro concentrare tante cosacce in un articolo ma Scanzi ci riesce alla grande”. 

Siccome Staino fa qui alcune precisazioni (precisazioni? Ristabilimento della verità, diremmo) pensiamo sia utile pubblicare una sintesi del pezzo scanziesco e la replica di Sergio.

Andrea Scanzi

Per colpa di Dagospia ho letto un articolo uscito ne L’Unità. E’ una responsabilità che Dago ha spesso: se non li pubblicasse non li leggerebbe nessuno. Neanche i giornalisti stessi de L’Unità, che – giustamente – sono quasi sempre i primi a vergognarsene.
Il delirio livido di Sergio Staino contro Gianni Cuperlo è già stato stigmatizzato da più parti. Frasi come “Renzi è quanto di più progressista si possa avere in Italia in questo momento storico” e la leggendaria “state uccidendo la sinistra” (rivolta a Cuperlo: mica a Renzi) sono un mix tra stalinismo e follia che renderebbe felice tanto Zdanov quanto Basaglia. (…)

Travaglio ha raccontato di quando, con fiero piglio dogmatico, Staino rampognò anni fa Sabina Guzzanti per avere osato imitare l’inattaccabile – e si presume sacro – D’Alema. Già questo dà la misura dell’apertura mentale del “satirico” Staino. (…)

Ho conosciuto Staino anch’io. Persona educata, garbata, piacevole. Avevamo appena visto, al Teatro Puccini di Firenze, uno spettacolo di Giulio Casale ispirato a Fernanda Pivano. Credo fosse il 2010. Andammo poi a cena. Quando Casale e io osammo palesare la nostra stima per Gaber, Staino ci crivellò definendo il Signor G “populista” e “qualunquista”. La solita accusa, bolsa e vile, con cui i polli di allevamento – e L’Unità stessa, con un articolo imbarazzante di Luca Canali – insultarono a più riprese uno dei più grandi pensatori italiani (con l’inseparabile Sandro Luporini) del Novecento. Per nulla stupito, chiesi allora al compagno Staino quali “intellettuali” lo stimolassero in quel periodo. La sua risposta, lungi di nuovo dallo stupirmi, fu emblematica: “Mi piace molto Jovanotti, la sua ultima canzone per il bel film di Muccino (Baciami ancora, NdA) è straordinaria”. Capito? Per Staino, uno dei tanti renziani prima ancora che arrivasse Renzi, gli intellettuali erano quelli: Jovanotti e Muccino. (…)

 

Sergio Staino. Alcune precisazioni sulle falsità raccontate

Chiunque mi conosce sa bene quanto sia lontano da me un pensiero così stupido e ingiusto nei confronti del grande Giorgio Gaber. A provare la mia stima e il mio affetto per lui, basterebbero le innumerevoli volte che l’ho citato ed utilizzato con rispetto e ammirazione nelle mie strisce, l’affetto e la collaborazione che ho con la Fondazione Giorgio Gaber con la quale anche ultimamente abbiamo fatto una bellissima serata a Rosignano Marittima, oltre che i due spettacoli dei quali ho curato la regia al Teatro Verdi di Pisa dedicati proprio a Gaber e realizzati in collaborazione con Sandro Luporini. Lo stesso bravissimo Giulio Casale potrà testimoniare l’entusiasmo con cui accolsi il suo spettacolo dedicato a Gaber che ebbi la fortuna di vedere a Padova e che cercai poi di mettere in scena al Puccini di Firenze.

Per quanto riguarda il buon Jovanotti, a cui voglio bene soprattutto per il modo dolce e affettuoso con cui educa i suoi innumerevoli giovani fans, ricordo solo una vignetta in cui Bobo, fan inguaribile di Guccini, si rivolgeva ai tantissimi giovani che gli impedivano di arrivare sotto il palco durante un concerto del Maestrone gridando loro “Andate dal vostro Jovanotti, cosa volete capire voi di Guccini?”. Non mi sembrano cose coerenti con presunte affermazioni sul suo ruolo di grande intellettuale italiano. Su Muccino, inoltre, posso dire che considero una grave lacuna il non aver mai né letto né visto qualcosa da lui fatto, e tantomeno di conoscere una qualsiasi canzone di un suo film. Insomma, arabo per me.

Che poi io sia andato da Sabina Guzzanti a chiedere di abbassare i toni della sua satira su D’Alema è cosa quantomeno surreale visto che D’Alema è sempre stato uno dei miei principali bersagli. Conosco Sabina da tantissimi anni, lei e suo fratello, il geniale Corrado, si muovevano da giovanissimi nelle stanze della redazione di “Tango” con mia grande soddisfazione perché li ho sempre considerati due fra i massimi attori e autori satirici tra i giovani. La sua satira su D’Alema mi piacque talmente dal volerla sul palco alle giornate di “Liberi liberi” organizzata a Montecchio e dedicate all’ingiusta condanna di Adriano Sofri. In quell’occasione lei si esibì di fronte al D’Alema originale ottenendo un successo strepitoso. La realtà è che io più volte ho parlato con Sabina dandole accorate raccomandazioni ma non quelle di abbassare la satira su D’Alema bensì quelle di togliere del tutto quegli orribili concioni politici scritti da Travaglio che immancabilmente faceva seguire ad ogni sua performance. Il risultato era di distruggere completamente l’effetto satirico-politico che aveva costruito con la sua esibizione. Non mi ha mai dato retta e credo che proprio questa travaglite acuta sia la ragione principale del suo progressivo calo nell’interesse del pubblico.

Questo per ristabilire la verità di alcuni fatti, il resto sono le solite calunnie a cui Il Fatto ci ha abituati da tempo.

Questo è quanto. I lettori possono giudicare.

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