Barbara e Riccardo. Il racconto di chi ha rinunciato a tutto per le vite degli altri

Tipi tosti
riccardo e barbara

Hanno lasciato il lavoro per servire i poveri. Il 12 febbraio scorso si sono sposati e hanno già devoluto i soldi raccolti dal matrimonio a un progetto per disabili. Ora vivono con i disabili in una casa famiglia

Hanno lasciato il lavoro per servire i poveri. Lui, nel 2003, lei, tre mesi fa. Il 12 febbraio scorso si sono sposati e hanno già devoluto i soldi raccolti dal matrimonio – circa ottomila euro – ad un progetto per disabili, che ne costa dodicimila. Per seguire meglio gli amici malati hanno deciso di vivere nella casa famiglia di Pedara, in provincia di Catania.

Sono Riccardo Rossi, nato a Napoli nel ’68, diplomato in ragioneria, ex giornalista a tempo pieno (ha fatto anche l’addetto stampa per alcuni parlamentari, ndr) e Barbara Occhipinti, nata a Ragusa nel ’70, diplomata all’Istituto statale d’arte, a pochi esami dalla laurea alla Facoltà di Architettura di Palermo, ex commessa in un negozio di ceramiche.

“Ci siamo conosciuti a settembre del 2014, tramite la Missione di Speranza e Carità a Palermo – racconta Riccardo – Vado spesso lì, perché sono il direttore del giornale La Speranza, voce della missione di Biagio Conte, che accoglie circa mille persone. Stavo per chiudere il giornale e mi servivano dichiarazioni sull’esperienza di Fratel Biagio. Molte delle persone intervistate mi fecero il nome di Barbara, che ogni giorno portava conforto e generi alimentari agli ospiti della struttura palermitana. Spesso, per aiutare i poveri, rinunciava a cenare. I soldi che aveva li spendeva per comprare lenticchie, latte o pane, sempre per i poveri della Missione. Ebbi la conferma di quanto mi era stato raccontato dagli assistiti di Fratel Biagio. Fui preso dalla curiosità. Così la cercai su Facebook e le chiesi l’amicizia. Cominciammo a scriverci. Capii subito che si trattava di una persona speciale, sensibile, ma molto determinata. Mi coinvolse subito. Nel frattempo mi chiese di curare l’ufficio stampa di un evento musicale. Il ricavato sarebbe andato a favore della missione. Ci scambiammo anche i numeri di cellulare e nell’arco di poco più di un mese ci siamo innamorati. Abbiamo subito condiviso molte idee e progetti. Le proposi di sposarmi e di trasferirci nella mia casa famiglia, quella in cui vivo dopo aver lasciato il mio lavoro di giornalista a tempo pieno. Non accettò subito, ma compresi che, in fondo, nonostante qualche dubbio, l’idea la entusiasmava. Ci siamo frequentati per alcuni mesi. E’ stata qui da noi, a Pedara. Dopo poco tempo abbiamo deciso di sposarci. Oggi Barbara è cuoca di una della case famiglia dell’associazione Insieme Onlus; sono tre, due a Pedara e una a Lentini. Cucina, cura una donna down malata terminale, serve a tavola e lava i piatti. Io, invece, aiuto alcuni disabili a farsi la doccia, preparo la tavola, vado a fare la spesa, e recupero provvidenze. Tutto quello che ci occorre, arriva sempre. In tanti ci stimano per quello che facciamo. Siamo ottanta e gli ospiti sono tutti disagiati”.

Nei ritagli di tempo Riccardo raccoglie e pubblica buone notizie sulla sua pagina facebook La Gioia. Per la sua vita in casa famiglia e le belle storie che scrive ha ricevuto a Roma un premio.

Il matrimonio è stato organizzato in tre mesi. “Tante persone – dice Riccardo – ci hanno aiutato. Avevamo deciso di sposarci in povertà, contava il sacramento. Così abbiamo deciso di destinare la nostra lista nozze a progetti per persone svantaggiate. In tanti ci hanno preso a cuore. La parrocchia Maria Immacolata ci ha adottati, la casa famiglia e tante persone ci hanno regalato tutto: dallo champagne alle fedi, dal ricevimento al mio vestito. Non abbiamo speso quasi nulla, la solidarietà è stata grande. Siamo stati aiutati anche da persone conosciute tramite social. Abbiamo deciso di vivere nella casa famiglia di Pedara e questo significa che condividiamo con gli altri anche il bagno. Siamo felicissimi anche perché i soldi che abbiamo raccolto sosterranno tre progetti: la coltivazione di zafferano biologico, in cui lavoreranno soggetti con ritardo psichico medio-grave, la creazione di un impianto di lumache per la raccolta di bava biologica, che coinvolgerà ragazzi con lesione midollare e la coltivazione di spirulina. Ci lavoreranno soggetti svantaggiati sottoposti a provvedimento di affido. Con la nostra lista nozze siamo riusciti a coprire le spese dell’impianto di lumache, che si trova nel catanese, vicino l’aeroporto. In questa iniziativa sono impegnati tanti ragazzi: c’è chi viene dal carcere, chi dalla strada, chi ha ritardi mentali. La struttura ci è stata data in comodato d’uso da una coppia di sposi. Tra breve partiranno gli altri due progetti e faremo di tutto perché queste iniziative non muoiano. Saranno impegnati tanti nostri ospiti accolti, che provengono da varie parti del mondo”.

E il viaggio di nozze? “Abbiamo fatto un viaggio di nozze sui generis – dichiara Barbara – un incontro a Roma dal Santo Padre. La parrocchia ci ha fornito il contatto per andare dal Papa e i soldi per il viaggio. Alcuni amici ci hanno regalato il soggiorno in una casa a Roma. Non ci manca niente. Ho imparato a vivere con il necessario. Il superfluo toglie tempo, spazio ed energia che può essere impiegata per chi non ha più la forza di reagire e prendere in mano la propria vita. Il matrimonio è stato una gioia, per noi e per chi ha avuto il piacere di donarci di tutto. Rinunciare alla lista nozze per dedicarla ai progetti di casa famiglia non è stato un sacrificio. Sapere che grazie al sacramento ricevuto possiamo dare la speranza a tanti, mi riempie di orgoglio. In casa famiglia e con Riccardo ho tutto quello che mi occorre per condurre una vita piena e felice. Mi sento tosta. E profondamente convinta della scelta che ho fatto. Bisogna avere il coraggio di affidarsi a Dio”.

E tu, Riccardo? “Ho cambiato vita circa dodici anni fa – risponde – per trasferirmi nella casa famiglia e abbandonarmi a Dio. Sono stato ateo fino al ‘99. Tanti incontri hanno determinato questa mia scelta. Uno su tutti, quello con un giovane missionario, che salvò dalla strada un bambino. Per il resto, non riuscivo a sopportare più un lavoro che divide. Almeno per come lo facevo io. La mia nuova vita con i poveri e i dimenticati mi regala ogni giorno un cammino d’amore. Certo, mi manca la vita dinamica di un tempo, quando mi chiamavano mastino napoletano, ma penso di aver fatto la scelta giusta. Ho messo in cima a tutto l’amore. Non mi sento tanto tosto, però, cerco di trasformare le mie fragilità in punti di forza, come fece San Paolo”.

Intanto, per completare il progetto delle lumache, è partita una campagna di raccolta fondi. “Con i soldi del matrimonio – conclude Riccardo – abbiamo soltanto costruito l’impianto. Dobbiamo cercare di raccogliere 3700 euro per comprare 60 mila chiocciole e allevarle sui 5 mila metri quadrati a Bicocca, quartiere periferico di Catania, dedicati all’elicicoltura”.

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