Sanità e servizi online: a che punto siamo in Italia?

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Numeri ancora bassi in Italia: in Europa siamo agli ultimi posti. Invece la digitalizzazione può combattere la corruzione

Può la digital trasformation contribuire a combattere il cancro della corruzione che attraversa il corpo della sanità italiana, da nord a sud? La risposta è sì e trova conferma nei dati del Report “Curiamo la Corruzione – Percezione, Rischi e Sprechi in SanitàTrasparency“, che è stato presentato stamani a Roma, presso la Sala del Consiglio della Camera di Commercio, nel corso della prima Giornata nazionale contro la corruzione in sanità, organizzata da Transparency International Italia insieme a Censis, Ispe Sanità (Istituto per la Promozione dell’Etica in Sanità) e RiSSC (Centro Ricerche e Studi su Sicurezza e Criminalità).

Un cancro che, come spiega Davide Del Monte, executive director di Trasparency Italia, ha una triplice ricaduta negativa: sui cittadini, i quali potrebbero ottenere servizi migliori e meno costosi; sul tessuto produttivo italiano, che perde di innovazione e competitività; sulle casse dello Stato, depredate di circa 6 miliardi di euro all’anno, più del 5% della spesa pubblica del settore. Il danno economico e sociale è enorme.

Il sottosegretario all’istruzione Davide Faraone, che ha partecipato alla presentazione del Report, dopo aver ricordato i provvedimenti approvati dal governo (ddl anticorruzione, falso in bilancio, rafforzamento poteri Anac) ha sottolineato l’importanza della trasparenza nella lotta alla corruzione. “È importante fare leggi – ha detto Faraone – ma è altrettanto importante lavorare avendo come ‘stella polare’ la trasparenza. La trasparenza fatta bene è il vero antidoto alla corruzione. La corruzione è soprattutto e fondamentalmente un problema culturale: è uno strumento con il quale una parte del mondo imprenditoriale e politico si blinda rispetto alla concorrenza”.

Investire, quindi, sul digitale con una dose massiccia di internet potrebbe essere una cura molto efficace perché, oltre a semplificare le procedure e a ridurre i costi dei servizi, renderebbe tutto più accessibile, dando così ai cittadini e agli stessi organi di vigilanza un maggiore potere di controllo. La digitalizzazione, inoltre, restringerebbe i margini di discrezionalità degli operatori. Margini dove trova spazio l’illegalità. Ne sono convinti il 18,8% degli italiani, mentre il 71% dei dirigenti delle strutture sanitarie è certo che la normativa che obbliga le Asl a dotarsi di un sito web permetta un maggiore controllo dei costi e dei servizi e costituisca un reale deterrente alla corruzione.

C’è, quindi, una buona consapevolezza tra i cittadini e tra gli addetti ai lavori sulla necessità che la sanità italiana diventi sempre più digitale. Ma qual è lo stato dell’arte? I dati ci dicono che il ricorso ai servizi digitali è ancora molto basso, a livello nazionale ci sono delle differenze territoriali e rispetto agli altri Paesi europei siamo in forte ritardo.

Sono, infatti, 1.772.000 i cittadini che nell’ultimo anno hanno prenotato visite online e 1.130.000 quelli che hanno utilizzato internet per prenotare accertamenti diagnostici come analisi e radiografie. Numeri molto bassi. Veneto, Lazio e Trentino Alto Adige sono le regioni più virtuose, mentre la regione rimasta più indietro è la Puglia, dove meno dell’1% dei cittadini ha prenotato visite online.

In ambito europeo ci collochiamo tra gli ultimi posti, con uno scarto notevole rispetto ai primi della classe. Sono i finlandesi a utilizzare di più internet per prenotare le visite mediche (il 32,5% della popolazione di 16-74 anni), seguiti dai danesi (32,3%) e dagli spagnoli (27,5%). Noi ci attestiamo al 6,4%. Chiudono la graduatoria bulgari (1,9%), greci (1,8%) e ciprioti (0%).

Il grande limite del nostro Paese risiede sicuramente nelle difficoltà di attuazione delle riforme e dei programmi di digitalizzazione avviati. Non c’è dubbio che in questi ultimi anni abbiamo assistito ad una spinta sia normativa che amministrativa in tale direzione. Tuttavia l’implementazione di questi provvedimenti procede a rilento rispetto alla tabella di marcia stabilita dall’Agenda Digitale. Tra questi, ad esempio, il completamento del processo di informatizzazione del sistema sanitario, previsto entro la fine del 2017. Oppure l’introduzione del Fascicolo sanitario elettronico, una vera e propria rivoluzione che promette risparmi di tempo e denaro, al momento attivo solo in 5 regioni (Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna e Toscana). Ritardi si registrano anche nell’adempimento dell’obbligo di legge che imponeva a tutte le aziende sanitarie di attivare i pagamenti online e di rendere disponibili i referti in formato digitale entro il mese di novembre 2015.

La situazione attuale non è certo entusiasmante, tuttavia ci sono tutti i presupposti per fare un salto di qualità da qui ai prossimi anni. È possibile recuperare il tempo perduto e dare uno slancio, da un lato, alla digitalizzazione del sistema sanitario nazionale, dall’altro, alla lotta alla corruzione nella sanità. Per farlo serve disegnare un nuovo modello di governance efficiente, capace di trasformare in realtà le iniziative già in cantiere.

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