Sánchez non ha i numeri per governare: la Spagna torna alle urne

Spagna
epa05278558 Spanish Socialist party leader Pedro Sanchez speaks during a press conference after his meeting with Spain's King Felipe VI during the third and last round of negotiations to form a new government, in Madrid, Spain, 26 April 2016. If no agreement is reached before 02 May 2016, new genereral elections will be held the upcoming 26 June.  EPA/Mariscal

Lo scioglimento del Congresso il prossimo 2 maggio: le elezioni probabilmente si terranno il 26 giugno

Fallita l’ennesima trattativa in Spagna per creare un governo e ora non restano che le elezioni. A pochi giorni da quel 2 maggio, due mesi dopo la prima investitura, arriva la notizia ufficiale dallo stesso Pedro Sánchez del Partito socialista.

“Siamo condannati a nuove elezioni”, ha detto il leader dei socialisti che ha parlato con il re Felipe VI, il quale ha concluso l’ultimo giro di consultazioni, rilevando che nessuno ha la maggioranza sufficiente per poter formare un esecutivo.

Sánchez può contare in Parlamento sul voto favorevole di 131 parlamentari, un numero insufficiente di fronte al “blocco di Rajoy (Pp) e di Iglesias (Podemos)”, ha detto il leader socialista secondo il quale la situazione “è conseguenza della incapacità e della mancanza di volontà di Iglesias di formare un governo”.

Un’accusa che il leader degli indignados ha rimandato al mittente; secondo Iglesias, infatti, si torna alle urne perché il Psoe non ha accettato la proposta di Podemos di formare un “governo alla valenciana”, cioè un accordo simile a quello che tempo fa si è raggiunto nella Comunità Valenciana e che ha permesso la formazione di un governo di coalizione guidato dai socialisti valenciani e sostenuto da Podemos e Compromis nel Parlamento locale. Possibilità, questa, scartata da Ciudadanos che ha invitato Sánchez ad andare a nuove elezioni.

Ormai, come ha dichiarato re Filippo VI, non ci sono altri candidati possibili che possano ottenere una maggioranza in Parlamento e le elezioni sono l’unica strada percorribile per un Paese senza esecutivo ormai da oltre quattro mesi, dopo le elezioni dello scorso 20 dicembre che non hanno portato alcuna maggioranza chiara e sufficiente per poter governare. Il 2 maggio, quindi, il re firmerà lo scioglimento di Camera e Senato, indicendo così nuove elezioni.

La data del voto, anche se ancora non è stata comunicata ufficialmente, dovrebbe essere il 26 giugno, lasciando così ai partiti poco tempo per organizzare una nuova campagna elettorale in vista di questa seconda consultazione da cui potrebbe nuovamente uscire un risultato piuttosto incerto.

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