Salvini, quando una (legittima) battaglia politica diventa una campagna d’odio

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Il leader della Lega Nord Matteo Salvini con il suo gruppo presente per dare solidarieta al presidio di Cgil, Cisl e Uil per la tutela dei lavoratori e sodati davanti al Ministero dell'Economia e delle Finanze, Via XX Settembre, Roma, 15 settembre 2015. ANSA/ FABIO CAMPANA

Il segretario della Lega convoca una marcia nel comune natale dell’ex ministra Fornero. E’ l’ennesimo tentativo di cavalcare le pulsioni più becere del popolo italiano per provare a cambiarne (a suo favore) l’identità

In Italia c’è un uomo che professa odio. Quest’uomo risponde al nome di Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, assiduo frequentatore di talk show televisivi e noto strumentalizzatore di tragedie globali.

Colui che vuole trasformare la politica in una collezione di felpe per tutte le stagioni, se la prende, e non è una novità, con l’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero e la sua “infame” riforma delle pensioni. Questa volta lo fa da Gerusalemme, dove è in visita, invitando all’invasione del comune natale della professoressa piemontese. Una vera e propria marcia contro la persona, convocata su Facebook dal capopopolo leghista: “La Fornero, con la sua legge infame (votata dal Pd), ha rovinato milioni di italiani! E Renzi non ha mosso un dito per cambiarla. Schifo e vergogna! Vi aspetto questo venerdì, primo aprile, in piazza a San Carlo Canavese (TO), paese natale della signora: noi non molliamo!”, scrive Salvini.

E poco dopo, questa volta su Twitter, ribadisce il concetto, sottolineando che lo fa da Gerusalemme, dove probabilmente nessuno sa di cosa stia parlando.

Quel “via la Fornero”, quell’appello all’invasione di piazza, sono qualcosa di davvero odioso e sconcertante. Dietro questa parole non c’è una (legittima) battaglia politica ma una campagna d’odio verso colei che secondo Salvini “dovrebbe essere esiliata”. Una campagna che, proprio perché proveniente da colui che si erge a difensore dell’identità e della cultura di casa nostra contro l’invasione straniera, assume un significato ancora più forte e paradossale. E ci sentiamo a gridarlo a gran voce: costui non rappresenta l’identità del popolo italiano, costui ne cavalca le pulsioni più becere e profonde per provare a cambiarla questa identità. Siamo certi che non ci riuscirà.

“Non rispondo a queste provocazioni – afferma la diretta interessata – devo presumere che Salvini si muova strettamente in un contesto di legalità. Se poi ci fossero degli elementi di illegalità, sarà compito delle autorità competenti occuparsene”.

Chapeau.

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