Salvini fa il duro con Berlusconi, lui (forse) vira su Marchini: il teatrino continua

Roma
Il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini con la candidata sindaco di Roma e presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni (D), durante l'apertura della campagna elettorale per le elezioni Capitoline, Roma, 21 aprile 2016. Sulla sinistra Irene Piveti.
ANSA/CLAUDIO PERI

Lo schema di gioco della destra a Roma è ancora un rebus. Si va verso una spaccatura che potrebbe avere ripercussioni gravi. E intanto Umberto Bossi torna a parlare…

Sembra ancora lontana la soluzione del rebus nel centrodestra per la definizione dello schema di gioco in vista delle elezioni amministrative a Roma. I fatti, ormai, sono tristemente noti: la scelta condivisa di Bertolaso, le salvinarie, le bertolarie, le giravolte di Giorgia Meloni, le accuse di Francesco Storace, le evoluzioni di Alfio Marchini, i dubbi amletici di Forza Italia, i sondaggi più o meno reali, più o meno interessati. Lo spettacolo offerto dalla pseudo-coalizione di centrodestra negli ultimi tre mesi, a Roma, è oggettivamente deprimente.

Nella solita intervista-sproloquio rilasciata a Libero, il leader leghista si dice “stufo” della situazione e dell’incapacità di Berlusconi di prendere una decisione, troppo condizionato, a suo modo di vedere, dalle persone che gli stanno intorno “che pensano solo alle poltrone”. Salvini parte dall’assunto che “Bertolaso non è adatto a fare il sindaco” e spiega che all’inizio era d’accordo sul suo nome “solo perché garantiva Berlusconi”. Ma sono bastati tre giorni per fargli cambiare idea: “Prima i rom perseguitati, poi la moglie che vota Giachetti, poi le simpatie per Rutelli…”. Tutte cose inaccettabili per il ‘felpato’. E poi, sopratutto, i sondaggi.

Quei sondaggi che, però, sembrano aprire un’altra strada per Berlusconi e Forza Italia. Secondo la maggior parte delle rilevazioni, infatti, Alfio Marchini avrebbe molte più chance di Giorgia Meloni in un ipotetico ballottaggio con Virginia Raggi (Giachetti permettendo, ovviamente). Sull’imprenditore, infatti, potrebbero convergere molti più voti da sinistra e dall’elettorato moderato. Cosa che non accadrebbe di certo con la leader di Fratelli d’Italia.

La possibile convergenza sul nome di Marchini potrebbe quindi sancire una spaccatura totale nel centrodestra romano, con ripercussioni, inevitabili e imprevedibili, anche a livello nazionale. Il ticket di Alfio con Bertolaso verrebbe appoggiato anche da Francesco Storace e dal gruppo facente riferimento a Raffaele Fitto, oltre che dal Nuovo Centrodestra di Alfano. E il blocco, così composto, avrebbe serie possibilità di sopravanzare il duo selfie-lepenista Salvini-Meloni.

Un passaggio estremamente delicato, dunque, che Salvini prova a brutalizzare con un “mi sono rotto le palle”, ma che, lo sa benissimo anche il leader della Lega, nasconde delle insidie che potrebbero avere risvolti negativi anche per il futuro e anche in quelle realtà dove il centrodestra, per il momento, corre unito, Milano su tutte. Ad annusare puzza di harakiri è il vecchio Umberto Bossi che, in un’intervista al Giornale, sottolinea come “a Roma la partita sia ormai persa: troppi errori, troppe ripicche. Quando ne combini così tante, poi non ti riprendi più”. E lancia un avvertimento a Salvini: “Adesso c’è lui. Chi ci sarà, dopo, però, sono ancora io…”.

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