Salvini e il retweet cancellato. Ma il problema non sarà l’hashtag?

Lega
Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini  incontra la stampa a margine del congresso del partito a Milano, 20 giugno 2015.
ANSA / MATTEO BAZZI

Il leader della Lega ha preso le distanze da un commento di un utente Twitter, ma la questione è più profonda

Mettiamo pure che sia stato lo staff di Matteo Salvini a sbagliare: ora il leader della Lega prende le distanze da un paio di retweet che hanno fatto parecchio discutere come questi, criticati da molti esponenti del Pd.

“Smentisco e condanno nella maniera più ferma e assoluta la frase ‘sparare prima ai giudici’ che mi viene attribuita. Si tratta di un tweet delirante rilanciato per errore dallo staff e dai cui contenuti prendo e prendiamo le distanze”, ha detto Salvini.

Ma poi guardando il profilo Twitter del leader leghista di brutalità se ne leggono tante altre. Eccone un paio (una è dello stesso autore del tweet poi cancellato):

Certo è che il punto è un altro. Più profondo. Il problema di base è stato proprio aver lanciato un hashtag populista e violento e che non può che portare a frasi barbare e non a commenti ragionati: #ladifesaèsemprelegittima.

No, la difesa non è sempre legittima. Ci sono dei paletti imposti dalla legge e dalla civile convivenza tra esseri umani, altrimenti torniamo ai tempi del Far West. E sono proprio hashtag e iniziative di basso livello come queste a scatenare commenti di basso livello.

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