Salvini chiude a Parisi, ora le destre sono ufficialmente due

Destra
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Il capo della Lega: “Le marmellate non ci interessano, siamo contro i servi di Bruxelles”

Com’era largamente prevedibile, Matteo Salvini chiude la porta a Stefano Parisi, l’uomo che Silvio Berlusconi ha incaricato di “rifondare” Forza Italia nella prospettiva di costruire una destra non lepenista, non anti-europea, insomma non a trazione leghista e quindi sancisce oltre ogni dubbio che le destra adesso sono ufficialmente due.

Il leader del Carroccio esclude “marmellate” e riafferma la sua visione ben lontana dai contenuti che sinora Parisi ha più volte espresso, sintetizzati un questa frase riportata giorni fa dal Foglio: dare battaglia a Renzi “senza dover inseguire i fantasmi del grillismo e del lepenismo e senza utilizzare nei confronti del presidente del Consiglio la stessa tecnica demonizzatrice utilizzata per anni dal centrosinistra contro il centrodestra berlusconiano”.

Ma ecco cos’ha detto oggi Salvini: “Io Parisi l’ho sostenuto (a Milano-ndr), ma un sindaco deve far funzionale le metropolitane, le strade, sistemare le case popolari. Altra cosa è riproporre un’alleanza, una marmellata, un fritto misto che a livello nazionale a dimostrato di non poter funzionare”.

E ancora: “Se qualcuno pensa di coinvolgere me o la Lega in un’alleanza con Verdini, Alfano, Cicchitto, Tosi, Passera eccetera, ha sbagliato indirizzo. Per me il discrimine della prossima alleanza sarà la politica estera: chi vuole la Merkel, difende a spada tratta l’euro o tifa Hillary Clinton non può stare con la Lega. Se Parisi è un riorganizzatore di Forza Italia va bene, ma se qualcuno pensa di far digerire alla Lega alleanze indigeste, io non ci sto”.

Il capo della Lega, che ben conosce i tormenti dell’attuale gruppo dirigente di Forza Italia timoroso di essere fatto fuori da una eventuale leadership di Parisi, ha messo il dito nella piaga: “In questo momento non si capisce bene chi comanda in Forza Italia. Aspetto prima di dare un giudizio. Berlusconi è tanto che non lo sento. Il discrimine non è tra liberali e lepenisti, moderati e estremisti, ma tra uomini liberi e servi. E i servi, in questo momento, ci sono sia a destra che a sinistra”.

I servi, dunque. “Categoria” salviniana tanto rozza quanto potenzialmente larghissima: chiunque sia legato agli ideali europeisti può incorrere nella scomunica del numero uno dia via Bellerio: anche Parisi, s’intende. Ma lo chiarisce lo stesso Salvini: “Se Parisi è il continuatore in Italia dell’asse Merkel-Bce-euro, con noi non avrà nulla a che fare. Io non sono un moderato ma non sono nemmeno inginocchiato o rassegnato. E preferisco fare una battaglia fianco di chi vuole recuperare sovranità, identità e libertà”.

A questo punto, la partita è tutta dentro Forza Italia. Se Berlusconi sarà davvero in grado di arare il terreno per l’ex candidato sindaco di Milano, tutto si riapre. E la “competition” a destra diventerà aspra come mai è stato nel lungo regno dell’ex cavaliere.

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