Salvabanche, Salvini è l’ultimo che può parlare

Economia
Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini  incontra la stampa a margine del congresso del partito a Milano, 20 giugno 2015.
ANSA / MATTEO BAZZI

Ancora una volta Matteo Salvini sfrutta (a sproposito) una vicenda drammatica per evidenti fini politici

Ci risiamo, il populismo leghista torna a tenere banco. Ancora una volta Matteo Salvini sfrutta una vicenda drammatica per evidenti fini politici. Non si possono interpretare diversamente le sue dichiarazioni sul decreto salva-banche dopo il suicidio del pensionato obbligazionista di Banca Etruria – un “suicidio di Stato” l’ha definito – in un atto d’accusa contro tutti (banche, Europa, governo). Lo stesso Salvini del partito che sponsorizzò una banca – la Credieuronord – fallita nel giro di quattro anni con perdite di milioni di euro per gli stessi investitori e risparmiatori che oggi, guarda caso, vuole valorosamente proteggere.

Mentre spara nel mucchio, Salvini non sa (o forse finge di non sapere) che il decreto salva-banche si deve muovere necessariamente entro i confini imposti dall’Ue. Quegli stessi confini che, tra l’altro, potrebbero essere modificati nel Parlamento europeo, luogo che sembra provocare una forte allergia al nostro eurodeputato assenteista cronico.

Restiamo dunque ai fatti. Come ha ricordato il premier Matteo Renzi in conferenza stampa a Palazzo Chigi, “le regole delle banche adesso le decide l’Europa” e anche se volessimo “non potremmo fare come hanno fatto altri Paesi in passato”, ovvero usare i denari dei contribuenti per alzare un argine. E i fatti sono questi: il decreto oggetto delle feroci critiche leghiste salva le banche, i dipendenti e i correntisti senza usare denaro pubblico. Di più non si non poteva certo fare con i vincoli esistenti.

Nel processo che porterà all’Unione bancaria europea, infatti, è stato deciso che le crisi di questo genere devono essere risolte senza intaccare i conti pubblici, con il cosiddetto “bail-in” (salvataggio interno) che di fatto coinvolge privati. Ecco perché alcuni soggetti – azionari e obbligazionisti subordinati, non quelli ordinari – non sono rientrati nel salvataggio di Banca Etruria e degli altri altri istituti coinvolti. Salvini farebbe bene a ricordarselo, soprattutto a Bruxelles.

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