Salva-banche, i numeri oltre le polemiche

Finanza
etruria

Cos’altro avrebbe dovuto fare il governo, lasciar fallire quei quattro istituti di credito coinvolti?

Salvi i correntisti, i risparmiatori e i dipendenti. Protezione garantita per chi è stato truffato, grazie a un fondo istituito ad hoc al quale si accederà tramite arbitrato. Nonostante ciò, il decreto salva-banche varato lo scorso 22 novembre dal governo continua a generare malumori che, visti i numeri, sembrano soprattutto politici. Vediamoli, allora, questi numeri, aiuteranno a fare chiarezza.

Le tutele previste abbracceranno circa un milione di persone tra correntisti, obbligazionisti ordinari e intestatari di depositi. Se consideriamo il valore sul territorio, si arriva a parlare di circa 7mila lavoratori (tra dipendenti e indotto), 200mila piccole e medie imprese e, soprattutto, 25 miliardi di mutui, crediti e leasing. Perché proprio di questo si tratta, di tutta quell’economia reale legata al salvataggio delle quattro banche coinvolte. Numeri di molto superiori – quelli appena citati – rispetto ai circa 10mila investitori (pari all’l’1% del totale) che purtroppo hanno perso i propri risparmi.

Di certo, lasciar fallire quei quattro istituti di credito avrebbe avuto conseguenze ben più gravi. E anche volendo, Palazzo Chigi non avrebbe potuto agire come hanno fatto altri Paesi in passato, ovvero usare i denari dei contribuenti per alzare un argine. I nuovi vincoli europei parlano chiaro. Nel processo che porterà all’Unione bancaria europea, infatti, è stato deciso che le crisi di questo genere devono essere risolte senza intaccare i conti pubblici, con il cosiddetto “bail-in” (salvataggio interno) che di fatto coinvolge privati. Ecco perché alcuni soggetti – azionari e obbligazionisti subordinati, non quelli ordinari – non sono rientrati nel salvataggio di Banca Etruria e degli altri istituti coinvolti.

“Grazie al decreto del governo questi istituti sono salvi e avranno un futuro – scrive stasera il premier Matteo Renzi nella sua enews – ma le nuove regole europee hanno permesso di salvare solo i risparmiatori, si tratta di una decisione europea, piaccia o non piaccia: si salvano i risparmiatori, non gli investitori”. D’altra parte, nel mercato dei capitali non esiste un investimento free-risk, ovvero a rischio zero: quando si accede a strumenti finanziari come azioni o obbligazioni subordinate, la perdita dell’importo investito è un rischio che purtroppo va messo in conto.

Diverso, ovviamente, è il discorso della truffa nei confronti degli investitori. Per questo motivo il governo ha istituito un fondo pensato proprio per salvaguardare le situazioni più delicate e far recuperare i soldi alle vittime di un raggiro, distinguendole da chi invece ha fatto semplicemente un investimento sbagliato. “Abbiamo previsto un arbitrato, chi è stato truffato recupererà i soldi”, rassicura il premier.

Vedi anche

Altri articoli