Salone del libro: levata di scudi degli editori indipendenti

Editoria
Schermata 07-2457599 alle 18.41.57

Polemiche dopo la scelta dell’Aie (Associazione Italiana Editori) di formare una nuova società con la fiera di Milano e lanciare una manifestazione libraria nel capoluogo lombardo, in concomitanza con il salone del libro di Torino. Ne abbiamo parlato con Isabella Ferretti, editore di 66thand2nd

“Moltiplicare e non dividere”. L’aritmetica in questo caso nasconde la grande delusione dell’editoria indipendente italiana, compatta nel ritenersi mal rappresentata dall’Aie, l’associazione italiana degli editori. La pietra dello scandalo è la decisione di questi giorni di mettere in piedi una nuova manifestazione per “promuovere la lettura”. Una fiera del libro che si terrà a Milano, a maggio, praticamente in competizione con il Salone del libro di Torino. “Crediamo sia sbagliato voler contrapporre a una grande fiera italiana un evento concorrenziale”, scrivono in un comunicato congiunto, attraverso il quale annunciano la loro decisione di abbandonare l’Aie, alcune tra le più importanti realtà editoriali indipendenti. I firmatari sono add editore, Edizioni e/o, Iperborea, la Nuova Frontiera, LiberAria Editrice, Lindau, minimum fax, Nottetempo, Nutrimenti, O Barra O, SUR e 66thand2nd.

“Noi come altri editori riteniamo che una manifestazione come il Salone di Torino, con 30 anni alle spalle e una lunga serie di successi conseguiti nel tempo, meriti di essere preservata il più possibile – ci dice Isabella Ferretti, editore di 66thand2nd – Non siamo contrari ad una fiera a Milano, siamo contrari a questa modalità, che non prova a conservare entrambe le manifestazioni: a dare a ciascuna di esse una caratterizzazione specifica”. Come a dire: sembra evidente che la creazione di una fiera dell’editoria a Milano, in concomitanza con lo storico salone di Torino, finirà per depotenziare irrimediabilmente quest’ultimo evento.
“In un mercato già così sofferente e difficile ci piacerebbe vedere il moltiplicarsi delle occasioni e non la decimazione di situazioni virtuose come quella di Torino. Penso anche a tutte le persone che lavorano all’organizzazione del Salone”.

Schermata 07-2457599 alle 19.05.13Oltre a disapprovare nel merito questa soluzione, la levata di scudi dell’editoria indipendente affonda le sue radici nella modalità attraverso cui è maturata tale scelta: “La decisione di abbandonare l’Aie è legata al venir meno di un meccanismo rappresentativo. Nonostante l’associazione abbia un consiglio di piccoli editori, che ha partecipato ai lavori di progettazione di questa fiera alternativa, molti altri editori (come noi) attivi dal punto di vista civile e impegnati in progetti di promozione della lettura stavolta avrebbero gradito una consultazione più ampia. Avremmo sicuramente cercato di evitare che la creazione di una nuova fiera fosse posta in maniera concorrenziale rispetto a Torino”.
A rendere ancora più netto lo strappo, c’è il fatto che l’AIE abbia scelto di uscire dalla fondazione del libro di Torino, per creare una nuova società con la Fiera di Milano. La decisione, ha sottolineato qualche giorno fa il presidente dell’Aie Federico Motta, era già stata “presa all’unanimità lo scorso 25 febbraio”, ma è stata resa nota solo in questi giorni per non turbare la campagna elettorale. “Questo fatto comporterà il venire meno del supporto al salone di Torino – continua Isabella Ferretti – e, ribadisco, non ci spieghiamo perché invece di provare a integrare nuove manifestazioni a quelle preesistenti si sia scelta questa strada”.

Ma nonostante il malcontento, il mondo dell’editoria indipendente sembra avere gli anticorpi per reagire alla situazione, addirittura reggendosi esclusivamente sulle proprie gambe: “Ci tengo a mettere in evidenza – conclude Isabella Ferretti –  che una manifestazione autofinanziata a Milano già esiste, è il Book Pride, la fiera degli editori indipendenti promossa dall’Odei (Osservatorio Degli Editori Indipendenti), arrivata alla sua seconda edizione nel 2016 e che ha come presupposto quello di portare alla luce case editrici più sommerse: un lavoro di scoperta e valorizzazione che difficilmente può aver luogo nell’ambito di una grande fiera, dove normalmente i lettori si ritrovano negli stand che riproducono la libreria che hanno sotto casa. Quello che in America è riuscito a Robert Redford, con il Sundance Festival, secondo me in Italia si può riproporre partendo dall’editoria indipendente.

Vedi anche

Altri articoli