Salgono le quotazioni di Theresa May, la candidata “stop Boris”

Gran Bretagna
epa05393826 Britain's Secretary of State for the Home Department Theresa May arrives for a cabinet meeting at Downing Street in London, Britain, 27 June 2016. British Prime Minister David Cameron is holding his first cabinet meeting since Britain's Leave Campaign won the UK EU Referendum by 52 to 48 per cent on 24 June. Prime Minister David Cameron has stated he will resign.  EPA/ANDY RAIN

L’attuale ministra dell’Interno ha un profilo più sobrio e rassicurante rispetto all’ex sindaco di Londra Boris Johnson

Ormai è una corsa a due, quella che porterà alla scelta del nome di chi succederà al dimissionario David Cameron alla guida del governo britannico. Da una parte Boris Johnson, ex sindaco di Londra, alfiere del fronte del leave nella recente campagna referendaria, dall’altra Theresa May, attuale ministro dell’Interno e numero due del partito conservatore. Si è defilato, invece, il terzo nome che era circolato nei giorni scorsi come possibile candidato alla leadership dei tories, il cancelliere dello scacchiere del governo Cameron, George Osborne, come il primo ministro, anch’egli apertamente schierato per il remain.

Il 9 settembre, quindi, con ogni probabilità, il congresso dei conservatori incoronerà (metaforicamente, s’intende) il nuovo capo del partito e del governo, colui che sarà chiamato ad avviare e portare avanti i negoziati per l’uscita effettiva della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Secondo il Times, il sostegno a favore della May è in netta crescita, tanto da essere messa in pole position nella corsa alla leadership. Un sondaggio YouGov vede il gradimento di quest’ultima al 31% tra gli elettori tories, mentre quello per Johnson è al 24%. Ad aprile l’ex primo cittadino della Capitale era al 36% davanti a May al 14%.

Una rimonta che si è concentrata in questi giorni di grande incertezza post-voto sulla Brexit. I due profili in corsa, in effetti, non potrebbero essere più distanti l’uno dall’altro.

Quanto Boris Johnson è un personaggio divisivo, molto amato e molto odiato allo stesso tempo, vulcanico e spesso eccessivo, tanto Theresa May impersona la tipica sobrietà thatcheriana, in perfetto stile british. Donna rispettata da tutti i livelli di governo e di potere, pragmatica e determinata, è ministro dell’Interno da sei anni e ha gestito l’emergenza sicurezza e terrorismo in prima persona, senza farsi mettere i piedi in testa da nessuno. Sessantenne, sposata senza figli, è considerata la più euroscettica del fronte del remain, combinazione che la avvicina sia alla metà dei britannici che hanno votato per restate nell’Unione, sia per chi ha scelto di uscire.

Secondo molti media e analisti, quello della May è il profilo giusto per guidare il Regno Unito in questa fase così complicata della sua lunga storia ed evitare una rapida caduta verso le elezioni anticipate. Una fase che, dicono oltremanica, sarà lunga e faticosa e non può essere affidata ad un personaggio che suscita emozioni così contrastanti come Boris Johnson, la cui candidatura è osteggiata anche dalla maggioranza dell’establishment dei tories.

 

Vedi anche

Altri articoli