Salah, l’anfetamina e una cintura esplosiva

Terrorismo
Abdeslam Salah, il terrorista in fuga. ANSA

Qualcuno lo ha visto giovedì ad Anderlecht, periferia della capitale belga. Su di lui un mandato d’arresto internazionale e la scomunica dell’Isis

Un individuo pericoloso, la polizia francese lo ha definito così nel diramare la sua foto segnaletica, avvertendo chiunque lo incontrasse di non prendere iniziative isolate. E non solo perché ha ucciso a sangue freddo nel raid jihadista a Parigi. Oggi Salah Abdeslam è doppiamente pericoloso perché doppiamente braccato. Su di lui pende un mandato di cattura internazionale e la scomunica dell’Isis, che non può tollerare che sia ancora vivo: non ha usato la cintura esplosiva come hanno fatto gli altri membri del commando e ora rischia di diventare un boomerang per l’organizzazione se solo cadesse nelle mani dell’intelligence di qualunque Paese occidentale. Salah oggi sa, lo sa bene, di non avere molte strade aperte davanti a sé. Se si consegna, come gli ha chiesto il fratello Mohammed, la vita dei suoi familiari non varrà più un soldo, il tradimento non si perdona. Se non lo fa il suo destino e forse anche quello dei suoi è comunque segnato. Per questo Salah Abdeslam, 26 anni, uno sbandato di Molenbeek, qualche precedente per rapina, una multa di 70 euro per possesso di cannabis, non esattamente il profilo delll’islamista radicale a giudicare da quel che di lui dicono i vicini, oggi fa paura. La cintura esplosiva che non ha azionato potrebbe diventare la sua sola via d’uscita. O la fuga in Siria, come dicono alcuni suoi amici, che sostengono di essere stati contattati da lui in cerca di aiuto. Lui stesso avrebbe detto di essere sorvegliato dall’Isis e di essere «dispiaciuto» di non essersi fatto saltare in aria.

 

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