L’ammissione del ministro belga: “Sapevamo dov’era Salah ma non potevamo arrestarlo”

Terrorismo
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La polizia non intervenne in tempo per colpa di una legge locale che vieta le perquisizioni notturne

La polizia belga sapeva benissimo dove si nascondeva Salah Abdeslam ma non è riuscita ad arrestarlo perché il codice penale belga impedisce le perquisizioni notturne tra le 23 di sera e le 5 mattina.

E così il ricercato numero uno per gli attentati di Parigi è riuscito, con l’aiuto di alcuni complici, a scappare, probabilmente nascosto in un mobile (è l’ipotesi più accreditata per gli investigatori, secondo quanto riporta la tv pubblica belga Rtbf) durante un trasloco in corso proprio nel palazzo in cui si trovava a Molenbeek tra il 15 e il 16 novembre, sfuggendo alle forze dell’ordine che sono potute intervenire solo la mattina.

Notizie shock che arrivano a un mese di distanza dall’accaduto per ammissione dello stesso ministro della Giustizia belga Koen Geens, ospite di un programma della tv fiamminga Vtm.

La notizia arriva a poche ore di distanza da un’altra scoperta inquietante della stampa francese sui fatti di Parigi. Secondo il settimanale Canard Enchainé, infatti, la minaccia di un attentato al teatro Bataclan della capitale francese era nota agli inquirenti già dal 2010 e sul caso era stato aperto un fascicolo di inchesta su un progetto di attentato suicida, archiviato nel 2012.

Citando una fonte vicina agli inquirenti francesi, inoltre, la Cnn ha riferito che la cintura esplosiva ritrovata nella banlieue parigina di Montrouge lo scorso 23 novembre apparterrebbe proprio a Salah Abdeslam, informazione recuperata attraverso l’analisi del Dna effettuata su alcune tracce di sudore ritrovate sulla cinta.

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