Sala: “Se vince Parisi il sindaco lo fa Salvini”

Amministrative
Il commissario Expo Giuseppe Sala a Milano in occasione dell'incontro "Expo Milano 2015: le ragioni del successo", 16 dicembre 2015. 
ANSA / MATTEO BAZZI

I candidati si presentano, Mr.Expo affonda: “Non siamo uguali anche se entrambi manager. Io scelto da migliaia di persone, lui ad Arcore”

Altro che uguali, perché entrambi manager o ex direttori generali del Comune. Nel giorno della doppia presentazione a Milano delle campagne elettorali di centrosinistra e centrodestra in due teatri cittadini, Giuseppe Sala mette l’accento sulle differenze dagli altri candidati sindaco. A cominciare da quella fondamentale: «Io sono stato scelto con le primarie da decine di migliaia di persone, Corrado Passera si è scelto da Solo, Parisi è stato scelto ad Arcore. Ma ha tutta la mia solidarietà: ho saputo che Matteo Salvini sarà capolista della Lega a Milano, significa – affonda – che se vince il vero sindaco sarà Salvini. E lui si ridurrà a portavoce garbato di un’idea folle di politica, che da verde sta diventando nera. Ma noi non lo permetteremo». «È una sciocchezza», si limita a ribattere l’alfiere del centrodestra poche ore dopo. «Mi sopravvalutano, hanno paura», chiosa invece il leader leghista, quasi a sminuirsi: ma l’attenzione, anche al teatro Dal Verme, è tutta per lui.

«Siamo diversi – insiste dunque Mr. Expo davanti ai mille che riempiono il Franco Parenti – anzitutto perché io ho scelto voi come compagni di viaggio». Ovvero un centrosinistra che saprà essere unito. La sera prima in effetti è arrivata la conferma che Sel, Verdi e i Comitati civici resteranno della partita, anche senza la vicesindaco Francesca Balzani capolista, e accanto a Sala prima che salga sul palco c’è Giuliano Pisapia, a garanzia della continuità con l’esperienza arancione. Certo, Sel vorrebbe «una smentita» sulla possibile presenza nella lista di Sala di «esponenti della Compagnia delle Opere», il braccio di Cl. «Nessuno ha ancora ancora parlato di liste, – ribatte a distanza l’ex presidente della Cdo Massimo Ferlini, ieri tra il pubblico dei sostenitori di Sala, lo stesso candidato frena, «con Ferlini per ora ci siamo confrontati, ma per ora solo questo». Quel che è certo, detta dal palco, è che «il nostro schieramento raccoglierà tutte le anime del centrosinistra. Avremo una lista del Pd con nomi dell’attuale amministrazione. Ci sarà poi la mia lista che coinvolgerà il terzo settore, l’imprenditoria, l’Idv. Chi vuole esserci c’è, ma per fare la sua parte in città e non per guardare alle discussioni di Roma. È vero – scherza allora Sala – noi di sinistra abbiamo i nostri difetti, le nostre liturgie ma ora avremo una coalizione coesa, rappresentativa e di continuità con la giunta Pisapia. Mentre quelli di là per dirla in milanese mi sembrano “de mal tra insema”», un insieme male assortito». E ancora, «loro guardano al passato, ed è malinconico, noi al futuro con ottimismo. Non evochiamo paure come Passera perché chi governa deve saperle gestire, non scaricarle sui cittadini. Quello che mi fa davvero paura – spiega il manager Sala – è che il 20% dei giovani milanesi non abbia un lavoro. Di questo dovremmo preoccuparci».

Le proposte e le tappe
E allora, «cosa farà per i giovani?», gli chiede l’editrice Inge Feltrinelli sul palco in apertura (e prima ancora ci sono il compositore Paolo Jannacci, una ragazza di 17 anni, la nuova cittadina Lorena Hernandez). Sala risponde che «l’ossessione sarà il lavoro, vorrei che non fossero costretti ad andare altrove». Come primo valore cita «la legalità, che dobbiamo portare anche nelle aule delle scuole. In questa città le lady Dentiera (protagonista delle inchieste sulla sanità lombarda ndr) non troveranno mai spazio», Il manager si smarca poi da Parisi anche sul delicato fronte della sicurezza: che, spiega, «è fatta di persone» e che nelle periferie si garantisce pensando prima di tutto al loro «rammendo» per dirla con Renzo Piano, e dunque «portando lì sport e cultura: mi piacerebbe che ogni milanese andasse alla Scala almeno una volta». Sala poi prende già alcuni impegni: una scuola media al quartiere Adriano, dove manca da decenni, far rinascere piazza S.Agostino e lo storico istituto Marchiondi, ora in stato di abbandono nel cuore di Baggio. Altri progetti arriveranno a una campagna «porta a porta», con lo slogan «ogni giorn, ogni ora» (diventato trend topic su twitter). La città verrà “suddivisa” in 41 quartieri che i volontari gireranno («il Pd – nota Sala -a Milano ha una quantità e una qualità di giovani straordinaria») per raccogliere proposte concrete di miglioramento. «Vorrei che ogni cittadino nei prossimi anni – spiega il candidato – vedesse cambiare almeno un paio di cose sotto casa». Il 2 aprile ci sarà una giornata di studio di temi trasversali in gruppi tematici, il 14 maggio si presenterà il frutto di questo lavoro partecipato.

Il centrodestra
Le parole d’ordine di Parisi son presto dette: con lo slogan «corro per Milano» promette «più lavoro e più sicurezza, meno burocazia e meno tasse, una macchina comunale rapida, semplice, efficace». Non gli si chiede per ora di più, in fondo «il vero miracolo che ha fatto è stato di unirci», spiega l’ex sindaco Gabriele Albertini introducendolo sul palco e contribuendo forse e comunicare una sensazione di nostalgia. Unità raggiunta solo in parte, vedi Berlusconi che ha disertato il faccia a faccia con Salvini volando in Sicilia, ma appunto Parisi assicura, «ricostruiremo l’identità del centrodestra, Milano lo può fare. Un’identità che c’è, è forte ma si è un po’ persa». Il messaggio insomma è che ce la si può fare: i sondaggi lo accreditano al 34%, Sala sarebbe al 38%.

Vedi anche

Altri articoli