Sala guarda a sinistra: “Siamo favoriti, non consegniamo la città a Salvini”

Amministrative

Il candidato del centrosinistra analizza il voto del primo turno: “Siamo avanti e abbiamo maggiori possibilità di intercettare il voto degli esclusi”

“Siamo 1-0 per noi e ora la palla torna al centro. Ripartiamo da un 42% che è uno dei migliori risultati del Pd a livello nazionale e sono molto fiducioso in vista del ballottaggio”. Il giorno dopo il primo turno delle elezioni amministrative che hanno fotografato un sostanziale testa a testa tra centrosinistra e centrodestra, Beppe Sala prende parola nella gremita sala stampa del suo comitato elettorale in via Plinio e analizza il voto dei milanesi. “La mia lista – osserva – ha preso più del doppio della lista di Parisi, uno sprone per continuare a fare meglio e presentarci alla città in questi ultimi 13 giorni di campagna elettorale”.

Un evento già mercoledì, in un luogo ancora da definire, sarà il punto di partenza per ricominciare da dove ci si era fermati venerdì. Un’occasione per mobilitare i volontari e i militanti, senza svolte o cambi di programma, perché, sottolinea Sala, “non solo siamo in partita ma siamo in vantaggio”. L’ex ad di Expo insiste molto sulla visione di città che lo differenzia dal candidato della destra: “La Milano di oggi è molto più bella e più apprezzata della Milano di sei anni fa, questo è incontestabile. Noi guardiamo alla Milano di oggi e pensiamo alla Milano del futuro, che crede nella voglia di dare un’opportunità a tutti, che non guarda indietro e non solletica la paura. E’ impensabile pensare di tornare agli anni del berlusconismo o di consegnare la città a Salvini che per fortuna qui non ha ottenuto un gran risultato”.

E allora, l’obiettivo è quello di ripartire dalle idee, dal programma per la Milano del futuro. “Agli sterili dibattiti su chi ha vinto o chi ha perso, rispondiamo con la nostra visione di città. Agli slogan rispondiamo con le cose concrete. La nostra giunta avrà tre priorità fondamentali, legate ai prossimi cinque anni ma anche a un progetto di Milano del 2030: lavoro, città sostenibile, periferie. Quest’ultimo tema, in particolare, non è più rinviabile. Sarò un sindaco che vivrà immerso nelle realtà più difficili e problematiche della città, non rimarrò inchiodato a Palazzo Marino”.

Una linea programmatica, si dice certo Sala, che si rivelerà vincente e farà convergere sul suo nome il voto della maggior parte degli esclusi dal ballottaggio, a cominciare dagli elettori del Movimento 5 Stelle. “Sono sicuro che i vertici pentastellati non daranno indicazioni di voto e sono altrettanto convinto che la maggior parte di chi ha votato per loro si riconosce più nelle nostre idee che in quelle di Parisi, Salvini e Berlusconi”. Stesso discorso vale per la sinistra-sinistra di Basilio Rizzo e i radicali di Marco Cappato (“li incontrerò nei prossimi giorni”, rivela Sala) e per i tanti elettori di sinistra che non si sono recati alle urne al primo turno: “Quando parlo di lavoro, di città sostenibile, di periferie, sono tre questioni di sinistra o no? Io non mi limito di sventolare la paura dell’immigrato. Andiamo avanti con i nostri temi che sono temi propri del centrosinistra”.

Si riparte dal 42%, dunque. Con la consapevolezza che la sfida sarà dura, che gli ultimi giorni di campagna saranno decisivi e che le condizioni per fare bene ci sono tutte. “Ora ripartiamo tutti insieme, ricominciamo a spiegare la nostra idea di città, a parlare con le persone, a far sentire il nostro cuore“.

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