Sala e Majorino, buona la prima

Milano
I candidati alle primari del Pd a Milano Giuseppe Sala (sinistra) e Pierfranceco Majorino al cinema Anteo durante il primo confronto ufficiale delle primarie del centrosinistra di Milano, tra Pierfrancesco Majorino e Giuseppe Sala. ANSA/ MATTEO BAZZI

Folla al primo faccia a faccia tra l’ex Ad di Expo e l’assessore Pd in vista delle primarie di Milano. Il manager: “Non allargherò la coalizione a chi sta all’opposizione di Pisapia. In giunta vorrei De Bortoli”

Fair play e schermaglie, i primi nomi degli assessori che vorrebbero (la primario della clinica Mangiagalli Alessandra Kustermann per Pierfrancesco Majorino, Ferruccio De Bortoli per Giuseppe Sala), il nodo alleanze e quello sicurezza. Il primo match tra due dei candidati alle primarie di centrosinistra per la scelta del candidato sindaco di Milano – l’assessore al Welfare della giunta Pisapia e l’ex Ad di Expo – tocca tutti i punti più sentiti del dibattito politico all’ombra della Madonnina. E segna intanto un primo successo di partecipazione: sala straripante al cinema Anteo (400 i posti a sedere), centinaia le persone che rimangono fuori già mezz’ora prima. Dentro, tanti gli applausi che sottolineano i passaggi più sentiti. Come quando Sala assicura, «non allargherò mai a chi oggi è all’opposizione di Pisapia», assicura aggiungendo anche «mi sembrerebbe strano vedere Ncd in giunta con me in Comune e in Regione con Maroni. Voglio invece una giunta aperta al civismo». O come quando Majorino promette, «con Formigoni e i suoi amici non voglio avere mai niente a che fare, sono il peggio», e l’allusione è all’espansione di Cl, una presenza ingombrante in Lombardia su cui interrogato Sala ribatte: «Con Cl non ho mai avuto vicinanza, andate a guardare come mi sono comportato quando ero in Expo, per me contano i fatti più che i dibattiti». Sono diversi i passaggi in cui il manager di Expo torna sulla sua appartenenza netta alla quadra del centrosinistra, altrettanti quelli in cui l’assessore al Welfare della giunta Pisapia sottolinea la sua «intransigenza su idee e valori». Majorino nei giorni scorsi aveva paventato un cambiamento nel perimetro della coalizione da parte del manager. Poche ore prima, la segretaria milanese di Sel Anita Pirovano aveva chiesto parole chiare a Sala su possibili alleanze con Ncd ma anche con Scelta Civica, quello del Pd Pietro Bussolati aveva cercato di stemperare i toni fissando però dei paletti: «La coalizione è quella di centrosinistra, che dall’inizio ha lavorato per le primarie», quanto a Scelta Civica «è al governo sia col Pd sia in alcuni casi come in Piemonte anche con Sel. Smettiamola con le polemiche».

La replica del candidato Sala arriva dunque a stretto giro di posta (mentre parla, Sc annuncia comunque che lo sosterrà), con un monito che è una scelta di campo: «Se ci facciamo male stavolta, il centrodestra ce lo becchiamo per altri vent’anni». L’ad di Expo poi allontana l’immagine di uomo solo al comando («idea lontanissima da me») o poco attento agli ultimi: «Voglio lavorare per una città omogenea, non guardo a chi è già arrivato ed è conservatore». C’è anche la rivendicazione di un ruolo «forte» per Milano con lui sindaco, anche nei rapporti con il governo: «Un’autonomia è assolutamente necessaria, la città deve sedersi ai tavoli con la durezza necessaria, la prossima giunta deve essere più capace di portare a casa più risultati». Detto questo, precisa, «non butto via la stima che il premier Renzi ha per me». Anche Majorino insiste sulla «grande autonomia» da Roma, ma soprattutto rivendica «con orgoglio i risultati di questi cinque anni sotto la guida di Giuliano Pisapia, il sindaco migliore d’Italia: dobbiamo rilanciarlo ed essere però ancora più radicali su alcuni punti, vedi il recupero di 9500 alloggi sfitti e la rivoluzione verde».

Le proposte
Sala da parte sua ricorda l’appoggio che sette assessori della giunta Pisapia gli hanno assicurato, «questo mi permetterà di agire in fretta dopo le elezioni», come obiettivi fissa «ricucire la ferita della mancata delibera sulla riqualificazione degli scali ferroviari, uno spazio simbolo da rigenerare in ognuna delle nove zone della città, poche ‘balle’ sulle periferie per cui servono fondi che sono in grado di trovare». Majorino propone invece «il reddito minimo comunale, 100 spazi pubblici per imprese dei giovani, riportare qui i 1250 agenti in più che ci ha dato per Expo: teniamo insieme riscatto sociale e attenzione alla sicurezza e vinceremo contro la destra». E in sala c’è giù chi ipotizza un ticket Sala-Majorino. Un punto su cui a margine dell’incontro l’assessore si imita a una battuta («non so se Sala vuole fare il mio vice»), ma che prende corpo nei commenti alla fine dei confronto: nonostante appunto qualche frecciata (Majorino ricorda il passato di city manager della Moratti di Sala mentre lui era alla guida dell’opposizione, ma la sala non apprezza) si toccano diverse corde comuni, vedi la «necessaria» riforma della macchina comunale, l’attenzione alla cultura e ai più deboli.

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