Sala accelera in vista del traguardo, arriva anche Celentano

Milano
Il commissario Expo Giuseppe Sala a Milano in occasione dell'incontro "Expo Milano 2015: le ragioni del successo", 16 dicembre 2015. 
ANSA / MATTEO BAZZI

Parisi non ha mandato giù il Mein Kamp in edicola con il Giornale di Sallusti

L’impressione è che in questi ultimi giorni Beppe Sala abbia alzato i giri del suo motore mentre per converso il suo competitor appare un po’ più sotto tono, almeno a confronto con la baldanza esibita la sera del primo turno.

Sono impressioni “televisive”, certo – che però contano. E poi ci sono le valutazioni dei fatti politici, ancora più importanti. Ci sono le notizie sull’allargamento del consenso intorno a Sala. Ci sono i sì di Gherardo Colombo, di Linus, di Umberto Ambrosoli, soprattutto quello di Emma Bonino a dare l’idea di un possibile governo di Milano all’altezza di Milano, una metropoli in cui con Sala avrebbero nuovo spazio temi come la legalità, la cultura e lo svago, i diritti, il respiro internazionale.

Né va sottovalutato l’apparentamento dei radicali di Marco Cappato, che hanno seguito per l’appunto la via istituzionalmente più trasparente, quella dell’apparentamento e non dell’accordo sottobanco.

Così come ha un senso – a smentire uno sbilanciamento in senso “laico” – l’appoggio a Sala di un pezzo importante di Cl (un altro pezzo è con Parisi). L’ex presidente della Compagnia delle Opere Massimo Ferlini ha spiegato alla Stampa: “Siamo incompatibili con i populisti e antieuropei”. Si tratta di quella parte di Cl ostile al leghismo milanese che è magna pars dell’elettorato di Stefano Parisi. Ferlini ha spiegato che “vogliamo ridisegnare un perimetro dove si possa discutere di welfare, sussidiarietà e solidarietà, tutti temi nostri”.

Oggi infine è arrivato anche l’endorsement di Adriano Celentano che sul Fatto ha scritto: “A me non dispiace anche per come ha condotto con successo l’Expo: bisogna dire che anche lui gli si è spezzato l’acuto sul problema delle moschee. Ma a parte questo e le grandi bugie che dicono sul suo conto, Sala può essere davvero un buon sindaco”.

Dal canto suo Parisi soffre molto il protagonismo della destra leghista e non solo leghista. Lui preferirebbe davvero rappresentare una destra moderna, europea, laica: ma la zavorra del salvinismo e del becerume destrorso manda in frantumi il suo sogno.

In questo senso, Parisi non ha digerito la pessima iniziativa “editoriale” del Giornale di Sallusti che ha mandato in edicola il Mein kampf hitleriano. Anche sotto il profilo personale, il candidato della destra ne ha sofferto molto. E con lui, forse, anche un pezzo del suo elettorato.

Ecco perché a pochi giorni dal voto Beppe Sala appare più rinfrancato. Domenica sapremo se avrà avuto ragione.

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