Sabrina e Margherita, una storia “omosentimentale”

Cinema
Margherita Buy (s) e Sabrina Ferilli durante il photocall del film "Io e Lei", Roma, 25 settembre 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

La commedia d’amore ha momenti teneri e un bacio finale per nulla casto

Da dove partiamo? Io e lei, nuovo film di Maria Sole Tognazzi con Sabrina Ferilli e Margherita Buy, è talmente atteso da offrire molti spunti. Noi lo sappiamo, cari lettori, che molti di voi vogliono sapere del bacio fra Margherita e Sabrina, che nel film interpretano una coppia di donne che convivono, si amano, si lasciano e si ritrovano. E noi, che siamo un po’ perfidi, lasciamo il bacio per il finale! Del resto sta lì anche nel film, e dovrete avere un’ora e mezza di pazienza se andrete al cinema solo per quello.

Partiamo, invece, dal Pd. Sabrina, si sa, è una vecchia compagna: da ragazzina faceva la diffusione domenicale dell’Unità assieme al padre Giuliano, storico funzionario del Pci (e di tutto quel che il Pci è diventato) in quel di Fiano Romano, alle porte di Roma. E quindi sa di che parla, quando dice: «Pare che presto avremo finalmente una legge sui matrimoni fra persone dello stesso sesso: abbiamo un governo di sinistra e laico, se non è la volta buona… E se non lo sarà, noi cittadini dovremmo trarre le dovute conseguenze e fare le nostre scelte. Anche perché non è che si può delegare tutto ai politici: i cittadini devono partecipare, far valere i propri diritti». E parla ancora più chiaro, Sabrina, quando definisce Io e lei una commedia «omosentimentale»: «La sceneggiatura scritta da Maria Sole con Francesca Marciano e Ivan Cotroneo mi ha convinta subito, perché mi sembrava il modo giusto di declinare in un contesto italiano la storia d’amore fra due donne. Abbiamo visto tutti film simili ambientati altrove: La vita di Adele ha vinto Cannes nello stesso anno in cui noi eravamo in concorso con La grande bellezza, ed era un film più erotico e viscerale; gli americani, dal canto loro, tendono a raccontare l’omosessualità in modo drammatico, pensate a Philadelphia. Ma Francia e Usa, su questi temi, sono più avanti di noi. L’Italia è un paese bigotto, che dorme, che lascia per strada tutti: ben vengano film come questo. Io lo chiamo una commedia omosentimentale perché ho il sospetto che il riferimento al sesso, nella parola “omosessuale”, spaventi ancora. C’è molta ignoranza, e l’ignoranza provoca paura. Io e lei non mette paura: è un film in punta di piedi, che può accomunare anziché dividere».

Ha ragione, Sabrina, sul film? Sostanzialmente sì. È una storia d’amore con momenti teneri e passaggi dolorosi, nella quale l’omosessualità resta quasi sullo sfondo, anche se francamente non è vero – come ha auspicato Francesca Cima, uno dei produttori per la Indigo – che vedendo il film «ci si dimentica che si parla di due donne». Non lo si dimentica affatto, perché la presenza scenica di Buy e Ferilli è forte e ininterrotta: ma tutto avviene in una «normalità» alto-borghese (le due donne sono un architetto e un’ex attrice proprietaria di un ristorante, abitano in una casa da urlo) che effettivamente rassicura, il che per alcuni sarà un limite, per altri un pregio. Dal punto di vista della fruibilità è ovviamente un pregio (distribuisce Lucky Red, a partire da giovedì 1 ottobre). Io e lei non è «spinto» né provocatorio né di denuncia: è una commedia come sappiamo farle noi italiani, che rifugge tutti i cliché sull’omosessualità con la parziale eccezione del personaggio del colf, uomo e supergay, che lavora per le due donne ed è l’unica consapevole citazione del modello dal quale Maria Sole Tognazzi è partita: «L’idea nasce da un doppio desiderio: fare un altro film con Margherita dopo Viaggio sola, e fare un film con Sabrina con la quale avevo lavorato solo come aiutoregista, in film non miei, tanti anni fa. Poi una sera ho visto in tv un pezzo del Vizietto. Mi è sembrato un consiglio che veniva dall’alto…».

Detto e fatto: Tognazzi, Marciano e Cotroneo hanno scritto la sceneggiatura su misura per le due dive, e con l’amara consapevolezza che «sarebbe uscito in un paese condannato dalla corte europea dei diritti civili perché non riconosce i diritti di queste persone» (Cotroneo). Il risultato è un film in cui Sabrina è l’omosessuale convinta, ricca ma di estrazione popolare, mentre Margherita è una borghese divorziata, con un figlio grande, alla prima esperienza con un’altra donna. Il copione affida a Sabrina quasi tutte le risate, ma anche Margherita strappa le sue e in conferenza stampa le due si passano la palla con sapienza.

Strane dinamiche
Buy: «Avevo molta voglia di lavorare con Sabrina perché abbiamo lo stesso modo di vedere la vita, siamo due persone serie… La differenza è che lei è intelligente, è attenta all’attualità, si cala nelle cose mentre io sono più svagata». Ferilli: «Margherita è la più brava attrice italiana. Ci siamo trovate perché siamo entrambe psicotiche, ma su cose diverse. Un esempio? Le medicine! Io ho sempre con me farmaci per qualunque evenienza, anche adesso mentre vi parlo, solo sull’infarto sono scoperta. Però ho una salute di ferro, sono un fenomeno! Mentre lei sta sempre male e non si porta appresso nemmeno un’aspirina, per cui io la rifornivo. O il cibo: lei mangia in modo depravato ma non ha mai con sé nemmeno una caramella, mentre io – che mangio poco – sono sempre piena di barrette, merendine… Insomma, mi è piaciuto prendermi cura di lei». Per la cronaca, anche nel film è Sabrina quella che cucina. Dinamiche di coppia che si ricompongono nel bacio finale, per nulla casto e benissimo recitato: chi temeva (o auspicava) una scena imbarazzante rimarrà deluso, chi ha amato una donna nella sua vita si emozionerà.

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