Rutelli torna in campo. Ma solo con le idee

Roma
Francesco Rutelli durante la convention 'La prossima Roma', Roma, 28 novembre 2015. ANSA/ETTORE FERRARI

Una festa per l’ex sindaco fra anti rutelliani. In sala Marchini ad ascoltare

Alla fine è uscito dalla sindrome morettiana del “si nota di più se vengo…” ed è sbarcato pure lui oggi alla kermesse di Francesco Rutelli. Alfio Marchini, il candidato sindaco (per ora) di tutti e di nessuno, arriva alle 15 e si siede in prima fila. Resterà oltre un’ora ma non parlerà, «sono qui per ascoltare». Qui si intende a due passi da piazza di Spagna, alla festa dell’ex sindaco dove s’erano invitati in cinquecento e alla fine passeranno in duemila. C’è Stefano Fassina, neocandidato di Sinistra italiana, in nome del «confronto con tutti quanti perché Roma è in una fase costituente».

E parla dal palco, intervistato, il prefetto Franco Gabrielli, che a domanda «è lei il candidato del partito della Nazione?», risponde secco: «No assolutamente no, son qui per l’invito di un amico di un amico di vecchia data», e poi offre il suo «modestissimo contributo alla città di Roma»: «Siccome vivo da 19 anni a Roma, ma non ho la residenza, non la voterò, Marchini». E via a parlare dei grandi temi: Giubileo, municipi, e «sì, Roma ce la farà».

Alla fine questi sono solo brevi momenti nella lunga giornata voluta dal padrone di casa, circondato un’entusiasta folla di amici ritrovati, che non si sbilancia neanche oggi: «Chiunque si presenti alle elezioni senza avere cento persone accanto competenti, oneste e capaci – scandisce Rutelli – non va da nessuna parte. Vale per qualunque candidato». E incalzato, a margine, ripete: «Non mi schiero, apprezzo personalmente Marchini e lo stimo ma non ho mai detto che lo appoggio». Di Roma «deve tornare a occuparsi il Partito democratico», e dovranno occuparsi tutti i partiti, indipendentemente dal candidato. Addirittura, spiegherà a fine giornata, se non ci sono i cento «non vado nenche a votare». Auspicando che di tutto il materiale emerso oggi che «spiazza la politica»  il centrosinistra «faccia uno strumento di ripartenza».

Così in un assolato ma freddo sabato romano, a cinquanta metri dalle vetrine a festa del Babuino, Rutelli si è ritrovato protagonista di un vero omaggio, una sorta di pellegrinaggio di amici, facce note, conoscenti. C’è il video introduttivo – manco a dirlo sulle note di Venditti – e ci sono i mille volti della Roma degli ultimi trent’anni. Lui se ne sta seduto a un tavolino a destra del palco, con gli organizzatori di Roma 2025. Riceve saluti e ringraziamenti, baci e abbracci, bigliettini. È un continuo di gente che vuol salutare “l’amico” Rutelli. Francesco sorseggia acqua (anche dalla bottiglia), ascolta tutti i relatori – sette minuti ciascuno, pena l’ammonimento del regista Andrea Purgatori –, ci sono Sassoli e Umberto Marroni, Silvio di Francia e Lorenza Bonaccorsi, Anna Donati. Parlano Pietro Barrera e Marco Causi, «renziani di tutte le aree». Si aggira in sala la moglie, Barbara Palombelli, piumino e occhiali scuri, c’è Ileana Argentin – «che Rutelli è pure bello» – e Massimo Wertmuller, che regala anche un magnifico Trilussa ai convitati, ci sono imprenditori, architetti, creativi e giovani di “Tor Bella”, esperti a parlare di decoro urbano e turismo, cultura e sviluppo, tecnologia.

Il leader parla alle 16.30 precise – sette minuti anche per lui–  ed è la «più bella assemblea a cui abbia partecipato anche quando era candidato». «Non era facile immaginarlo in un clima di “molti contro molti”», ringrazia e cita l’Adriano della Yourcenar. Sciorina tutto un calendario fino al 2021, al 2024, al 2025, ché la cosa più importante da fare oggi per la città è “aiutare a creare lavoro”, tema «cruciale per ogni metropoli del mondo». E lancia così la sua proposta della settimana civica con cui concluderà: «Ogni cittadino romano dedichi alla città che sembra perduta un giorno del suo anno di vita».
Tutte conferme insomma, di quanto già martellasse l’ex sindaco prima che “La prossima Roma” (il sito, www.laprossimaroma.it, va già bene) esistesse: qui emergono «professionisti che non conoscete ancora»,«cittadini che si rimboccano le maniche» e con il refrain rutelliano torna tutto il lessico della “società civile”. Qualcuno evoca le Centopiazze e la cura del ferro, qualcuno parla da “politico” e sale un brusio in sala, ma Rutelli resta ottimista: «Non la vedete la volontà di scrollarsi di dosso il clima di depressione?».

Questa che lui stesso ha chiamato, parafrasando Renzi, “la Francesca” pare un po’ la festa dell’ex sindaco e dei suoi, di tutti i rutelliani ritrovati. Oggi «nessuno parla del passato», garantisce lui, ma il passato oggi è tutto qui. Dice che si è parlato solo di futuro, di un futuro senza incarichi pubblici per lui come ripete dal giorno dopo in cui esplose Mafia capitale. Intanto ha già dato appuntamento al prossimo gennaio e ha chiesto ai romani di impegnarsi a primavera. Il punto di arrivo? «Chi lo sa?».

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