Russia e Turchia, il grande freddo. Mediatori al lavoro

Mondo
epa05042582 A handout picture provided by Turkish President Press office shows Turkish President Recep Tayyip Erdogan speaking during a meeting with village headmen, known as mukhtars, in Ankara, Turkey, 26 November 2015. Reports state Erdogan said Turkey has no reason to target Russia with which his country have strong relations. He also denied allegations that Turkey was buying oil from the Islamic State (IS) militants in Syria. A Russian warplane was shot down by Turkish fighter jets on 24 November as it returned from a mission in support of Syrian government forces, an incident which sparked a war of words between the two countries.  EPA/TURKISH PRESIDENT PRESS OFFICE / HANDOUT  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES

Dal turismo allo sport, aumentano le conseguenze dello scontro. Chi si fermerà prima?

È gelo nei rapporti diplomatici tra Russia e Turchia. Il clima tra le due capitali resta teso e nel mirino delle provocazioni, soprattutto russe, vengono messi a fuoco i rapporti commerciali, ossia energia, cibo e turismo. Ma non solo. Mosca mette sotto scacco Ankara sul piano militare, decidendo di tagliare tutti i legami militari con la Turchia, e addirittura sul piano culturale e sportivo. Raduni sportivi in Turchia, dal calcio al pattinaggio, sono stati già annullati e trasferiti in altre località. E ancora, le misure economiche restrittive potrebbero riguardare i progetti per il gasdotto Turkish Stream e la centrale nucleare di Akkuiu, entrambi a rischio annullamento. E poi, tra le minacce economiche, ci sarebbero anche restrizioni sulla cooperazione finanziaria e su investimenti. Per non parlare del turismo, che vale 1,5 miliardi di euro all’anno: la Russia sarebbe pronta a sospendere i voli da e per la Turchia, dopo aver raccomandato ai propri connazionali di non viaggiare in quel Paese o di rimpatriare.

Da parte sua, il presidente turco rimane sulle proprie convinzioni ribadendo di non dover chiedere scusa a nessuno.

Ciò nonostante, almeno per ora, i due leader abbaiano ma non mordono e il punto di non ritorno ancora non è stato raggiunto. Entrambi, per non perdere consenso interno continuano a mantenere il pugno duro nelle varie dichiarazioni, ma in effetti va registrato che non esistono ragioni di fondo per cui i due paesi possano arrivare a un conflitto, soprattutto se si considerano i già citati rapporti economici tra le due capitali, troppo intensi per essere messi in discussione.

Chi dovrà (e vorrà) fare allora il primo passo? Se è vero che il presidente turco, forte delle sue ragioni, ha dichiarato alla Cnn che la Turchia “non si scuserà mai” con la Russia, è altrettanto vero che a seguito delle minacce economiche da parte di Mosca, l’atteggiamento di Erdogan appare molto difensivo. In effetti, dire che avrebbe reagito diversamente “se avesse saputo che l’aereo fosse stato russo” sembra quasi una giustificazione e, di fatto, ha il suono delle ‘scuse’. Dal canto suo, Putin mette sul piatto una narrazione che ha tutta l’aria di una excusatio non petita, accusatio manifesta, tant’è che il leader del Cremlino, stando a quanto lamentato da Erdogan, continuerebbe a non rispondere alle telefonate di chiarimento da parte del presidente turco.

E così, se le dichiarazioni sul casus belli appaiono contrastanti, una soluzione, forse, potrebbe arrivare dall’esterno, da una moral suasion dell’Occidente o dallo stesso Iran che ha già invitato più volte i due governi alla calma, guardando con preoccupazione all’escalation di tensione. Di fatto, l’intera comunità internazionale ambisce a un allargamento della coalizione anti-Daesh e proverà a giocare qualsiasi carta per coinvolgere entrambi, gettando secchiate d’acqua sulle scintille dello scontro tra Mosca e Ankara.

Vedi anche

Altri articoli