Roma, Torino, Carbonia e nient’altro: la (non) vittoria del M5S

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Tra i 25 comuni capoluogo (7 comuni capoluogo di Regione e 18 capoluogo di provincia) solo in 3 il M5S andrà al ballottaggio

In queste amministrative la forza politica che più di altre è sotto la lente d’ingrandimento dell’opinione pubblica è sicuramente il Movimento Cinquestelle. Ma perché, più di altri, i pentastellati sono degli osservati “speciali”? E’ semplice. Innanzitutto con questa prova amministrativa i grillini tentano di fare il “colpaccio” in alcune grandi città. Insomma il partito di Grillo tenta di dare slancio alla sua affermazione a livello nazionale, anticipando il futuro scontro nazionale.

Sui 1.342 comuni in cui si è votato il M5S ha presentato le sue liste in 251 comuni tra i quali otto capoluoghi di Regione (Bologna, Bolzano, dove si è già votato, Cagliari, Milano, Napoli, Roma, Torino e Trieste) e dieci capoluoghi di provincia (Benevento, Brindisi, Carbonia, Cosenza, Crotone, Grosseto, Novara, Olbia, Pordenone, Savona). Nella partita di queste amministrative è bene ricordare anche la scelta del Movimento Cinquestelle di non presentarsi a Caserta, Latina, Ravenna, Rimini e Salerno, centri in cui i grillini hanno deciso di non giocare la propria partita per l’incapacità di risolvere problemi interni.

A conti fatti, considerando che si è votato in 25 comuni capoluogo (7 comuni capoluogo di Regione e in 18 capoluogo di provincia) solo in 3 il M5S andrà al ballottaggio. Roma, Torino e Carbonia. Mentre negli altri 23 la sfida al ballottaggio non registra la presenza di alcun esponente grillino.

Roma non c’è dubbio che sia considerata il terreno di scontro più importante, quello dove mettere in campo la testa di ariete per conquistare il consenso degli elettori. Ed è infatti qui che si concentreranno i massimo sforzi della cabina di regia della Casaleggio Associati in vista del ballottaggio dove la candidata del M5S Virginia Raggi ora affronterà il Pd con Roberto Giachetti. Tant’è che già nella notte Beppe Grillo ha lanciato l’hashtag  “#Cambiamotutto”, definendo “storico” il risultato della candidata di punta del movimento. A Roma va notata la posizione di Matteo Salvini che ha parlato di “suicidio di Forza Italia”, riferendosi all’exploit di Giorgia Meloni e al flop di Alfio Marchini, sostenuto da Forza Italia. Aggiungendo che a Roma, e dovunque sia un un ballottaggio con il Pd, “voterà tutto tranne il Pd” e lanciando un evidente assist a Virginia Raggi.

Milano, invece, rappresenta l’altro estremo: una partita già persa per i grillini che hanno portato avanti una campagna elettorale di facciata costellata da gaffe, improvvisazioni e marce indietro. Potrebbero però non essere irrilevanti e decidere di far pesare la propria presenza nel ballottaggio tra il candidato del centrosinistra, Beppe Sala, e quello del centrodestra, Stefano Parisi.

A Torino si gioca l’altra grande è partita per i pentastellati dove Chiara Appendino sfiora il 31%. Ma il dato del capoluogo piemontese è meno sorprendente di quanto alcune proiezioni accreditavano nella notte: Piero Fassino, sindaco uscente, raccoglie il 41,9% dei voti, tiene la rivale grillina lontana più di 10 punti e esprime “fiducia” nell’esito del secondo voto. Chiara Appendino è l’altro profilo forte sui cui i pentastellati puntano. Con la candidata romana condivide anche l’attenzione del segretario del Carroccio Matteo Salvini che ha fatto dichiarazioni a favore di entrambe le grilline. Tant’è che il pensiero di un aiutino leghista ai candidati Cinquestelle di Roma e Torino, potrebbe essere ufficiosamente ripagato da un sostegno ai candidati del Carroccio a Novara e Bologna.

A Bologna, Massimo Bugani e il Movimento Cinquestelle vedono crescere le percentuali ma mancano il ballottaggio. Dato pesante se si pensa che il movimento nasce proprio lì. Il sindaco uscente del Pd, Virginio Merola si attesta al 39,72% e se la dovrà vedere in seconda battuta con Lucia Bergonzoni della Lega che ha raggiunto il 22,23%. Ed è qui che  potrebbe prendere corpo l’alleanza sognata da Salvini.

In generale le percentuali sopra il 30% di Roma e Torino, ma anche quella poco sotto il 20% a Bologna fanno il paio con le ombre dei risultati ottenuti a Milano, a Napoli, Cagliari e in molte altre città dove le percentuali oscillano poco sopra o poco sotto il 10%. Nei 24 comuni capoluogo (escluso il venticinquesimo, Villacidro in Sardegna, che ha meno di 15mila abitanti e ha visto la presentazione solo di liste civiche) il Movimento 5 stelle ha preso in media il 15,5% dei voti. In 6 comuni non si è presentato (uno su quattro). Su 18 comuni in cui si presenta, il M5s non arriva neanche al 10% in 4 comuni, quasi uno su quattro; non arriva al 20% in 11 comuni, due su tre; supera il 20% solo in 3 comuni, dei quali solo in uno (Roma) va sopra al 30%. Rispetto alle europee 2014, il M5s nei comuni capoluogo perde punti in 14 comuni su 18, calando in media dell’8%, con crolli che hanno avuto punte anche del 18% a Isernia, del 17% a Cagliari e Carbonia, del 16% a Napoli, del 15% a Olbia e Brindisi.

Ciò che emerge è un partito molto diverso da quello del 2013-2014, guidato da Beppe Grillo e da Gianroberto Casaleggio. Ora c’è una nuova fase con nuovi protagonisti che avanzano a singhiozzi, senza uniformità. Scontando, forse, anche la cronaca delle difficoltà che i grillini hanno avuto nelle città da loro amministrate: da Parma a Livorno, da Bagheria a Ragusa fino Quarto.

Se si escludono Roma e Torino, i candidati del Movimento Cinquestelle non hanno lasciato un segno e se si considera che la “rivoluzione gentile” evocata da Luigi Di Maio è ufficialmente iniziata nel 2008 con la partecipazione della lista “Amici di Beppe Grillo” alle amministrative di quell’anno  appare poco consistente la performance di ieri.

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