Roma-Taranto, i concertoni del Primo maggio alla prova del cambiamento

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I due concerti sono praticamente equivalenti dal punto di vista della qualità musicale ma hanno molte differenze a livello politico. Le interviste agli organizzatori, Carlo Gavaudan e Cataldo Ranieri

Musica, lavoro, folla e sudore: intere generazioni sono passate per piazza San Giovanni a Roma per il classico “concertone” del Primo maggio organizzato dai sindacati (anche per ovviare a una certa “stanchezza” del tradizionale comizio).

Nato nel 1990, il “Concerto del Primo Maggio” è sempre stato rappresentativo di una certa cultura di sinistra underground, quella impegnata e alternativa. Tantissimi i big che hanno solcato quell’immenso palco: da Vasco Rossi a Lou Reed, da Fabrizio De Andrè a Bon Jovi, ma anche Robert Plant, gli Oasis e gli Iron Maiden, solo per citarne alcuni. Nel tempo, con l’aumentare del successo e la popolarità, l’evento ha perso un po’ il suo significato originario, assumendo una connotazione più popolare e commerciale.

Secondo Carlo Gavaudan, di Ruvido Produzioni, la società milanese che organizza l’evento, “il Primo maggio rimane una grande festa di tutti, per celebrare i diritti che abbiamo acquisito nel tempo e riflettere su quelli che ancora ci mancano. Oggi, sempre di più, dobbiamo festeggiare questo giorno”.

In Italia l’attenzione per questa ricorrenza è sempre alta, lo dimostrano le tante manifestazioni previste anche per quest’anno. Una su tutte è quella di Taranto, un concerto che è diventato un vero caso mediatico e che gradualmente sta rubando la scena anche all’evento “istituzionale” di Roma.

Organizzato per la prima volta dal Comitato dei Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti nel 2012, questo grande concerto collettivo è cresciuto negli anni fino a coinvolgere tantissime persone e artisti che hanno aderito all’iniziativa, arrivando a ottenere un cast che nulla ha da invidiare a quello di Roma. Ma da Piazza San Giovanni assicurano: “Nessuna competizione con il Festival di Taranto, anzi siamo molto contenti che ci sia. La città sta attraversando un momento difficile e noi gli daremo sempre tutto il sostegno possibile. Le due manifestazioni sono in linea, a dimostrarlo anche il fatto che Luca Barbarossa – che condurrà la ventiseiesima edizione del concerto di Roma – ha presentato anche la manifestazione di Taranto”.

Nessun antagonismo, quindi, ma tante differenze, anche sostanziali. Secondo il presidente del Comitato dei Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, Cataldo Ranieri, le due manifestazioni non hanno praticamente niente in comune, se non la musica e la piazza ma, assicura: “Il nostro non è un contro concerto. Ma a chi ci accusa di essere poco più che una sagra di paese rispondiamo che in realtà siamo molto di più”.

A Taranto, si sa, tutto ruota intorno all’annosa questione Ilva, ai suoi lavoratori e alle famiglie: “Siamo stanchi delle passerelle dei ministri e dei sindacati, in tanti anni questa situazione non è cambiata e si è continuato a fare l’acciaio sulla pelle dei cittadini. Tutto l’anno organizziamo iniziative per informare la gente – spiega Ranieri, lui stesso lavoratore all’Ilva – il concertone è solo l’evento più conosciuto”.

Roma e Taranto: due mondi distanti tra loro, due differenti forme di finanziamento, due diversi approcci politici al mondo del lavoro. L’evento di Taranto è totalmente autofinanziato, una scelta faticosa ma consapevole: “I no triv potrebbero parlare a Roma?”, si chiedono dal Comitato. “Io credo di no, sul nostro palco invece può parlare chiunque, perché vogliamo dar voce alla gente comune e libera”. La memoria torna agli anni passati e alle provocazioni di tanti artisti sul palco di Roma, come le performance degli Elii tagliati dalla diretta Rai, stessa sorte riservata anni dopo a Piero Pelù e ai Litfiba. E’ storia vecchia ma per Ranieri è anche il vero successo del concerto che si svolge nel Parco Archeologico delle Mura Greche: “Noi siamo gli amplificatori di ciò che pensa la gente e vogliamo che la gente sappia e partecipi”.

Il concertone di Roma, oltre ai maggiori sindacati che organizzano l’evento, vede l’impegno concreto di grandi partner come Eni, Poste Italiane ma anche il patrocinio della Polizia di Stato, del Comune di Roma e della Regione Lazio. Secondo gli organizzatori, il ruolo dei sindacati non è, però, una presenza ingombrante e limitante ma semmai un punto di forza: “Un evento del genere non ci potrebbe essere se non fosse fortemente voluta e appoggiata da Cgil, Cisl e Uil”. Da Taranto l’idea di fondo è invece diametralmente opposta: “Non vogliamo sponsor e nessun finanziamento, non vogliamo che nessuno ci tappi la bocca. Il concertone non si compra e non si vende”.

Negli ultimi anni si è insinuato il dubbio che l’appuntamento di Roma fosse diventato un evento sbiadito o passato di moda, ma Gavaudan risponde sicuro: “Forse negli anni passati c’è stato un calo di presenza ma da quando lo organizziamo noi (due anni n.d.r) l’affluenza è tornata alta. Speriamo che il pubblico risponda in modo forte anche quest’anno e speriamo che i sindacati tornino ad avere un ruolo determinate per la difesa dei diritti di tutti” .

Se le differenze dal punto di vista politico ci sono, dal punto di vista musicale invece i due eventi possono essere considerati equivalenti. Mentre a Taranto suoneranno tra gli altri Afterhours, Levante, Litfiba, LNRipley, Ministri, Teatro degli Orrori, Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, Subsonica a Roma saliranno sul palco Skunk Anansie, Marlene Kuntz, Vinicio Capossela, Tiromancino e Salmo, Fabrizio Moro, Gianluca Grignani, Coez e Bugo insieme agli immancabili Modena City Ramblers e Bandabardò.

Una cosa però accomuna entrambe le manifestazioni: la preoccupazione per l’incognita maltempo. “Facciamo gli scongiuri ma – assicura Gavaudan – il concertone ci sarà in ogni caso”. Più preoccupati invece a Taranto: “Ci sovvenzioniamo quasi del tutto con la vendita di birra e gadget durante il concerto, se dovesse piovere e venisse meno gente, non avremmo i soldi per ripagare le spese, che sono davvero tante”.

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