Roma, la Traviata glamour di Valentino-Coppola è uno spettacolo

Cultura
Un momento de La traviata al  Teatro dell'Opera di Roma, 22 maggio 2016.
ANSA/Cortesy: Valentino ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING

Standing ovation al Teatro dell’Opera per la prima della Traviata firmata dalla regia di Sofia Coppola. Giachetti: “Un’opera di livello mondiale, Roma è una potenza creativa”

La scena è minima, quasi essenziale, a parte il tocco brillante dell’oro degli stucchi e il brillare dei cristalli dei lampadari ma quando dalla grande scala bianca che sembra di pizzo scende Violetta, il Teatro dell’Opera di Roma si riempie dell’incanto delle fiabe e anche Giuseppe Verdi sarebbe rimasto a bocca aperta. La Traviata è la tragedia dell’amore è vero ma oggi amore ed arte non sono mai state così vicine, ed hanno preso corpo – incredibile a dirsi – in un abito che sublima lusso e anima femminile, come fossero un’unica indissolubile cosa.

Nessuna donna, nessuna principessa, ha mai sognato tanto e la platea di stelle del cinema che è scesa direttamente da Cannes per l’occasione, non può che applaudire quell’incanto di nero con ampio scollo e lunghissima coda verde petrolio che anima il ballo del primo atto. Valentino Garavani ha creato gli abiti di questa Violetta che è l’incarnazione di un tragico sogno, così radicato nell’essere donna, schiava e ribelle. Lo ha capito magistralmente la regista Sofia Coppola alla sua prima prova con la lirica a cui dona un tocco molto newyorkese di eleganza essenziale, certo apprezzato da papà Francis Ford che non poteva mancare in platea.

Portando gli interpreti, la bella e brava Francesca Dotto, che si alternerà con Maria Grazia Schiavo nei panni di Violetta, con al fianco Antonio Poli (sarà poi Arturo Chacon-Cruz) interprete di Alfredo ad una recitazione cinematografica che trova in suo punto più alto nella scena dell’amore e delle scelte dolorose – qui Violetta in un castigato bianco virginale dove torna il motivo della mantellina ottocentesca – ambientata in una sorta di grande serra molto industrial, con metallo e piante di gardenia come giganteschi bonsai in vasi d’ispirazione orientale.

Le scene, altrettanto cinematografiche, sono del resto firmate da Nathan Crowley, già scenografo di Batman Begins e del Cavaliere oscuro di cui riecheggia l’oscurità premonitrice degli ultimi due atti. Non da meno sono stati Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioli, direttori creativi della Maison Valentino, nel creare i costumi di Flora e del coro: quel bianco che fa pensare al teatro classico con sfumature pastello – dal glicine al verde – della prima scena, fino alle trasparenze nere e sensuali del secondo ballo al terzo atto, con il tocco spagnoleggiante da Carmen. Questa volta poi Violetta compare in un bellissimo abito del più classico rosso Valentino, un abito uscito dall’illustrazione romantica di un libro dell’Ottocento, con la grande gonna ripresa dietro.

Ma l’applauso e la standing ovation finale sono per il lavoro di tutti, bravi l’orchestra e il coro del Teatro dell’Opera, bravi i pur giovani interpreti, e il maestro cremonese Jader Bignamini, direttore associato dell’Orchestra Verdi di Milano, che si sono attenuti alla linea di un Verdi nel solco della tradizione.

Si alza in piedi un pubblico delle occasioni più glamour, che vede in platea da Keira Knightley a Kim Kardashian, solo per rimanere nella metà dell’alfabeto, nel palco reale i ministri Padoan, Boschi e Franceschini, il candidato sindaco di Roma Roberto Giachetti, tra le file star nostrane come Monica Bellucci, Stefania Sandrelli e Christian De Sica. 

boschi-giachetti-2

“La Traviata in programmazione al Teatro dell’Opera di Roma, con costumi di Valentino e regia di Sofia Coppola vale davvero la pena di essere vista. E’ un’opera di livello mondiale, all’altezza delle ambizioni della nostra città. A Roma le industrie culturali e creative valgono il 7.6% del valore aggiunto, sono 45 mila imprese, eccellenze internazionali con oltre 154 mila occupati. Dietro un’occasione cosi’ c’è il lavoro di tantissimi creativi: dagli orchestrali ai cantanti, ai costumisti agli addetti alle luci, al management”. Cosi’ su Fb il candidato a sindaco di Roma Roberto Giachetti. “Siamo una potenza creativa. Sarò il sindaco che punterà su questo, come fanno i primi cittadini delle grandi città del mondo che sanno che investire sulla cultura significa creare valore per le comunità. Con qualcosa in piu’. Il mio progetto prevede che, a rotazione, le istituzioni culturali alle quali il Comune partecipa, come appunto l’Opera, ‘adottino’ ogni anno un municipio. Per portare queste realtà, che fanno eccezionale la città, in tutta la città”.

(Fonte Ansa – Elisabetta Stefanelli)

Vedi anche

Altri articoli