Roma, la destra missing di Giorgia cuor di leone

Amministrative
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Per le amministrative a Roma, la destra è alla ricerca (senza risultati) di un candidato: Giorgia Meloni tentenna, Guido Bertolaso non convince

Mentre – as usual – a sinistra si discute e si polemizza (Stefano Fassina non farà passare giorno senza segnalare il suo ruolo antitutto, per non parlare della non elegantissima lettera di Ignazio Marino), pochi stanno notando che a Roma la destra è sparita. Missing. Servirebbe Federica Sciarelli più che un politologo.

Almeno, Roberto Giachetti è sceso in campo: bando alle incertezze. Viva la faccia. Marino no, è scappato: certo di perdere alle primarie, evita così l’obbligo di votare al ballottaggio per il candidato del centrosinistra, e così si consegna per sempre al passato, al netto di una possibile candidatura di disturbo. Altri, a sinistra, stanno riflettendo. Verrebbe voglia di dirgli: forza ragazzi, di che avete paura?

E’ la stessa domanda che viene da fare ai cuor di leone della destra. Non c’è più nessuno: ed è un fatto nuovo perché a Roma la destra è storicamente sempre stata forte e abbastanza piena di personaggi in cerca d’autore. D’altra parte ha vinto le comunali nel 2008, non cento anni fa: ma è appunto da allora, con la impresentabile amministrazione di Gianni Alemanno, che la destra romana è scivolata mese dopo mese negli inferi della marginalità politica. Parliamo proprio del cuore della destra della Capitale, cuore nero, o se suona più politically correct, di derivazione nera, cioè la filiera Msi-An-FdI con annessi e connessi, compreso lo storico estremismo neofascista che arriva alle bande “carminatiane”.

Roba che sembra spazzata via, sia per la sconfitta politica di Alemanno del 2013 con lo sfarinamento del suo sistema di potere sia per le varie inchieste (lo stesso Alemanno è imputato nel processo Mafia Capitale): “sembra spazzata” perché brandelli estremisti certamente esistono, coagulati attorno a CasaPound (chiedere a Salvini che li aveva annusati per una “discesa a Roma” infelice), schegge giovanili di vario tipo che gravitano in alcuni quartieri, spesso i più disagiati, pronti a bravate omofobe e xenofobe e forse anche ad avventure politiche.

E’ possibile che anche coltivando questo humus un personaggio che viene da quella famiglia come Giorgia Meloni voglia costruire la sua candidatura a sindaco. Al momento non si sa cosa voglia fare, tentata ma non troppo.

Essendo una donna intelligente e una politica già navigata, Giorgia Meloni sa bene di avere molti consensi personali. Di essere mediaticamente forte. Di incarnare perfettamente il lato rude e aggressivo del tipo romano – essendo l’altro, invece, pauroso e pigro. La Meloni ha voti, porta voti: pochi dubbi.

Il problema è che da sola ha paura di non farcela. Perché dietro di sè ha, come detto, delle macerie politiche: e non basta passare sul simbolo An l’inchiostro di Fratelli d’Italia per far dimenticare che lei è politicamente una sorellina di Alemanno. Dove guardare allora? Uhm.

Di una destra “liberale” a Roma non si è mai avuta notizia. Il berlusconismo non ha mai, nemmeno nei momenti d’oro, trovato nella Capitale il suo terreno più fertile. A Roma era il Cavaliere che doveva andare nei salotti neri, non il contrario. Quanto alla candidatura di Guido Bertolaso, affacciata da un Berlusconi un po’ fuori sincrono, ormai di lui si ricordano più le chiacchiere e le inchieste giudiziarie che le sue capacità manageriali che solo il diretto interessato continua a sbandierare.

Manca soprattutto, a Giorgia, il sì dell’unica “punta” buona che hanno, e che risponde al nome di Matteo Salvini. Non che la Lega a Roma abbia particolare appeal – i romani non dimenticano gli insulti dell’Umberto del tempo che fu – ma la benedizione dell’uomo forte con la felpa è giudicato un elemento decisivo per spingere l’arrugginita macchina della destra, seppure con al volante la vispa Fratellina d’Italia. E sarà pure un destino bizzarro e imprevisto che l’erede della destra almirantiana abbia bisogno di chi gridava “Roma ladrona” come del pane, se vuole provare a correre. Però è proprio così, e forse nemmeno basterà, alla giovane Giorgia che in cuor suo comprensibilmente preferisce le comparsate tv a suon di ruggiti romaneschi e vene ingrossate a una corsa perdente.

 

 

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