Roma, Giachetti candidato ma è scontro aperto Pd-Sel

Amministrative
Roberto Giachetti durante l'Assemblea nazionale del Parto Democratico, Roma 14 Dicembre 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Vendola grida alla “renzizzazione di Roma”, Orfini ribatte: alle primarie preferisci un nome scelto in una stanza?

Si possono misurare a colpi di tweet le distanze che si sono create nel centrosinistra romano, tra il Pd e Sel, dopo l’ufficializzazione della candidatura di Roberto Giachetti alle primarie per la corsa a sindaco di Roma. Nichi Vendola, durante l’assemblea nazionale di Sel ha lanciato una frecca al Pd in 140 caratteri: «A Roma la Sinistra mette in campo candidatura Fassina contro crisi morale in cui ci ha portato mafia capitale. Il Pd ci risponde con la spocchia fuori luogo di Renzi e Orfini che puntano con Giacchetti alla renzizazzione della città».

 

A stretto giro il presidente del Pd, nonché commissario del partito a Roma, Matteo Orfini, ha ribattuto su Twitter: «Dunque caro Nichi Vendola, tu puoi scegliere nel chiuso di una stanza un candidato mentre uno che si candida alle primarie divide?». Il riferimento è, appunto, all’ex deputato Pd ora in Sinistra Italiana. E così via per tutto il giorno in un ping pong di cinguettii (Furfaro accusa Orfini di aver deciso «di dimissionare dal notaio il sindaco eletto dai cittadini romani»). Fa capire quanto sarà difficile ricucire il tessuto di una coalizione che, tutto sommato, anche con divisioni sul piano nazionale, a Roma si è ritrovata insieme, al governo della capitale ma anche all’opposizione sotto Gianni Alemanno, dai tempi del primo mandato di Francesco Rutelli dal 1993 (e proprio Giachetti allora ne è stato capo di gabinetto).

 

Ma è proprio questo il punto, per i vendoliani. Ribaltare il modello di coalizione, spiega Paolo Cento, coordinatore di Sel a Roma, «se si vuole ricostruire un’alleanza nella capitale non può che essere in discontinuità con un modello di coalizione a trazione Pd. Possibile che l’unico centrosinistra che conosce il Pd sia quello in cui decide il Pd?». E ora della scesa in campo di Giachetti da sinistra irrita la vicinanza a Renzi, e l’endorsment fatto dal premier, piuttosto che apprezzare la semplicità molto social del video con vista sulla Roma dal Gianicolo (compreso il riferimento a Regina Coeli, il carcere dove il parlamentare Pd ha passato il tradizionale Capodanno da radicale) e le sue battaglie per i diritti.

Insomma, per Vendola l’ex radicale dei digiuni per la legge elettorale è troppo «renzizzato». E, accusano da Sel, non ha detto una parola sulla coalizione nel messaggio su YoTube, così come non è stata digerita l’intervista di Orfini a l’Unità. Ma anche chi dentro Sel, dalla traumatica uscita di Ignazio Marino, ha lavorato per una ricucitura e per arrivare a candidati unitari, in queste ore sta deponendo le armi. Tanto che facilmente potrebbe saltare l’appuntamento di sabato prossimo, 23 gennaio promosso dai presidenti dei municipi del centrosinistra con il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, nel quale confidava molto Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio e ala dialogante di Sel, proprio per ritrovare un terreno comune. Venerdì Zingaretti ha dichiarato di voler sostenere Giachetti come «candidato più credibile per vincere», obiettivo «guida» in una situazione oggettivamente difficile, un appoggio che ha scosso i vendoliani della Pisana, dove comunque ci sono buoni rapporti con il Pd e, soprattutto «con buoni risultati di governo della Regione», commenta Smeriglio.

Certo anche da parte dei vendoliani come Cento non si considerano impossibile una riconciliazione, anche perché misurarsi sui voti non è così facile. Un punto di mediazione per ora era visto sul “Lodo” Tocci: il senatore del Pd, ex vicesindaco con Rutelli, per sé ha chiarito che non si candiderà ma ha proposto al Pd di rinunciare al simbolo e di proporre una «lista unica del centrosinistra», partendo soprattutto dal progetto. Se il Pd accettasse questo Stefano Fassina potrebbe anche «ridiscutere tutto», ripensare alla sua candidatura (scrive anche lui su Twitter il deputato di Si).

Tocci critica le mosse del partito: «Si ripete il vecchio copione. Il Pd romano si ripresenta alle elezioni senza un programma credibile. Affida alle primarie il compito improprio di sciogliere i nodi politici. Seleziona i candidati nel recinto di partito, sempre più angusto». Una linea su cui Sel ci si ritrova, «sul terreno dei contenuti siamo pronti al confronto, e prima di tutto dobbiamo parlare della ristrutturazione del debito, sforando il patto di stabilità», spiega Cento. Come era prevedibile, i dem non sono disponibili a mettere nel cassetto il simbolo, come aveva suggerito anche Cuperlo: «Il Pd è orgoglioso del suo simbolo. Soprattutto a Roma dove dopo un anno di rigenerazione c’è un Pd diverso da quello che non si accorgeva di mafia capitale. Con quel simbolo ci presenteremo alle elezioni», chiarisce Orfini, che sottolinea: «Le primarie saranno il luogo delle scelte che, come sempre, spetteranno ai nostri elettori e non ai caminetti. Se qualcuno vuole misurare opzioni e proposte differenti si candidi alle primarie e si confronti con loro».

Così per ora ognuno si lancia nella propria campagna elettorale, sia Giachetti che Fassina, che oggi farà vari iniziative nei municipi con esponenti della sinistra dem, come Bray; e Roberti Morassut medita se candidarsi. A ridersela è Rutelli: «Sono candidati sindaci un po’ tutti, Walter Tocci… – che si è sfilato – Berlusconi candida il mio vice del Giubileo, Bertolaso…». E il suo pupillo Giachetti.

Vedi anche

Altri articoli