Roma, festa di popolo. Ma in piazza non c’è la minoranza dem

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Oggi la manifestazione con Matteo Renzi. Dal ragazzo della startup all’insegnante, sul palco le storie delle persone

Tutto pronto per la «grande festa popolare» a piazza del Popolo a Roma. O meglio, nella «piazza di popolo», secondo lo spirito che lo stesso Matteo Renzi ha voluto ispirare alla manifestazione per il Sì.

Non un evento di partito ma un ritrovarsi per la comunità del Pd, e non solo. Non personaggi famosi sul palco ma persone, storie raccontate dai protagonisti.

L’aspettativa della partecipazione è cresciuta in questi giorni, fino ad arrivare a 50mila persone. «Ci sarà tantissima gente», assicura Cristiano Bucchi che condurrà il «pomeriggio di festa e musica». Dalle 14 alle 18, ma già dalla mattina sui maxi schermi scorreranno video, selfie e racconti del viaggio dalle persone, i militanti in movimento verso la piazza romana da tutta Italia.

Il mega palco trasparente è allestito, ieri la piazza era già ritmata dalle prove dei musicisti, quelle sonorità della tradizione popolare, più o meno rivisitate dai gruppi, che vogliono essere il filo sonoro sul quale stendere le testimonianze. Le band hanno praticamente solo rimborsi, per le 50 persone che salgono sul palco, spiega Massimo Gramigni, manager che tira le fila dell’evento, «si saranno spesi 20mila euro».

L’unico politico sul palco è Matteo Renzi, che parla attorno alle 17. A raccontare le loro esperienze, scandite sui temi delle attività del governo, questa è l’idea renziana, tante voci. La sindaca Giusi Nicolini racconterà l’odissea di Lampedusa, che «ora non si sente più sola», mentre il medico Pietro Bartolo sarà collegato in video. Sul palco anche Beppe Sala, sindaco di Milano, esempio di un centrosinistra allargato che riesce a governare e a convivere. Per il resto i sindaci non saranno presenti come istituzioni, semmai i primi cittadini del Pd arriveranno singolarmente da tutta Italia.

Storie di lavoro, non lavoro e di vita, musica dalle terre, immagini come un puzzle di facce normali, non big ma solo militanti o chi ci crede. Sul palco tra i suoni della Nuova compagnia di canto popolare, di Lucilla Galeazzi, dei cantori di Amatrice e degli altri gruppi, si alterneranno i racconti, da quello di Francesco Bocciardo, oro paralimpico di nuoto, a chi ha esperienze in vari campi, intervistati dal conduttore.

Nelle frontiere dell’innovazione, come Alessio Romeo, giovane umbro che ha messo in piedi una startup, piattaforma telematica di ricerca e offerta lavoro che è riuscito a fare assunzioni a tempo indeterminato con il Jobs act. Gennaro Caccavale ha 19 anni ed è immerso nel progetto di Apple in Campania. Fabrizio Ferrante partirà dalla sua esperienza per spiegare l’importanza della legge sul Dopo di Noi. E ancora un’insegnante, un operaio di un’azienda in crisi, Sara Goretti impreditrice enologa, un pensionato. Carla Cantone, segretaria generale della Ferpa, i pensionati europei, sarà in piazza fra la gente, non sul palco.

Un momento sarà dedicato al caporalato e alla legge appena approvata, così come avranno un spazio a sé le testimonianze dai luoghi colpiti dal terremonto, due mesi fa e due giorni fa, in collegamento il sindaco di Ussita Marco Rinaldi e Michele Franchi, vicesinsaco di Arquata.

La volontà politica e culturale che ha ispirato la giornata, oltre alla campagna elettorale per il Sì, era quella di far ritrovare in piazza il popolo del Pd, militanti, circoli, simpatizzanti, generazioni diverse, sul Pincio i Giovani democratici. Un clima che però, a livello di dirigenti di partito, non si rasserena.

La minoranza dem non sarà in piazza. Pier Luigi Bersani e Roberto Speranza hanno già escluso la loro presenza, così come quella degli altri bersaniani che lo dicono chiaramente: «Non andiamo in piazza per il Sì». Non ci sarà Gianni Cuperlo, convinto che la piazza sia «divisiva», e potrebbe cambiare idea (tre giorni fa sembrava più aperto, come lo è nella commissione sull’Italicum) solo se Renzi gli mandasse «un segnale» entro oggi.

Nel Pd, quindi, resta la spaccatura, un segno che però forse, potrebbe scomparire tra la folla della piazza. L’aspettativa sui numeri è data anche dalle prenotazioni per gli otto treni speciali, i quattro voli dalle isole, gli oltre 350 pullman organizzati dalle federazioni sul territorio. Per dire la voglia di partecipare: se l’aereo da Catania all’andata ha 168 posti, al ritorno cambia mezzo e ne ha solo 148, gli altri venti tornano eroicamente in pullman, racconta Massimo Gramigni, manager che ha le redini dell’evento. E scherzando, lui fiorentinissimo, dice: «Non so dove nascondere quattromila toscani che vogliono fare una sorpresa al nostro presidente del Consiglio…»

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