Roma e Berlino, ora è guerra sui titoli di Stato

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epa04303835 German Minister of Finance Wolfgang Schaeuble (L) discusses a point with Italian Finance Minister Pier Carlo Padoan (R) prior to a meeting of the Eurogroup, at the EU Council headquarters in Brussels, Belgium, 07 July 2014. The Eurozone finance ministers were discussing the Greek reform progress and banking union.  EPA/JULIEN WARNAND

Se per la Germania i titoli di Stato sono un potenziale pericolo, secondo l’Italia il debito pubblico è fonte di stabilità per i bilanci delle banche

Dopo lo scontro tra Germania e Italia sugli eurobond per progetti di sviluppo in Africa (i cosiddetti migration bond), c’è un altro argomento che in queste ore sta vedendo contrapposti i primi due paesi manifatturieri d’Europa. Il nodo controverso, che verrà affrontato oggi e domani ad Amsterdam dove si riuniscono i ministri economici europei, riguarda lo stato di avanzamento dell’Unione Bancaria, l’istituto che dovrebbe mettere in sicurezza il settore bancario dell’eurozona. In particolare, per procedere con il sistema di garanzia comune sui depositi bancari, la Germania vorrebbe porre un tetto ai titoli di Stato che ogni banca può possedere.

L’idea di Berlino, appoggiata dalla presidenza olandese dell’Ecofin, è quella di ridurre i rischi bancari rompendo il legame tra i bilanci degli istituti finanziari e i bilanci degli Stati, ovvero tra banche e titoli di Stato. Ma gli effetti di una decisione del genere potrebbero danneggiare (non poco) alcuni Paesi, come ad esempio l’Italia, il cui debito sovrano è in gran parte detenuto proprio dalle banche.

debito

 

Per comprendere la dimensione della misura ipotizzata da Berlino, basterebbe sottolineare come i nostri istituti possiedano circa 390 miliardi di euro in titoli di Stato italiani, più o meno il 18 per cento dei 2.200 miliardi di euro di cui è costituito l’intero debito pubblico. Cosa succederebbe, allora, se le banche italiane fossero costrette a disfarsi del debito pubblico?

 

 

La posizione italiana su questo tema è netta. Lo scorso febbraio, Matteo Renzi aveva annunciato di essere pronto a porre il veto su proposte del genere e oggi, da New York, ha messo in chiaro come non ci sia “alcuna possibilità che si accetti un percorso sui titoli di Stato senza una strategia complessiva”. Anche perché la proposta, secondo il premier, sarebbe in forte contraddizione con la priorità attuale, ovvero indirizzare la politica economica europea verso più crescita e maggiori investimenti. Tuttavia il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ancora una volta stride (è questo d’altronde il verso del falco) dicendosi fortemente favorevole all’ipotesi di ridurre l’esposizione delle banche ai titoli di Stato e ribadendo il concetto anche oggi ad Amsterdam.

Parallelamente, il commissario europeo alla Stabilità finanziaria Jonathan Hill ha in qualche modo provato a rasserenare gli animi sottolineando che oggi verrà fatto soltanto un primo ragionamento sull’ipotesi di un tetto ai titoli pubblici: “Vedremo quali sono le diverse posizioni – ha detto – e, nel caso in cui decideremo di portarla avanti, la continueremo nel quadro di un più ampio consenso internazionale”.

Insomma, se per la Germania i titoli di Stato non possono essere considerati privi di rischio e sono un potenziale pericolo per la stabilità finanziaria di una istituzione creditizia, per l’Italia, che ha anche la Francia dalla sua parte, il debito pubblico è fonte di stabilità per i bilanci delle banche. Non a caso ieri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha ribadito che “mettere dei vincoli è sbagliato e il governo è fortemente contrario“. Ad avvalorare la tesi del titolare di via XX settembre c’è anche lo studio pubblicato dalla Banca d’Italia secondo il quale, nel caso in cui si ponessero dei limiti al possesso di titoli di Stato, i nostri istituti potrebbero subire squilibri enormi.

Sarà comunque fondamentale anche sul piano politico vedere come andrà a finire lo scontro tra Italia e Germania. Anche da qui passerà la battaglia che nei prossimi mesi vedrà contrapposti da una parte i socialisti europei guidati da Matteo Renzi, ispirati da politiche riformiste, e dall’altra i conservatori rigoristi capeggiati da Angela Merkel e scortati dal fronte dei falchi.

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