Roma, cronaca di una notte di straordinaria follia

Cronaca
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Una foto tratta dal profilo Facebook di Luca Varani, lo studente universitario ucciso in un appartamento nel quartiere Collatino, alla periferia di Roma, 6 Marzo 2016.

Emergono i primi dettagli del barbaro omicidio dagli interrogatori di Manuel Foffo

Poteva succedere a chiunque. Chiunque si sarebbero potuto trovare fra le grinfie di due insospettabili ragazzi per un gioco al massacro che non lascia via d’uscita. Secondo quanto sta raccontando ai magistrati Manuel Foffo, indagato con Marco Prato per l’omicidio di Luca Varani, altri ragazzi hanno corso il rischio di essere torturati e uccisi a coltellate nel salotto di via Giordani, al Collatino.

Foffo ha spiegato che, insieme a Prato, hanno passato due giorni intensi, dal mercoledì precedente al delitto, chiusi in un appartamento, consumando circa mille euro di cocaina e bevendo fino a stordirsi.

Una macabra “due giorni” che non ha fatto altro che accrescere il loro malessere e renderli più aggressivi e violenti, tanto da arrivare ad uscire di casa soltanto per poche ore, in cerca di qualcuno da picchiare. “Quando eravamo in macchina – dice Foffo – non abbiamo portato a termine la nostra intenzione di fare male a una persona perché non abbiamo trovato nessuno. Lo avremmo forse fatto se avessimo trovato quella persona”.

Poi i due hanno deciso di tornare nell’appartamento di Foffo, al decimo piano di via Igino Giordani, periferia est di Roma dove ricevettero anche alcuni amici. Alex, conosciuto mesi prima in una pizzeria sulla Tiburtina e Giacomo, scampati miracolosamente alla furia omicida: “Quando sono venuti a casa eravamo sotto l’effetto di cocaina ma mantenevamo la lucidità. Invece quando è venuto Luca, sia io che Marco eravamo provati dall’uso prolungato di cocaina e quindi non più lucidi”.

Luca Varani diventa quindi una vittima, inconsapevole, ma designata. “Voglio parlare di quel Luca, il mio Luca, quello che sorrideva a tutti ma rideva con pochi, il Luca bambino e il Luca adulto, il Luca che nonostante tutto non avrei mai abbandonato”: con queste le parole la fidanzata di Varani ricorda il ragazzo su Facebook. E aggiunge: “Eri anche tutto quello che io non ho mai avuto il coraggio di essere, per certe cose avevo la massima stima, invece non riuscivo a non odiarti per le tue bugie”. E, dissipando i dubbi emersi dai giornali: “Per la cronaca bastarda e infame: no, non avevamo litigato, anzi la sera prima ci hanno visti tutti insieme d’amore e d’accordo e no, io non sapevo chi fossero questi (descriveteli voi) e non so perché ci sia andato. Non penso che sia un cocainomane e niente di tutta la merda che gli stanno buttando addosso, la verità vera non la saprà mai nessuno”.

Secondo gli interrogatori Luca è stato contattato con un messaggio inviato dallo stesso Foffo, che lo conosceva in maniera superficiale. Adescato consapevolmente per mettere in pratica il loro piano di uccidere.

Arrivato nell’appartamento sarebbe stato stordito, forse con una droga, e sgozzato, tanto che i vicini di casa hanno dichiarato di non aver sentito nessun rumore sospetto. Gli inquirenti ritengono che i ripetuti tagli alla gola siano stati fatti proprio per non far gridare il ragazzo che è rimasto in vita per molte ore e torturato a colpi di martello e con numerose coltellate. Il colpo di grazia è stato dato con una lama conficcata nel petto, dritta al cuore. Una lama, che per la violenza con cui è stata inflitta, soltanto il medico legale ha potuto rimuovere dal cadavere durante l’autopsia.

Dopo l’uccisione, i due sarebbero rimasti per alcune ore in casa insieme al cadavere, probabilmente addormentati. Soltanto la mattina si sarebbero adoperati per ripulire la scena del crimine, gettando in un cassonetto i vestiti della vittima e il suo telefono cellulare, ma non ce l’hanno fatta a sbarazzarsi del corpo. Il sabato mattina, incontrando il padre in occasione del funerale dello zio, Foffo avrebbe confidato l’accaduto al genitore e quindi ai carabinieri. Prato, invece, una volta lasciato l’appartamento ha tentato il suicidio in un albergo di piazza Bologna, prima di essere rintracciato dai carabinieri e salvato.

Proprio il ruolo del padre di Foffo, ha avuto un’eco mediatico, dopo la decisione di partecipare a Porta a Porta e raccontare, ancora incredulo e sotto shock, i dettagli di quella notte di follia che ha visto coinvolto suo figlio, trasformato da “ragazzo modello” a brutale assassino nel giro di poche ore. Una scelta che in molti hanno ritenuto fuori luogo e irrispettosa.

L’interrogatorio di garanzia per i due indagati è fissato per domani. I due dovranno rispondere alla domande del gip, Riccardo Amoroso, e fornire ulteriori dettagli su quanto avvenuto nell’appartamento. Anche se forse, ciò che emerso fino ad oggi, potrebbe bastare a farci riflettere su fino a che punto la brutalità dell’essere umano può arrivare.

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