Roma città offesa. I funerali del boss Casamonica stile Padrino

Roma

I funerali si sono svolti nella stessa chiesa che nove anni prima era stata negata a Piergiorgio Welby

“Mai più. Roma non può essere sfregiata da chi la vorrebbe far diventare un set del Padrino”. Così il commissario romano del Pd, Matteo Orfini, commenta sui social network gli sfarzosi funerali del boss Vittorio Casamonica a Roma.

Funerali che si sono svolti nella stessa chiesa che nove anni prima era stata negata a Piergiorgio Welby, militante del Partito Radicale, copresidente dell’Associazione Luca Coscioni, impegnato per il riconoscimento legale del diritto al rifiuto dell’accanimento terapeutico e per il diritto all’eutanasia.

Era il 24 dicembre 2006 e in quella occasione fu il vicario generale per la diocesi di Roma, cardinal Camillo Ruini, a prendere la decisione di negare la chiesa a Welby. Il funerale laico si dovette svolgere di fronte alla chiesa, nella piazza di San Giovanni Bosco a Cinecittà.

Oggi quella stessa piazza si è trasformata in uno spettacolo indecoroso per la Capitale. Manifesti inneggianti al Re di Roma, carrozze funebri trainate da cavalli e musiche del Padrino suonate dagli altoparlanti. Scene hollywoodiane che, fanno sapere dal Vicariato, hanno suscitato “imbarazzo” ma che non potevano essere evitate dal parrocco che non poteva “rifiutare” la celebrazione.

Alle critiche del Pd, si sono aggiunte quelle del capogruppo alla Camera di Sinistra Ecologia Libertà, Arturo Scotto, e la deputata Celeste Costantino che hanno annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Angelino Alfano.

In serata non è ancora pervenuta nessuna presa di posizione da parte della destra.

Un episodio legato ad un uomo coinvolto in numerose inchieste sulla criminalità romana e su Mafia Capitale, che il presidente della Commissione Antimafia, Rosy Bindi, ha definito come “allarmante” e “inaccettabile”. Parole che accompagnano lo stupore per una funzione funebre che si è trasformata “in una ostentazione di potere mafioso”.

Una tale sfacciata celebrazione che ha portato il Prefetto di Roma, Franco Gabrielli, a risponderne ai giornalisti. “Di questa vicenda la Prefettura non aveva alcuna contezza. – ha affermato in serata Gabrielli – Ne chiederemo conto, per cercare di capire, al di là dei clamori, eventuali responsabilità”.

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