Roma, appello di Giachetti. Si rafforza un fronte a sinistra

Amministrative
Roberto Giachetti, durante 'In mezz'ora', programma condotto da Lucia Annunziata su Rai 3, che ha visto oggi il primo confronto tra i candidati alle primarie del centrosinistra per il Campidoglio, 28 febbraio 2016 a Roma. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Il candidato Pd si rivolge a Sel e dopo il rifiuto di Cento dai Municipi alcuni lasciano il partito di Vendola per sostenere il vincitore delle primarie

Dalle colonne de il manifesto Roberto Giachetti lancia un appello alla sinistra, «a Sel o Sinistra Italiana come si chiama oggi, torni con noi». Perché, secondo il candidato del Pd che ha vinto le primarie del centrosinistra, sostenuto anche dai radicali, non si capisce perché non si affronta insieme la sfida nella capitale ai grillini e al centrodestra pur sfaccettato. Ma la stessa Sel è divisa al suo interno, dal territorio alcuni giovani amministratori, nei Municipi, si stanno sfilando dalle logiche comunque “nazionali” del partito di Vendola, la linea di Paolo Cento e Nicola Fratoianni per rompere la tradizionale alleanza con il Pd dopo lo strappo delle dimissioni di Marino. Come ha fatto Alessio Stazi, vicepresidente del IX Municipio e assessore all’ambiente, che ha ritto con Sel per sostenere Giachetti. Dalla sinistra quindi potrebbe venire fuori una lista “arancione” o magari un po’ più “rossa”, a sostegno della corsa di Giachetti sindaco, anche dalla parte di Sel che governa insieme a Nicola Zingaretti alla Regione.

Lui un amo l’ha lanciato: «Ho tenuto sempre aperta la porta di un accordo» pur «prendendo «schiaffi in cambio», ma si rivolge ancora «alla classe dirigente di Sel, agli amministratori, agli elettori», spiegando che il voto su Roma «non è l’antipasto del voto politico», e piuttosto nella capitale «azzoppare me, penalizzare il candidato di sinistra che può vincere non aiuta a migliorare Roma». Giachetti ricorda che nel Giubileo del 2000, quando lui era capo di gabinetto della Giunta Rutelli, con Rifondazione «facemmo la più grande iniziativa di opere pubbliche degli ultimi trent’anni, senza un morto nei cantieri e senza un rilievo dei pm». Perché non continuare insieme invece di consegnare Roma ai grillini? Tra l’altro un sondaggio Ipsos per il Corriere della Sera dà in testa la candidata Cinque Stelle Virginia Raggi, con il 27,5% mentre Giachetti sarebbe al 22,5%, invertendo la tendenza di pochi giorni fa e tallonato da Giorgia Meloni al 20%, superando gli sfidanti a destra: Bertolaso al 12% e Marchini al 6,5%, il tutto con quasi un 52% fra astensionisti (36,3%) e indecisi (15,5%).

Da Sel la risposta è negativa al momento: «Il “venite con noi” è un ultimatum che non esiste», ha risposto Paolo Cento, coordinatore di Sel a Roma che però riconosce che l’appello di Giachetti «è un atto civile e politico e riporta la discussione nel merito dei problemi di Roma», ma grazie «a Sel e a Fassina», aggiunge. Sulla scena è entrata Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, che ha intenzione di candidarsi. Difficile che possa essere la donna della società civile sostenuta da Ignazio Marino. Lei ha accettato l’incontro proposto da Stefano Fassina, che comunque non intende farsi indietro come candidato di Sinistra Italiana. Si tratta semmai «di unire le candidature» spiega Cento, anche se non è ben chiaro come.

È proprio dalla linea dello storico esponente della sinistra romana che si sta smarcando una nuova leva dirigente. Giovani amministratori fra i 25 e i 35 anni come Alessio Stazi (27), assessore all’ambiente al IX municipio di Roma che ha rotto con Sel. Sosterrà Giachetti per «rimettere Roma al centro ed evitare il rischio che la capitale venga consegnata al centrodestra o ai 5 Stelle», dice a l’Unità, «abbiamo visto che sono totalmente impreparati e populisti».Rischio che si corre con la candidadura di Fassina, secondo Stazi, «ed è assurdo sacrificare Roma sull’altare dell’antirenzismo». Consapevole che «la rottura con Sel sia inevitabile», l’assessore apprezza anche l’appello lanciato da Giachetti come «opportunità» per chi ha lavorato nei Municipi, e si augura che che facciano la sua stessa scelta di campo «altri amministratori e dirigenti politici delle realtà che hanno dato vita al centrosinistra a Roma in questi tre anni». L’idea è quella di non buttare a mare un’esperienza positiva, soprattutto alla Regione Lazio con Nicola Zingaretti, isolando il trauma del Campidoglio. Qualcosa si muove si discute, a sinistra del Pd e al di fuori della cerchia Canto-Fratoianni-Fassina, bisogna vedere se nascerà un lista. Il vicepresidente alla Regione, Massimiliano Smeriglio, rappresenta un’area di Sela non ostile al Pd. Anche Cecilia D’Elia, del II Muncipio e membro del coordinamento nazionale di Sel (già nei Ds e assessore della Giunta Zingaretti alla Provincia) trova che «è un errore rompere con il centrosinistra a Roma, un scelta fatta a freddo», ci dice ieri. E che porta all’isolamento, visto che Sel è uscita in questi giorni dalla maggioranza in alcuni municipi. Comunque esiste un «malessere» fra i vendoliani nei territori, soprattutto giovani consiglieri scontenti della linea dominante e convinti che «non si debba anteporre i rapporti fra i partiti ai problemi di Roma».

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