Roma, i dimissionari arrivano dal notaio: sono più di 25

Roma
Roma Ignazio Marino

Il sindaco dichiara: “Mi sfugge la forte ostinazione a persuadere i consiglieri a sottrarsi al confronto con me”

Sono davanti al notaio i consiglieri (26 o 27) che stanno firmando le dimissioni dal consiglio comunale di Roma. Di conseguenza, il consiglio comunale della Capitale sta per decadere automaticamente e il prefetto di Roma Franco Gabrielli dovrebbe disporre immediatamente il commissariamento.

Oltre ai 19 consiglieri del Pd, si dimetteranno Daniele Parrucci, del Centro democratico ed entrambi i rappresentanti della Lista Marchini, Alfio Marchini e Alessandro Onorato. Si dimetterebbero anche Davide Bordoni di Forza Italia, Sveva Belviso, gruppo misto, Roberto Cantiani del Pdl, mentre Cosimo Dinoi, del gruppo misto ha smentito la notizia delle sue dimissioni via Facebook. Sui cinque consiglieri che compongono la Lista Civica Marino Sindaco, l’unica che avrebbe confermato le dimissioni è Svetlana Celli che è arrivata poco fa nella sede dei gruppi consiliari in via del Tritone dichiarando: “Vorrei entrare e portare avanti il lavoro per la città”. “Noi con Salvini a Roma vuol mandare a casa il sindaco Ignazio Marino il più velocemente possibile” dichiara Gianmarco Centinaio. “Non ci interessano i giochi di palazzo e di potere – ha aggiunto – quindi firmeremo per le dimissioni di Marino. La parola torni ai cittadini e cosi’ anche la città di Roma devastata da Renzi e Marino“. Dai fittiani Ignazio Cozzoli e Francesca Barbato arriverebbero le “firme decisive” per lo scioglimento del Comune di Roma secondo quanto ha dichiarato il leader dei Conservatori e Riformisti Raffaele Fitto. Pur ritenendo che “la responsabilità politica principale debba ricadere sul Pd, che non è stato in grado di gestire la questione né su binari politici ragionevoli né su binari istituzionali rigorosi – ha aggiunto Fitto – ci assumiamo la responsabilità positiva di firmare per lo scioglimento del Consiglio”. Anche gli esponenti di Fratelli d’Italia hanno preparato “la lettera di dimissioni indirizzata alla presidente del consiglio comunale” fanno sapere Fabrizio Ghera e Lavinia Mennuni.

Sta dunque per calare il sipario sul governo di Ignazio Marino, che stamane ha detto “non sono un martire ma combatto” e si è richiamato a Salvador Allende, il presidente cileno che nel 1973 fu deposto e ucciso dai golpisti di Pinochet. “Se c’è una tale fortissima ostinazione a persuadere i consiglieri eletti dal popolo a sottrarsi al confronto col sindaco eletto dal popolo, c’è una ragione che mi sfugge – ha commentato ancora Marino – Mi chiedo perché se un sindaco chiede un confronto in un luogo democratico come l’aula, le forze politiche usano qualunque strumento, anche le dimissioni di massa, per impedire questo confronto”.

Vedi anche

Altri articoli