Rohani a Roma per mostrare al mondo il nuovo Iran

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Italian President Sergio Mattarella (R) welcomes Iranian President Hassan Rouhani (L) at Quirinale Palace in Rome, Italy, 25 January 2016.     ANSA / ETTORE FERRARI

Tre giorni in Italia, poi volerà in Francia. Al centro della visita del presidente iraniano importanti accordi di collaborazione economica, con un occhio alla politica e ai diritti umani e religiosi

Due giorni a Roma, poi volerà in Francia. Hassan Rohani ha scelto l’Italia per la prima visita di un presidente iraniano in Europa da vent’anni a questa parte e la prima all’estero nell’era del dopo-sanzioni. L’incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con il premier Matteo Renzi, un business forum con gli imprenditori italiani, il faccia a faccia con Papa Francesco: tutto per dire al mondo che l’Iran è finalmente cambiato.

In una Roma blindata, Rohani parla di “momento storico” e lasciando Teheran, alla guida di una vasta delegazione di ministri e imprenditori, afferma che “l’Iran vuole utilizzare l’atmosfera positiva e approfittare di ogni occasione di sviluppo e di lavoro, soprattutto per i giovani”. Il viaggio in Italia e Francia ha esattamente questo scopo: “Rafforzare la cooperazione economica e facilitare gli investimenti italiani e francesi nel Paese”. Si parla di scambi commerciali, solo tra Iran e Italia, da 17 miliardi di euro.

Per Teheran si tratta, con l’Italia, di rilanciare gli storici legami partiti dal seme piantato da Enrico Mattei nel 1957, con la sua politica della condivisione paritaria dei proventi petroliferi. Collaborazione proseguita per decenni ed interrotta solo per il rispetto delle sanzioni internazionali che ha allentato ma mai rotto le relazioni.

La visita di Rohani non ha però una valenza solo economica. Al centro dei colloqui con Renzi e Mattarella, ma anche con Papa Francesco e Francois Hollande, ci sono i delicati equilibri regionali, in cui Teheran, dopo il disgelo, può e deve giocare un ruolo chiave e fornire un contributo imprescindibile. L’Iran si presenta oggi come il Paese più stabile de Medio Oriente, passando dall’essere un elemento del problema a parte della soluzione per alcune delle crisi che stanno tenendo in bilico tutto il mondo: dalla Siria allo Yemen, dal Libano alla questione israelo-palestinese.

“Tutti devono fare la propria parte contro il terrorismo, senza ambiguità”, ha detto Rohani. Solo un Iran nuovo e veramente affidabile può aiutare la stabilizzazione dei focolai in cui è attecchita la disumana dottrina fondamentalista dell’Isis. Certo, i problemi non mancano. Lo scontro di questi giorni con l’Arabia Saudita preoccupa tutto l’Occidente, i passi da compiere per arrivare ad una reale fiducia reciproca sono ancora molti. Le diplomazie dovranno continuare il lavoro cominciato con lo storico accordo sul nucleare. Poi c’è il tema dei diritti umani, che non può essere ignorato.

Un ruolo diplomatico e non solo spirituale sarà giocato, anche in questo scenario, da Papa Francesco. E’ la seconda volta che un presidente della repubblica islamica incontra un pontefice in Vaticano, dopo Mohammad Khatami nel 1999. L’Iran è un Paese musulmano al 98 %, in gran parte sciita, ma la libertà garantita alla minoranza cristiana è senz’altro maggiore rispetto ad altri Paesi della regione.

Il nunzio apostolico a Teheran, Leo Boccardi, che stamane ha accolto Rohani a Fiumicino insieme a Gentiloni, non ha esitato a parlare di “atmosfera nuova”. “In Iran c’è ancora spazio disponibile per dialoghi fruttuosi con il mondo islamico. E in ogni caso le Chiese hanno una libertà di culto, che è impossibile vedere altrove: sono sicure, nessuno le tocca e non c’è terrorismo”. Francesco ha lodato gli accordi sul nucleare e incoraggiato il ruolo che il Paese può svolgere a favore della pace nella regione, a cominciare dalla Siria.

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