Roberto contro Roberto. Tutte le incognite delle strane primarie di Roma

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Pd diviso in due, fra vecchie e nuove appartenenze. Pesa l’incognita dell’affluenza

Ad un mese dalle primarie romane (6 marzo) in lizza ci sono solo due concorrenti: Roberto Giachetti e Roberto Morassut. Al momento, sembra improbabile che scenda in campo un terzo nome.

Un pronostico è impossibile. Entrambi i candidati possono vantare una forte esperienza politica e un’ottima conoscenza dei problemi della Capitale. Ed entrambi hanno alle spalle supporter forti, gruppi “storici” nel Pd (che però col tempo sono andati sfrangiandosi), leader locali un tempo avversari e oggi convergenti; in più, come sempre quando si parla di Roma,  bisogna considerare l’aspetto nazionale della questione che investe anche la figura del presidente del Consiglio, che ha sponsorizzato la candidatura di Giachetti. Una sconfitta di quest’ultimo verrebbe presentata come un colpo a Renzi?

E ci sono due grandi incognite sulla “sfida dei due Roberti”: quanta gente andrà a votare alle primarie? Cioè: un’affluenza più alta chi avvantaggerebbe? E infine: quale dei due Roberti avrebbe maggiori opportunità alle elezioni “vere” di diventare sindaco?

Ma andiamo con ordine.

Tagliando molto con l’accetta, si potrebbe dire (ma gli interessati non la racconterebbero mai in questo modo) che Giachetti punta molto a conquistare un elettorato esterno al Pd, più giovane, con tratti di eterodossia (lui, radicale, ha l’appoggio di gran parte dei Radicali italiani,  a partire dal segretario Riccardo Magi), e ovviamente a incarnare il renzismo in chiave romana. Vanta un’ottima conoscenza della “macchina” capitolina, essendo stato a lungo capo di gabinetto nella giunta Rutelli. Ad appoggiare il vicepresidente della camera ci sono gli orfiniani, i renziani, i popolari (Dario Franceschini) e il presidente della regione Nicola Zingaretti.

Morassut, anch’egli con una lunga esperienza amministrativa con Veltroni (al quale è legatissimo umanamente e politicamente), in questo frangente si trova a ricevere l’appoggio non solo di Walter Veltroni ma anche di Goffredo Bettini (anche se lui ha detto di non occuparsi più di Roma) e di Pier Luigi Bersani (endorsement sul Corriere della Sera) e di pezzi della sinistra pd romana. E’ probabilmente più forte nella tradizionale “base” di estrazione Pds-Ds ma al tempo stesso può legittimamente ricordare a tutti la sua ostilità al vecchio mondo della “ditta” e all’impostazione della sinistra novecentesca.

L’affluenza è destinata a pesare: alle primarie Marino-Sassoli-Gentiloni votarono circa 100mila romani. Il 6 marzo saranno altrettanti? Pare impossibile. Per varie ragioni, la più evidente della quali sta nell’assoluto discredito della politica a Roma – nell’era che va da Mafia Capitale alla fine ingloriosa dell’esperienza Marino -, uno stato di disaffezione che non potrà non avere un riflesso anche sulle primarie.

Entrambi i contendenti, con cui abbiamo parlato, ritengono che un’affluenza più alta possibile li favorisca. Chi avrà ragione?

Infine, c’è un’altra domanda: chi dei due ha maggiori chances di vincere alle comunali contro grillini e destra? Anche qui: ognuno dei due, ovviamente, pensa di avere più armi sia contro il grillino (chiunque esso sia non sarà notissimo, il che soprattutto al ballottaggio sarà un handicap), sia il cavallo della destra, probabilmente Alfio Marchini. Di nuovo: chi avrà ragione?

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