“Rivoluzione socialista”, la proposta di Enrico Rossi per l’Italia e per il Partito Democratico

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Critica al capitalismo, approfondimento sulla riforma costituzionale, politiche di integrazione, questi i temi centrali del nuovo libro del governatore della regione Toscana

“Rivoluzione socialista” è il titolo del nuovo libro del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, una lunga intervista curata da Peppino Caldarola sui temi della crisi democratica e della disuguaglianza. La postfazione è di Tommaso Giuntella, Presidente del Centro Studi Democrazie Digitali.

Critica al capitalismo, approfondimento sulla riforma costituzionale, politiche di integrazione. Questi i temi centrali. E ancora ‘disuguaglianza, crisi della democrazia, nazionalismi, i mali che una nuova sinistra deve mettere al centro della propria analisi’ – si legge nella presentazione del volume.

Enrico Rossi parte da qui per delineare la sua proposta per l’Italia e per il Partito Democratico, tratteggiando una linea che rifiuta da una parte l’estremismo parolaio, dall’altra il pragmatismo amorale e che riafferma l’inconsistenza lessicale e concettuale della parola ‘democratico’.

“Il termine corretto per me è “socialismo”, perché la politica – afferma Rossi nel libro – non può essere un mestiere come gli altri e neppure una tecnica per iniziati. Se guardiamo alla storia degli ultimi secoli, questa parola conserva intatto il suo valore. La sconfitta della sinistra in questi ultimi tre decenni di trionfo del capitalismo e dell’ideologia liberista è consistita prima di tutto nell’accettazione del mondo così com’è.”

E infatti, non molti anni fa, nel 1974, la stessa secca affermazione fu fatta nel testo “Socialism Now” da Tony Crosland, il più vivace intellettuale laburista del dopoguerra. Proprio da quel lontano testo il politologo kevin Hickson prese spunto per riaffermare la necessità di un socialismo attuale declinato al contesto di una democrazia come quella britannica. Una definizione politica precisa, volta a scuotere la leadership laburista ma anche a riaffermare il valore di una tradizione culturale e politica che molti dirigenti della sinistra occidentale hanno da tempo archiviato, alla ricerca di nuove, quanto indefinite, formule per modificare il progressismo riformista e”adattarlo” alle mutate condizioni della modernità. Un po’ come accaduto in Italia e non solo.

Tornando all’attualità, in questi mesi l’entusiasmo di Sanders e il pragmatismo di Corbyn tra le nuove generazioni hanno delineato, non a caso, un quadro nuovo. E infatti Rossi ribadisce che ‘bisogna risvegliare nei giovani l’ardore della politica. Penso a un socialismo per i Millenial, perché il capitalismo non è un tabù. Dopo trent’anni di predominio dell’ideologia liberista, la sinistra non è scomparsa’. La sfida dunque è quella di creare una nuova classe dirigente socialista in Italia e in Europa partendo dalla consapevolezza che un partito di sinistra non può definirsi democratico perché troppo generalista.

Il governatore della Toscana immagina dunque, come Hickson, una sinistra che recuperi il contatto con i propri valori e le sue idee fondanti per proporre un’alternativa concreta. È un nuovo approccio socialista quello del presidente Rossi, una svolta mancata tanto tempo fa, all’indomani della caduta del Muro di Berlino che ancora una volta divise Psi e Pci dando vita al Pds con la famosa svolta della Bolognina.

Una sfida culturale, dunque, che in questi mesi sta destando curiosità e interesse per il coraggio del governatore toscano di riaprire un dibattito evaso sin dalla nascita del partito democratico: la questione socialista. Anche perché un partito di sinistra non può limitare la propria storia valoriale solo a figure come quelle di Moro e Berlinguer. D’altronde la storia socialista ha tracciato una linea di innovazione e di civiltà nel nostro Paese: dalla Statuto dei lavoratori alla riforma della scuola di Tristano Codignola fino alle battaglie per i diritti civili di Loris Fortuna.

La sfida per Rossi è il raggiungimento di quella sintesi culturale mai neppure tentata dall’attuale partito democratico, evitando così la deriva della presunzione di ‘una autosufficienza politica’ di veltroniana memoria con una maggiore attenzione alla questione sociale, al governo di quei cambiamenti impressi dalla globalizzazione.

Come direbbe Guido Meda: Rossi c’è. Al momento il socialismo un po’ meno. Nei prossimi mesi si potrà capire di più. Per ora è consigliata la lettura di Rivoluzione socialista.

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