Rivolta in Campania: più di duemila lasciano la giovanile

Giovani democratici
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Ancora strascichi congressuali tra i Giovani democratici: “Si preferiscono regole fatte ad arte alle persone reali”

È una lettera durissima quella fatta recapitare ai vertici nazionali da oltre 2.300 iscritti ai Giovani democratici della Campania, che annunciano il loro addio al movimento “che, con amore e dedizione, abbiamo costruito in questi anni”. Dopo le polemiche sul congresso nazionale, con il ritiro in extremis di uno dei due candidati e il boom spropositato di votanti a Cosenza, adesso sotto accusa c’è la celebrazione dell’assise regionale. “Un congresso – spiegano i firmatari – in cui pare sia impossibile fare sì che la maggioranza degli iscritti possa scegliere il proprio segretario”.

 

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L’indice è puntato ancora una volta sulle tessere, tema che qualche mese fa già aveva portato alle dimissioni della segretaria regionale uscente Antnella Pepe,  e sulla distribuzione dei delegati tra le diverse realtà locali. “A Roma – si legge nel documento – si è confuso un elenco di delegati in buona parte illegittimo con l’organizzazione reale, avallando un congresso gestito non da una segreteria politica ma da una commissione di ‘garanzia’, mai imparziale fin dai suoi primi atti”.  E ancora: “Se l’attuale gruppo dirigente nazionale, preferisce regole fatte ad arte a persone reali, non solo deve assumersene la responsabilità, ma soprattutto deve prepararsi alle evidenti conseguenze che ciò comporterà”.

Innanzi tutto, un ricorso alla commissione nazionale di garanzia del Pd, “in cui denunceremo tutte le assurdità senza alcun fondamento regolamentare avvenute negli ultimi due mesi“. Quindi, appunto, la “decisione drastica e dolorosa” di lasciare la giovanile, “anche a causa di un Partito democratico della Campania che, anziché porsi come elemento terzo ed imparziale, ha deciso di non ascoltarci”.

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