Ritorno al passato. Tra Usa e Cuba a rischio il disgelo

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Con l’elezione di Trump e la morte di Castro a rischio la cucitura diplomatica tentata da Obama. L’embargo del resto non è mai stato revocato e l’isola resta ancora off limits per le imprese Usa

Usa e Cuba rimettono indietro le lancette della storia. L’apertura voluta dall’amministrazione Democratica e la storica visita di Barack Obama all’Avana nel marzo scorso, la prima di un presidente Usa dopo 88 anni, ha segnato una svolta epocale nei rapporti complicati tra i due vicini, ma l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca e la scomparsa di Fidel Castro rischiano di far tornare il gelo nelle relazioni tra i due paesi. Certo, la crisi dei missili e’ lontana e gli spettri della Guerra Fredda sembrano consegnati definitivamente agli annali. Da un anno e mezzo la bandiera a stelle e strisce sventola sul Malecon dell’Avana dopo la riapertura dell’ambasciata Usa e il ripristino delle relazioni diplomatiche tra i due paesi che si erano interrotte 54 anni fa.

Ma i segni di un ritorno al passato ci sono. La vittoria di Trump è stata salutata con giubilo sull’Ottava strada di Miami, la ‘Calle Ocho’ roccaforte dei cubani visceralmente anticastristi. Il neo presidente è stato l’unico candidato della storia degli Stati Uniti ad avere ottenuto l’endorsement dei veterani della Brigata 2506, il corpo di spedizione di mercenari che sbarco’ a Cuba nell’aprile del 1961 nell’invasione della Baia dei Porci. E l’entusiasmo dei veterani non è eccessiva né immotivata: la posizione di Trump infatti è decisamente opposta a quella di Obama.

Il nuovo capo della Casa Bianca, in campagna elettorale, ha detto chiaramente che le aperture unilaterali che il presidente democratico ha concesso al regime di Castro saranno cancellate senza un cambiamento da parte di Cuba sui diritti umani e le libertà civili sull’isola. In pratica, è la posizione del nuovo governo Usa, la linea di credito che i democratici hanno concesso a Castro non è stata negoziata, il che significa che può essere revocata in qualsiasi momento da un decreto presidenziale.

Trump inoltre, ha lasciato chiaramente intendere che non nominerà a breve un ambasciatore a L’Avana, e che anzi la sede potrebbe restare vacante senza alcun problema.

Dopo le elezioni presidenziali e la vittoria di Trump, la propaganda Repubblicana, non solo di stretta osservanza trumpiana, ha ricominciato a soffiare sull’orgoglio della comunità di fuoriusciti, per anni bacino di voti conservatori. Marco Rubio, battuto da Trump alle primarie del Gop (Grand Old Party) e rieletto senatore in Florida, ha annunciato che le “concessioni unilaterali fatte dall’amministrazione Obama al regime di Castro subiranno una netta marcia indietro”.

Rubio qualche giorno fa ha incontrato a Miami l’attivista cubano per i diritti umani e vincitore del premio Sacharov, Guillermo Farinas, dissidente anticastrista che ha condotto un lungo sciopero della fame per chiedere la fine delle violenze dei regime contro gli oppositori, e ha detto apertamente che “nei prossimi mesi e anni la priorità sarà continuare a chiedere a Cuba il rispetto dei diritti umani”, perchè la “politica unilaterale di Obama ha fallito e non è nell’interesse dei cittadini statunitensi”.

Che la linea della nuova amministrazione sia stata già decisa, lo conferma un tweet del futuro vicepresidente, Mike Pence, lanciato nella rete a meta’ ottobre, ben prima della vittoria elettorale. Nel messaggio Pence annunciava secco che “Quando prenderemo la Casa Bianca rovesceremo gli ordini esecutivi di Barack Obama su Cuba”.

Il futuro delle relazioni tra Usa e Cuba dunque è segnato. E la pressione interna della lobby anticastrista, frustrata dalla posizione di Obama giudicata troppo morbida, è tornata a farsi sentire forte. Pepe Hernadez, storico capo della Fnca, la fondazione cubano-americane e veterano della Baia dei Porci, ha detto a Fox News che l’associazione sta facendo pressione sul transition team di Trump per avere un incontro con il neo presidente. La ‘dottrina Trump’ su Cuba, al di là della simbologia politica, creerà non pochi problemi agli affari.

Il futuro presidente non ha mai fatto mistero di mettere il business al di sopra di tutto, e durante la campagna elettorale ha fatto scalpore la rivelazione di ‘Newsweek’ secondo cui una società di Trump, la ‘Trump Hotel & Casino Resort’ violò l’embargo nel 1998, quando le leggi Usa vietavano qualunque tipo di investimento a Cuba, inviando dei consulenti per verificare la possibilità di concludere un affare.

L’embargo del resto non è mai stato revocato e l’isola resta ancora off limits per le imprese Usa. Ma Obama, la scorsa primavera, portò con sé una grossa delegazione di imprenditori che avrebbero dovuto lentamente far ripartire gli investimenti nell’isola, lasciando intendere che il blocco lentamente si sarebbe potuto allentare. L’elezione di Trump e ora la morte del Lider maximo ha allontanato la distensione. La scommessa di Obama è a rischio.

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