Ritorno al passato: i 5 Stelle puntano all’ingovernabilità

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Mozione M5S per il ripristino del proporzionale e delle preferenze. Previsto anche il «voto di penalizzazione» per eliminare i candidati sgraditi

Nacquero incendiari. Finirono pompieri. O anche «democristiani». Il Movimento politico che più di tutti è cresciuto nel consenso in questi anni grazie ad alcune parole chiave come «legalità», «trasparenza» e, soprattutto «efficienza e governabilità» intesa come risoluzione dei problemi impantanati nella burocrazia e nei veti incrociati dei vari partiti, si scopre all’improvviso democristiano che di più non si può. Dove, senza offesa alcuna per i democristiani, s’intende con questa parola la summa dell’indecisionismo politico. E quindi della paralisi. Una zavorra che ancora l’Italia si porta ancora dietro. E il cui paradigma è senza dubbio il sistema elettorale proporzionale.

Succede infatti che il Movimento 5 Stelle ieri, all’improvviso, ha presentato la sua proposta di legge elettorale che sarà discussa e votata oggi in aula (a partire dalle 16) insieme alla prima mozione presentata e calendarizzata, quella di Sel e alle altre che eventualmente saranno presentate entro oggi. Il sistema elettorale a cui ambiscono i 5 Stelle e relativi supporter è un proporzionale corretto con preferenze, senza premio di maggioranza che a occhio, per come insegna la storia d’Italia, condanna il paese all’ingovernabilità e a quegli accordi al ribasso tra le forze politiche che i 5 Stelle chiamano «inciucio». Con più eleganza, si può definire un ritorno alla Prima Repubblica.

Il Democratellum, scrivono i 5 Stelle nella relazione che accompagna la mozione, «è un sistema che consente ad una forza politica che ottenga attorno al 40% dei consensi di avere oltre il 50% dei seggi». Sono vietate le candidature plurime, le circoscrizioni sono a base pluri-provinciale e il territorio italiano è stato suddiviso in 42 circoscrizioni. Lo sbarramento è doppio. In 33 circoscrizioni (che assegnano 373 seggi, il 60% del totale) lo sbarramento è superiore al 5%; nelle altre 9 circoscrizioni (il 40 % dei seggi), lo sbarramento è inferiore al 5 per cento.

La proposta 5 Stelle prevede anche «il voto di penalizzazione» per eliminare, cioè, dalla lista un candidato s gradito. La proposta spiazza. Anche i parlamentari 5 Stelle. Molti dei quali del tutto all’oscuro dell’esistenza della mozione così da Prima Repubblica. Tra i pochi a reagire, via Facebook, è Danilo Toninelli, capogruppo M5S in Commissione Affari costituzionali. «Il Democratellum ci riporta alla prima Repubblica? Niente di più falso. Chi lo sostiene, cioè il Pd, mente sapendo di mentire o non c’ha capito nulla». Permette invece «ai cittadini di scegliere i propri candidati ma limita i partitini e cancella le ammucchiate elettorali. Che sono proprio i cardini su cui si fondava la prima Repubblica».

Ora da dove Toninelli tragga queste certezze con un sistema elettorale dove il 40% dei seggi è attribuito senza raggiungere il 5 per cento e sono vietate le alleanze preelettorali, è un mister o. Anche il premier Renzi trova il modo di commentare, stupito, a margine dell’assemblea Onu a New York. «Noi siamo totalmente disponibili a cambiare le legge elettorale. Non credo però che le sindache Raggi e Appendino siano d’accordo con la cancellazione del ballottaggio perché antidemocratico. Semplicemente perché non sarebbero state elette. Lo dico per un fatto di chiarezza».

Il fatto certo è che il Democratellum nasce da alcune lezioni del professor Giannuli ai parlamentari eletti, dal web e da una consultazione on line a cui hanno partecipato 30 mila cittadini con più di 200 mila voti espressi. Da qui, spiegava ieri un deputato 5 Stelle, «sono nati una decina di quesiti che abbiamo sottoposto al giudizio della Rete. Il risultato è il Democratellum».

Che Grillo, già nel giugno 2014, elogiava in una lettera aperta al premier Renzi perché «favorisce la governabilità senza presentare profili di incostituzionalità. Il suo impianto limita la frammentazione dei partiti e avvantaggia le forze politiche maggiori». Come è possibile affermare questo, parlare di governabilità, quando il 40 per cento dei seggi è attribuito, in linea teorica, anche alle forze che raggiungono lo 0,5% dei consensi?

«Questo sistema – ha spiegato Toninelli ieri sera ospite a Otto e mezzo – è la nostra proposta coerente che non vuole favorire i 5 Stelle ma perseguire una democrazia compiuta». U n’altra incoerenza, rispetto alla rivendicata coerenza 5 Stelle, è l’impossibilità di accordi preelettorali e una composizione del Parlamento di un numero tale di forze politiche per cui l’accordo postumo tra forze diverse, e quindi anche programmi, diventerà necessario. Eloquente, in questo senso, il tweet del senatore Pd Giorgio Tonini che di sistemi elettorali se ne intende: «M5S dice no all’Italicum a favore del proporzionale. Ma allora deve accettare le alleanze in Parlamento per dare vita al governo». Un deputato 5 Stelle ieri pomeriggio scrollava la testa poco convinto della proposta. «La verità – diceva – è che finché non si cancella dalla carta l’assenza di vincolo di mandato, questo Paese resterà sempre nel caos».

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