Risiko Spagna. Rajoy rinuncia, ora la palla passa a Sanchez (e a Podemos)

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Re Felipe VI ha affidato l’incarico a Mariano Rajoy, che però ha rinunciato all’investitura. Il boccino passa al leader del Psoe che, a questo punto potrà percorrere due strade. Ecco quali

Sono ore decisive per il futuro della Spagna. Il re Felipe VI ha terminato oggi il giro di consultazioni con i principali partiti, iniziati ieri con il leader di Ciudadanos, Alberto Rivera, e proseguiti in giornata con Pablo Iglesias di Podemos, Pedro Sanchez, segretario generale del Psoe, e Mariano Rajoy, primo ministro uscente e leader del Partito Popolare. Lo scenario parlamentare consegnato dalle elezioni del 20 dicembre è intricato: 123 seggi su 350 sono stati assegnati al Pp, 90 al Psoe, 69 a Podemos e 40 a Ciudadanos. Una situazione inedita per la Spagna che ha visto così, di fatto, finire l’era pluridecennale del bipolarismo. 

Un risiko difficile da risolvere dato che quasi tutte le combinazioni possibili per arrivare alla formazione di un governo sono difficili anche solo da immaginare. Il re ha affidato l’incarico a Rajoy, come è naturale che fosse in quanto è il leader del primo partito uscito dalle urne. Ma il premier designato ha già rinunciato all’investitura. Il premier, come rivelava un editoriale del Pais, sembrava scoraggiato, consapevole che per lui, in questo momento, era praticamente impossibile trovare una soluzione. L’ipotesi di grande coalizione con Psoe e Ciudadanos, infatti, è naufragata ancora prima di essere presa seriamente in considerazione.

Il boccino passa ora in mano ai socialisti, con il segretario generale Pedro Sanchez, che si trova nella curiosa posizione di possibile primo ministro proprio in concomitanza del peggior risultato di sempre ottenuto dal Psoe alle elezioni generali.

Pablo Iglesias, leader di Podemos, si è detto disponibile ad appoggiare un esecutivo di centrosinistra-sinitra, con il Psoe e i comunisti di Izquierda Unida. E con l’appoggio dei partiti nazionalisti baschi, catalani e delle Canarie. Iglesias, senza neppure avvertire i possibili futuri alleati, ha “offerto” a Sanchez il ruolo di primo ministro ed ha riservato per se stesso il ruolo di vicepremier. Una mossa davvero sorprendente, anche alla luce del fatto che il Psoe, forse anche più del Pp, è stato il bersaglio preferito delle critiche rivolte da Podemos al sistema politico spagnolo. Un po’ come è successo e continua a succedere in Italia tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico.

Quella che si prospetta, però, non è una scelta facile. Sanchez sa bene che una maggioranza così eterogenea potrebbe essere del tutto incontrollabile, a partire dal suo partito. Non tutti i deputati del Psoe (per non parlare degli altri leader europei) sono convinti che una coalizione “massimalista” sia la risposta giusta per i problemi che la Spagna sta vivendo in questi giorni. Vista la debolezza del potenziale primo ministro, inoltre, le spinte centrifughe che potrebbe innescarsi nella coalizione, da una parte e dall’altra, potrebbero mandare all’aria il governo in poche settimane. D’altra parte, rifiutare l’offerta di Podemos significherebbe riportare il Paese alle urne e rischiare una batosta ancora peggiore di quella di dicembre. In questo senso, molti analisti vedono nella mossa di Iglesias un tentativo di accreditarsi come “forza responsabile” in vista delle possibili nuove elezioni generali.

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