Trentacinque anni senza Rino Gaetano, nostro fratello figlio unico

Musica
RINO GAETANO: AVREBBE 60 ANNI IL MITO DEI GIOVANI / SPECIALE. 
Rino Gaetano al Festival della canzone italiana di Sanremo il 27 Gennaio 1978. ANSA

Breve storia del cantante di Crotone prematuramente scomparso la notte del 2 giugno 1981 all’età di 31 anni

Ci vuole un po’ di tempo prima che Rino Gaetano, nativo di Crotone classe 1950, si renda conto di dover interpretare le sue canzoni. Inizialmente scrive per altri, si dedica al teatro, non riesce a mettere in prospettiva la sua voce roca, sgraziata, fastidiosa.

Il giovane Rino segue i genitori umili che da Crotone si spostano a Roma: trovano lavoro come portieri in una palazzina di via Nomentana, base dalla quale il futuro cantante comincerà a prendere confidenza con l’ambiente musicale capitolino, approdando molto presto al Folk Studio.

L’ambiente è artisticamente molto fecondo; Venditti, De Gregori: tutta una scena che brulica si schiude dinnanzi al giovane crotonese, il cui primo disco Ingresso libero del 1974, pur contenendo in nuce alcuni elementi della sua cifra futura, non riesce a ottenere adeguate attenzioni.

In quel momento gioca a sfavore di Gaetano il protrarsi di una certa reticenza nel voler cantare e il suo disinteresse verso un preciso impegno politico.

 

 

Ma già ci si rende conto che quella timbrica, apparentemente ostica, può trasformarsi in un’arma formidabile per incidere nel cuore delle persone. Rino Gaetano riesce progressivamente a emergere per quello che è, senza piegarsi alle attitudini predominanti e senza lasciarsi catalogare; spesso incompreso e ostracizzato all’interno dello stesso Folk studio perché, come riportano testimoni dell’epoca: “con la sua musica sembrava prendesse in giro tutti”, il cantante rivendica il diritto alla non omologazione, e nel 1975 sforna il suo primo successo. Un brano/modello del suo modo di sublimare la condizione d’insofferenza tipica dell’Italiano, ma che appartiene, nel profondo, al genere umano intero.

“Ma il Cielo è Sempre più Blu” è un singolo che non compare in nessun album e che consente a Gaetano di cominciare a brillare di luce propria.

 

 

Nel 1976 esce il suo secondo disco, Mio Fratello è Figlio Unico, ed è un totale cortocircuito nella scena musicale italiana. Con una mossa fondamentale, e allo stesso tempo del tutto connaturata al suo modo di essere, Gaetano riesce a decentrare la tipica narrazione cantautoriale, dai connotati vagamente politicizzati, in una penetrante indagine esistenziale. Mettendo in scena l’interiorità di personaggi archetipali, come il Mario della title track, tocca delle corde universali che abbracciano sia l’intimità che la dimensione sociale, riconquistando in questo modo un’ottica politica ben più essenziale di quella di molti artisti contemporanei. I tre minuti della litania in cui Gaetano canta che “Mio fratello è figlio unico perchè non ha mai trovato il coraggio di operarsi al fegato” ci parlano di qualcuno che ci è prossimo, nostro fratello appunto, definendolo attraverso una serie di attributi che pian pian lo trasfigurano. Nel Mario della canzone non stentiamo a riconoscere persone vicine, lontane, che consociamo o che non incontreremo mai: perfino noi stessi.

 

 

Nel 1977, con l’album Aida, Gaetano divide i due temi che già si fondevano in Mio Fratello è Figlio Unico: quello della segregazione e di una certa solitudine della condizione umana, e quello più strettamente politico. Nella title track si rivolge ad Aida, personificazione del nostro paese, producendone una radiografia storico sociale che ne coglie i risvolti più peculiari.

Il brano Escluso il Cane, molto famoso nella discografia del nostro, acquista una luce particolare se accostato alle dichiarazioni rilasciate da Gaetano all’epoca “(..) cane è solitudine. Io parlo dei poveri cani che siamo tutti quanti noi, avulsi dall’incontro umano, abbastanza soli… Cioè, praticamente siamo abbastanza messi da parte, l’uno con l’altro“.

 

 

L’anno successivo, il 78, è quello della definitiva consacrazione a Sanremo, a cui segue l’album Nuntereggae piu, per il quale il cantante viene tacciato di qualunquismo: il suo j’accuse generalizzato, che coinvolge una sterminata carrellata di personaggi famosi, categorie e attitudini nostrane, non risparmia nessuno. E nessuno è disposto a concedergli attenuanti; Gaetano si difende rivendicando di nuovo la possibilità di affrontare con le armi dell’ironia, la leggerezza e lo sberleffo, temi che altrove vengono appesantiti da giri di parole sterili.

Resta Vile Maschio, Dove Vai del 1979 e E Io Ci Sto, dell’anno successivo, sono gli ultimi album dell’artista Crotonese, che sviluppano i suoi spunti piú classici articolandoli in forme più o meno funkeggianti (Michele ‘o pazzo è pazzo davvero), accenni caraibici (Ahi Maria), derive sentimentali quasi Gainsbourgiane (Resta Vile Maschio Dove Vai).

La sua vita terminerà nel 1981 contro un camion sulla Nomentana, all’altezza di Via Carlo Fea. Troppo presto per un ragazzo di 31anni che si sarebbe dovuto sposare qualche mese dopo, ma fortunatamente non abbastanza presto da privarci di alcune delle migliori pagine della nostra musica leggera.

 

 

 

(Nella foto Rino Gaetano al Festival della canzone italiana di Sanremo il 27 Gennaio 1978)

 

 

 

 

 

 

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