Riina in tv, la Rai sulla difensiva. Maggioni: “Dall’azienda nessun negazionismo”

Televisione
L'anteprima per la stampa della puntata odierna di "Porta a porta" in cui andrà in onda l'intervista a Salvo Riina, figlio del boss della mafia siciliana Totò Riina, Roma, 06 aprile 2016.
ANSA/CLAUDIO PERI

La presidente Rai in commissione Antimafia ammette: “È stata un’intervista insopportabile, da mafioso”. La presidente Rosy Bindi: “Dal figlio di Riina un messaggio inquietante”

“Dopo il caso Casamonica ci sentimmo rassicurati dalle parole del direttore Leone, che ci disse ‘Faremo una riflessione interna’, dopo aver ricevuto quelle rassicurazioni non pensavamo che si sarebbe ripetuto un secondo caso Casamonica”. Dopo l’ospitata dei Casamonica, la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi non pensava di doversi trovare di nuovo oggi – durante l’audizione alla presidente e al direttore generale della Rai, Monica Maggioni e Antonio Campo Dall’Orto – a dover chiedere chiarimenti su una nuova puntata di Porta a Porta e su un’altra intervista discutibile; quella al figlio del boss mafioso Totò Riina. “Ieri mattina avevo chiesto alla Rai di rinunciare alla messa in onda – ha aggiunto Bindi -. Si sono levate molto voci di protesta anche da parte dei familiari delle vittime, Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, lo ha fatto don Ciotti, ha parlato il presidente del Senato, il presidente della Repubblica, che ha espresso dispiacere, in questa commissione ci sono due figli di vittime di mafia, un nipote di vittima di mafia, in questo paese e’ un problema estremamente sensibile, ma di fronte a un disappunto così evidente, perché andare avanti? La domanda è: dove era l’informazione? Si può ancora parlare di servizio pubblico rispetto a tutta l’altra informazione?“.

“Quale è stata a condizione posta da Riina per fare l’intervista? È stata gratuita o ci sono state delle spese?”, ha chiesto ancora Bindi che ha poi aggiunto: “L’annuncio della puntata riparatrice da parte della Rai è un messaggio gravissimo. Fa pensare che si possa mettere sullo stesso piano la mafia e la lotta alla mafia. Il dubbio è che il rimedio sia peggiore del danno”.

“Riina è stato reticente e omertoso – ha aggiunto Bindi – a partire dalla sua vita privata, ha mandato un messaggio pericoloso e inquietante, ha negato l’esistenza della mafia, senza un contraddittorio, ha prestato il fianco al negazionismo e riduzionismo della mafia, le parole usate sono state pesantissime”.

A rispondere alle domande e alle perplessità della presidente Bindi, la presidente Maggioni che parlando dell’intervista di ieri (“un’intervista insopportabile, da mafioso”, ha commentato) chiarisce: “Nell’atteggiamento e la storia della Rai non c’è nessun tipo di negazionismo, lo dimostra il nostro lavoro e la nostra programmazione da decenni”.

E poi ha aggiunto: “La vittima e l’aguzzino non avranno mai pari dignità di racconto – ha detto Maggioni – È difficile accettare l’idea di censura verso qualcuno che ha una lunga storia professionale. Il come delle cose resta fondamentale. Non c’è una cosa che il sevizio pubblico non deve dire in assoluto, la cosa importante sono i modi”. In ogni modo, “la Rai sa esattamente da che parte stare. L’unica cosa certa è che nessuno di noi è sembrato incerto sull’atteggiamento da tenere sulla mafia. È chiaro il concetto da che parte si sta e quello che facciamo tutti i giorni è la dimostrazione”.

“La decisione delicata di trasmettere il programma – ha spiegato Campo Dall’Orto – è legata al fatto che dopo un confronto con il direttore dell’offerta informativa Carlo Verdelli, lui ha ritenuto che l’intervista fosse giornalisticamente difendibile e potesse contribuire a creare un racconto intorno alla mafia e aiutare un confronto su un tema tanto importante”.

“La Rai è un motore quotidiano di messaggi rispetto alla legalità, quello che fa la Rai non lo fa nessun altro” dichiara il direttore generale dell’azienda. “Questa – ha poi aggiunto – è una fase di transizione; prima abbiamo deciso di occuparci della informazione giornalistica in senso stretto, cioè delle testate, e poi dal primo settembre bisognerà riuscire ad avere una supervisione che lavori sui contenuti giornalistici ovunque essi siano. Da quel momento si dovrà decidere insieme”.

“La presidente ci ha disegnato il futuro, il direttore ci ha detto che siamo in una fase di transizione. Diciamo che questa trasmissione è capitata in una fase di transizione”, ha commentato ironicamente la presidente della commissione antimafia Rosy Bindi.

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