I parroci rispondono all’appello del Papa sull’accoglienza: invito giusto

Immigrazione
This picture provided by Vatican newspaper L'Osservatore Romano shows faithfull during Pope Francis Sunday Angelus at Saint Peter's Square. Vatican City, 06 september 2015.
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Viaggio nelle chiese di quartiere. A Roma religiosi tra sorpresa e voglia di fare presto. A Milano c’è chi dice: non mettiamoli nei sottoscala

«È un appello in perfetto stile Francesco». Don Gaetano Saracino, parroco del Santissimo Redentore a Val Melania, quartiere Tufello di Roma, non è per niente sorpreso dell’appello del Papa. «Ogni parrrocchia d’Europa, comunità religiosa, monasteri e santuari accolga una famiglia di profughi, faccia un gesto concreto in vista del Giubileo della Misericordia». Don Gaetano, 46 anni, pugliese di origine e romano d’adozione dal 2008, lo recita a memoria e spiega il «segno» di Bergoglio per l’emergenza immigrazione. «Il Pontefice ha parlato all’Angelus ma il suo messaggio-invito non è solo destinato alle parrocchie e alle comunità cristiane di accoglienza. Francesco non parla mai a caso. Se l’ha fatto è perchè nella semplicità e concretezza ha visto che c’è spazio per una soluzione, purché anche la politica faccia la sua parte». La butta lì il missionario scalabriniano, la sua parrocchia di Val Melania è frequentata da 18mila abitanti. «Le strutture si creano con le esigenze – sottolinea -. Ecco il grande “segno” di Francesco. Ospitare una famiglia di profughi a testa si può e si deve fare, purchè la politica ci metta nelle condizioni di poter accogliere e agire», magari snellendo e smussando tutti quei lacci e lacciuoli anche punitivi della della Bossi-Fini.

Poi il parroco racconta un aneddoto: «Un anno fa è venuto in visita nella mia parroccia l’elimosiniere del Papa. Quando è entrato nella nostra mensa, nella quale ogni giorno mangiano circa 120 persone bisognose, è andato via sottolineando che ci volevano pure le docce per dare dignità alle persone-ospiti. Così, nel giro di una settimana è tornato per realizzare l’opera: ora i nostri poveri mangiano e possono pure lavarsi». Don Gaetano è ben contento di dividere la sua casa con i profughi, anche se non ha una stanza libera. Ma ha già un’idea: «Potremmo forse ridurre un’aula del catechismo per ospitare una famiglia di immigrati ma vediamo…. Ne devo parlare con gli altri confratelli e oggi non c’è stato tempo. Comunque – sottolinea il parroco – noi di iniziative isolate non ne prendiamo mai. Qualsiasi cosa facciamo ci coordiniamo sempre con i settori e le prefetture della diocesi di Roma. Il coordinamento è la primissima risorsa, abbiamo gà destinato un immobile ai migranti di seconda accoglienza, quelli che non prendono i fondi Ue. L’abbiamo aperta a giugno con 40 posti letto. Sono tutti uomini al momento, forse anche lì si potrebbe ospitare qualche famiglia di profughi. Vedremo…».

Anche due appartamenti del Vaticano ospiteranno due famiglie immigrate, così come faranno le due parocchie di San Pietro e Sant’Anna all’ombra del Cupolone. L’ha detto il cardinale Angelo Comastri, mentre padre Federico Lombardi conversando con i cronisti, ha detto: «Non sappiamo se il Papa latino americano, uomo pratico e pragmaticamente operoso, abbia calcolato che solo in Italia ci sono circa 26mila parrocchie (più di 300 solo a Roma, ndr) e si sia fatto due conti su quanti profughi troverebbero casa se solo tutte le parrocchie, conventi, comunità religiose, monasteri e santurari europei si facessero carico di una famiglia che fugge e cerca speranza lontano dal proprio Paese. L’artmetica dice all’Europa molto più di quanto la politica riesca a programmare e di quanto le istituzioni osino organizzare».

Angelo Bagnasco, il presidente della Conferenza episcopale italiana, si augura che «108mila persone trovino un alloggio e una sistemazione in parrocchia», ma qualche parrocco contattato telefonicamente ha preferito tacere al riguardo, forse spiazzato dalla notizia sull’accoglienza ai profughi senza un preavviso. Molte chiese di quartiere del resto raccolgo no fondi, vestiti e cibo per i poveri, i migranti e i senzatetto. «Noi di Santa Galla alla Garbatella facciamo un servizio mensa due volte al mese alla stazione Ostiense di Roma», sottolinea il vice parroco Fabio Vellucci. E don Alberto Contini, parrocco dei Santi Giocchino e Anna di Cinecittà sottolinea che «quando c’è da aiutare si fa sempre. Ma ospitare una famiglia di profughi è una cosa nuova, ci vogliono strutture per poterlo farlo. Appena possibile incontrerò i parroci della prefettura di Cinecittà e vedremo il da farsi». Intanto si è fatto avanti don Giancarlo Manieri, il parrocco della chiesa romana Don Giovanni Bosco, il quartire romano Tuscolano divenuto famoso per aver celebrato il 20 agosto scorso i funerali del capo-clan Vittorio Casamonica. «Ho sentito l’annuncio del Santo Padre e sono sempre più convinto sia un grande. La nostra parrocchia non è ancora attrezzata per ospitare tanta gente ma lo farà di sicuro». Mentre don Silvano Zanella della parrocchia Santa Croce di Milano dice: «La cosa potrebbe funzionare ma bisogna accogliere queste persone con dignità non nei sottoscala».

(Nella foto la foto Piazza San Pietro durante l’angelus di Papa Francesco, Foto Ansa)

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