“Ricostruire mantenendo le identità dei territori”: Renzi lancia Casa Italia

Terremoto
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi interviene durante gli "Stati generali sui cambiamenti climatici e la difesa del territorio" nell'aula dei gruppi parlamentari della Camera, Roma, 22 giugno 2015.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Il progetto che dovrà coinvolgere professionisti, associazioni, sindacati punta alla cultura della prevenzione

Un “Consiglio ministri triste” quello che si è tenuto questa sera, “come sono tristi queste giornate, ma dobbiamo dimostrare che quello che abbiamo visto non è solo il dolore e la tragedia, ma anche l’Italia che non si arrende e mostra le sue facce più belle e le sue persone più appassionate e coraggiose”. Dopo una lunga riunione del Cdm, è stato il presidente del Consiglio Matteo Renzi a dichiarare lo stato di emergenza, con lo stanziamento dei primi 50 milioni e lo stop alle tasse delle popolazioni colpite, ma anche a lanciare Casa Italia, il progetto che punta non solo alla ricostruzione con una visione nuova rispetto al passato, ma anche alla prevenzione, guardando al lungo periodo in un Paese come l’Italia che ha un assetto idrogeologico molto delicato.

“La prima parola che ci viene in mente è ’emozione’ per quello che è successo – ha detto Renzi -, le lacrime di profondo dolore: prima di essere politici, siamo umani. Dall’altra parte – ha aggiunto il premier – c’è anche la straordinaria reazione della popolazione. Io faccio fatica a trattenere le lacrime quando vedo una bambina salvata in quel modo, la professionalità del vigile del fuoco, la bravura del cane Leo. Abbiamo un bilancio di morti enorme, 250 vittime, ma anche un bilancio di estratti vivi che è il più alto della storia dei terremoti: 215 persone che donne e uomini del nostro Paese hanno salvato” ha detto Renzi esprimendo un “grande senso di orgoglio per come l’Italia ha reagito a queste difficoltà”.

“Noi abbiamo però anche due esigenze”, ha aggiunto il capo del governo. Il primo è quello di “lavorare in queste ore, dare un posto dove dormire a queste persone e dare la possibilità di abbandonare le tende il prima possibile e di restare vicini alle loro radici, perché hanno il diritto di continuare a vivere nei loro territori”.

Ma, questa volta, evitando sprechi e ruberie sugli appalti. “I soldi – ha detto – vanno spesi bene, nel rispetto dei cittadini italiani. Quanti soldi sono stati buttati via in passato e in questo senso il modello Anac può essere applicato anche nella ricostruzione. Chi ruba è uno sciacallo”. Se nel caso dell’Aquila, “c’è stato un blocco” nella ricostruzione, questo non avverrà ora, ha assicurato il premier.

La seconda grande priorità è la ricostruzione. “Il fatto di vivere con lacrime e orgoglio – ha detto Renzi – non deve farci dimenticare che abbiamo un impegno morale con le donne e gli uomini di quelle comunità, affinché rimangano comunità. Che abbiano un futuro e non soltanto un bel ricordo. Questa è la priorità del nostro governo e credo sia la priorità del nostro Paese. Quando la vicenda inizierà a sbiadire, noi dovremo essere in prima fila a ricordare che la ricostruzione di questi luoghi è la priorità di questo Paese”. Una ricostruzione, ha aggiunto Renzi, che mantenga intatti i tratti identitari di quei luoghi: “Quest’anno non ci sarà la Festa dei cinquant’anni dell’amatriciana – ha ricordato Renzi – ma vogliamo che quei luoghi continuino ad avere dei tratti identitari”.

“È difficile pensare – ha proseguito Renzi – che si possa controllare la natura. Ed è difficile immaginare che quello che è successo si potesse evitare semplicemente con una diversa tecnica edilizia”, ma – ha aggiunto – è importante avere una “visione che non sia solo quella emergenziale: ora è il momento in cui l’Italia, tutta insieme, senza divisioni politiche possa fare il salto di qualità non limitato alla gestione dell’emergenza, dove siamo i più bravi al mondo, grazie ai nostri cani, ai nostri volontari”.

“Possiamo cominciare ad avere una visione per la casa italia, per la cultura della prevenzione. Il progetto Casa Italia è un progetto serio, non un elenco di parole; un’operazione che coinvolga i principali attori del nostro Paese – associazioni di categoria, sindacati, ambientalisti, professionisti – per un progetto serio. Il fatto che non ci siano riusciti nei 70 anni precedenti, non significa che non dobbiamo provarci. Serve un salto di qualità”.

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