Ricordate l’Ice Bucket Challenge? Ecco la risposta ai detrattori delle “secchiate” solidali

Salute
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I soldi raccolti grazie ai video virali hanno portato a un’importante scoperta sulla SLA

Questa è una doccia gelata per tutti i detrattori della moda dell’Ice Bucket Challenge. Era l’estate del 2014 quando prese piede l’idea di farsi immortalare mentre ci rovescia addosso acqua ghiacciata donando nel frattempo soldi alla ricerca per la Sla e nominando altre persone da coinvolgere nella catena virtuosa.

In Italia e nel mondo le donazioni per la ricerca sulla Sclerosi laterale amiotrofica si moltiplicarono. Ma mentre le secchiate divenivano virali coinvolgendo persone comuni, vip e figure istituzionali, le polemiche si fecero roventi. In molti ritenevano questa modalità solo un modo per “apparire” criticando le donazioni e l’esibizione dei video. Eppure quel mix di divertimento, narcisismo e solidarietà porta oggi ottimi frutti.

Secchiata dopo secchiata sono stati raccolti oltre 200 milioni di dollari negli Stati Uniti. Nel nostro Paese solo all’Aisla sono arrivate donazioni per 2,4 milioni di euro. Con i milioni raccolti per la ricerca sulla sclerosi laterale amiotrofica (SLA) grazie ai video virali, la ALS Association è riuscita a finanziare degli studi che hanno permesso di individuare un nuovo gene, chiamato NEK1, che contribuisce all’insorgere della malattia, ha detto lunedì l’organizzazione no-profit. Su questa scoperta è incentrato uno studio pubblicato dalla rivista scientificaNature Genetics. Entrambi i progetti hanno visto la partecipazione di specialisti italiani.

All’Ice bucket challenge, due anni fa, si prestarono leader politici di tutto il mondo, da Barack Obama a Matteo Renzi, star dello spettacolo come Steven Spielberg, Tom Cruise, e Beyoncè, fino ai big del digitale come Bill Gates e Tim Cook.

 

 

 

 

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