Rezza e Mastrella: “Abbiamo ancora la forza di distruggere tutto ciò che abbiamo fatto”

Teatro
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Abbiamo incontrato il duo per farci raccontare dal vivo il loro nuovo spettacolo, “Anelante”

Antonio Rezza è un performer: il “più grande performer vivente fino a prova contraria”, stando a quanto dice lui; e a chi gli fa notare una leggera superbia risponde “non è assolutamente vero, perché lascio aperta la possibilità di una prova contraria”.

In scena dilata i muscoli e le espressioni facciali, reitera ossessivamente tic e slogan (che spesso si tramutano in tormentoni), riesce a incarnare, simultaneamente, psicosi apparentemente incomponibili.
In quella che potrebbe sembrare la rappresentazione dell’alienazione più estrema non manca mai un’intima connessione con la realtà: realtà che viene svelata, sviscerata, digerita, metabolizzata e in un certo senso addirittura defecata.

Inoltre nella performance di Rezza c’è una continua ridefinizione dello spazio scenico: questo avviene tramite l’interazione improvvisa con il pubblico, il costante movimento dentro e spesso anche fuori dal palco e, soprattutto, la possibilità di abitare gli ambienti che Flavia Mastrella concepisce ad hoc per ogni spettacolo. Vere e proprie opere d’arte sotto forma d’installazioni di scena; scenografie indossabili che diventano un dispositivo per innescare il dinamismo dell’attore, integrandolo all’interno di una struttura malleabile di veli e corde, giochi di stoffa e geometrie irregolari: sostanzialmente una protesi dello stesso performer.



Arriviamo al Teatro Vascello un paio d’ore prima dell’inizio di Anelante: lo spettacolo che Rezza e Mastrella stanno portando in giro per l’Italia e con il quale, dopo aver debuttato a Torino, rimarranno in scena a Roma fino al 17 Gennaio, per poi spostarsi a Milano, Bologna, Firenze, Prato, Cagliari e Vicenza.

Antonio Rezza ci accompagna attraverso la platea del teatro, ci annuncia scherzosamente a Flavia Mastrella che siede di fronte al palco “Sono arrivati degli scocciatori de L’Unità: vogliono pure fare delle foto… davvero arroganti!”, ci sistemiamo a ridosso delle prime file.
 La novità che salta subito all’occhio in questo Anelante è la presenza di altri 4 attori, Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Chiara A. Perrini e Enzo Di Norscia; tradizionalmente Rezza saliva da solo sul palco, o al massimo in coppia. Partiamo da qui.

La novità di una performance con più attori com’è maturata? Perché avete preso questa direzione?

Mastrella: era nell’aria da tempo; abbiamo pensato “Se non lo facciamo adesso non lo facciamo più”, perché ad un certo punto ti cronicizzi, e visto che ancora abbiamo la forza di distruggere tutto quello che abbiamo fatto fino a ora…
 Noi siamo abituati a cambiare sempre ma non avevamo mai cambiato così la struttura, il risultato finale.

Cosa implica questo cambiamento?

Mastrella: implica più disciplina, che è una cosa un po’ contraddittoria per noi.

Rezza: ma non perché da soli non avessimo disciplina.

Mastrella: no, l’arte è l’unica disciplina che riconosciamo: è solo una questione logistica, devi essere disciplinato… anche se la nostra indole è indisciplinata, Antonio è indisciplinato fa come gli pare.

Rezza: ma la preparazione è stata meticolosa, abbiamo fatto centinaia di prove ripetute.

In effetti conoscendovi è interessante capire come si possa conciliare questa componente anarchica, pluriplanare di Antonio, anche semplicemente con la coesistenza di altri corpi nello spazio


Mastrella: perché loro sono loro stessi. Noi li indirizziamo ma non gli diciamo tutto quello che devono fare: li lasciamo liberi, come nelle prove aperte, si sentono creatori di quello che fanno, per questo si respira un’aria che ognuno sente sua.

Quindi anche per questo spettacolo sono state allestite prove aperte in cui avete coinvolto il pubblico?

Rezza: sì, le facciamo sempre da quando esistiamo
, perché tra le altre cose ci aiuta a buttare fuori tutto quello che non vedrà mai la luce.

Mastrella: io in realtà subentro in un secondo momento, devo mantenermi distante dalle cose perché mi affeziono
: in questa fase sarei inutile perché non rido di tutto e non sono indulgente.

Tornando ad Anelante: rispetto all’effetto che cercate nei confronti dello spettatore, qual è l’interazione che viene a crearsi con questa nuova performance?

Rezza: non abbiamo mai previsto le reazioni, fa tutto parte del movimento di energia che si crea. Da Fotofinish (ndr: spettacolo del 2004) io non tocco più gli spettatori e lì non era un toccarle per portarli dalla tua parte: venivano presi e portati a morire in scena.

Mastrella: anche in Anelante vengono presi e portati in scena a partecipare. E’ uno scambio che accade, non c’è una storia o una morale imposta, c’è una grande quantità di voci, suoni, stralci di parole e lo spettatore ne fa quel che vuole, passa questo tempo sconvolto/coinvolto, esce dalla sua consueta logica per un po’, e ci rientra dopo. Questo in particolare è uno degli spettacoli più coinvolgenti che abbiamo mia fatto.


Rezza: non è possibile non rimanere coinvolti da quello che facciamo: un coinvolgimento fisico. Io ci faccio caso e vedo che gli spettatori si muovono mentre siamo in scena. Questo significa che il corpo che si muove detta movimento agli altri corpi. Uno scambio di energia tra chi fa lo spettacolo e chi lo vede. Da non confondere assolutamente con l’interazione che sottende la manipolazione della volontà dello spettatore, la volontà di portare dalla tua chi ti guarda… nessuna gerarchia, nessun esercizio di potere, se non il poter fare quello che gli altri non fanno: quella è una forma di potere.

Mastrella: sì non c’è un capo e un subordinato, un carnefice e una vittima nei nostri spettacoli.

Quindi quello composto da pubblico ed attori è una specie di meccanismo che si compenetra

Rezza: certamente


Mastrella: c’è una coesione che dura il tempo dello spettacolo

Rezza: ti faccio un esempio: se noi facciamo lo stesso spettacolo senza spettatori io non sudo. Quando lo facciamo con il pubblico io finisco senza energia pur facendo gli stessi identici movimenti. Cosa significa? Che c’è una dissipazione di energia.

Mastrella: che c’è una comunicazione forte in questo senso.

Anche in questo caso, come nei vostri precedenti spettacoli, lo spettatore è costretto a mettersi in gioco, a trovare un suo personale codice interpretativo di fronte alla vostra arte?

Rezza: sì. Tu puoi capirci quello che vuoi, è libero, stratificato.

Mastrella: per questo funziona, perché ognuno coglie tramite piccoli richiami quello che gli è più affine, quello che ci vuole leggere; addirittura se vieni in momenti diversi, un giorno in cui sei più arrabbiato o un giorno in cui sei più allegro, vedi cose diverse.

In che modo uno può leggerci ciò che vuole, potreste farmi un esempio?

Rezza: all’inizio dello spettacolo c’è una scena che sembra divertente, ma se viene spiegata, descritta, risulta agghiacciante.
C’è un essere crocifisso, io ballo con una musica dell’iphone davanti alla croce –proprio all’inizio, a freddo- poi mi abbasso, e quello che è crocifisso per possedermi deve chiaramente staccare le braccia dalla croce e appoggiarmele ai fianchi, quindi diventa instabile, e se non ci fossi io col culo davanti sbatterebbe la faccia a terra. Ecco, voi vedete quello e ditemi che cosa vi resta: tutt’altro da quello che potrebbe essere. È giusto che resti quello che uno vuole, mica è fascismo l’espressione, ognuno DEVE vederci quello che vuole!

C’è un gran parlarsi sopra in questo spettacolo: tre discorsi che corrono parallelamente, enunciati all’unisono da tre attori

Rezza: c’è un discorso preso da famiglia cristiana del 1965, c’è un pezzo di Artaud e..

Mastrella: e c’è un libro che si chiama Altravelocità. Avventure di un viaggiatore in treno di Sandro Cappelletto (Giunti Editore). Una lettura divertentissima, assurda, su un pendolare che prende sempre l’Eurostar; questo viaggiatore racconta di quando si fermava alle stazioni e non poteva aprire finestrini e porte, finiva l’aria condizionata e uscivano tutti paonazzi. L’autore ha scritto questo libro e si è sfogato: in effetti un po’ a tutti è successa una cosa simile.

In futuro pensate di proseguire nella direzione di avere più attori sul palco?

Rezza: sì, il prossimo spettacolo lo faremo almeno con otto persone. Adesso siamo io e altri quattro, nel prossimo saremo almeno io e altri sette.

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