Resa dei conti M5S sotto il Campidoglio

M5S

Marcello De Vito e Virginia Raggi, i due nomi in pole position per il M5S per la candidatura a sindaco di Roma, appaiono nomi troppo deboli

È un po’ come – si parva licet – nella Rivoluzione francese: la rivoluzione mangia i suoi figli. O forse come nella più prosaica Prima repubblica, quando i big si facevano a pezzi a suon di tessere nei congressi. Qui non ci sono né congressi né tessere, ma sta di fatto che il M5S è entrato in una fase che loro dicono essere “di crescita” ma che assomiglia ogni giorno di più a una resa dei conti nel gruppo dirigente, con il Gran Capo che (non a caso) si ritira sotto la tenda a fare spettacoli e il Direttorio che di fatto non esiste più.

Esiste un triumvirato – Di Maio, Di Battista e Fico – essendo Carla Ruocco e Carlo Sibilia dati per dispersi. Un triumvirato che peraltro sta diventando una diarchia – Di Maio e Di Battista – visto che il buon Roberto Fico è rimasto davvero in modo troppo evidente impastoiato con le mani nella marmellata di Quarto, laddove il più scaltro Di Maio ha saputo ritrarle, le mani, un attimo prima che la marmellata sporcasse tutto intorno. Di fronte a lui, il naif Dibba, benvoluto dal capo dei capi, Gianroberto Casaleggio, il padrone del partito-azienda, la Casaleggio Associati. E come sempre accade in questi frangenti, le onde sismiche si propagano tracimano dal Palazzo. Fuori dai gruppi parlamentari sempre arene di scontro, soprattutto quello di palazzo Madama, dove si segnala un particolare attivismo di Paola Taverna e Nicola Morra. Guardate Roma, per esempio.

Qui, nel punto più alto della imminente battaglia elettorale, c’è poco da fare: Marcello De Vito e Virginia Raggi, i due nomi grillini in pole position per la candidatura a sindaco di Roma, appaiono troppo deboli. Nessuno lo dice ad alta voce ma i big nazionali che stanno curando la pratica romana si stanno facendo questa opinione. Roberta Lombardi, Di Battista e la Taverna si vedranno mercoledì per fare il punto della situazione e magari per cominciare a lavorare su un terzo nome. Un terzo nome che sia un po’ più noto dei due consiglieri comunali citati, un mister x in grado di competere sul serio. Lo “spirito” del Movimento, da solo, non basta. Ci vuole un nome forte per “reggere” un Giachetti o altri nomi nazionali di peso. La situazione in particolare sembra non essere troppo buona soprattutto per De Vito, attuale capogruppo, già in corsa alle precedenti comunali. De Vito è sostenuto dalla Lombardi, mentre “Dibba” spinge per Virginia Raggi, che sembrerebbe, anche per questo, la più forte dei due. Da informazioni in nostro possesso, nei giorni scorsi a Roma ci sarebbero state riunioni molto tese anche a causa di una vicenda che riguarderebbe uno dipendente comunale amico dei consiglieri M5S “beccato” per assenteismo. Una storia non chiara che però ha già alimentato una certa tensione fra i quattro consiglieri grillini, con voci di richiesta di dimissioni del capogruppo De Vito, difeso per l’occasione dalla Lombardi.

A questo episodio si aggiunge poi quello raccontato dalla Stampa circa l’atteggiamento da tenere nell’attuale fase di commissariamento del prefetto Tronca e, sullo sfondo, di quale rapporto intrattenere con i “poteri forti” della Capitale. Secondo quanto riportato nel pezzo di Jacopo Iacoboni, Roberta Lombardi avrebbe inviato una mail con un’indicazione mal digerita da alcuni dei suoi: «Ragazzi, ci stiamo organizzando. Dateci ancora qualche giorno, per favore.

Il lavoro che avete fatto sarà il punto di partenza di un percorso. Nel frattempo, se non lo aveste già fatto, dobbiamo inquadrare quello che vorremmo nel Dup (documento unico di programmazione) preparato da Tronca. Soprattutto per il primo anno sarà la gabbia entro cui dovremo muoverci, purtroppo. C’è chi sarebbe saltato sulla sedia per l’incipiente super-compromesso con i poteri forti. Un’altra grana, l’ennesima di questa fase.

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