Renzi: “Voglio un Pd unito. Ma l’Italicum non si tocca”

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Italian Prime Minister Matteo Renzi speaks during a press conference with his Maltese counterpart Joseph Muscat (unseen) at Palazzo Medici Riccardi in Florence, Italy, 03 September 2015.
ANSA/ MAURIZIO DEGL INNOCENTI

Il presidente del consiglio intervistato da Repubblica allontana il ‘mostro di Lochness': “Verdini non è nella maggioranza di governo”

“Nel Pd c’è ancora qualcuno che forse non ha elaborato a pieno il lutto del congresso. Magari perché raramente in passato lo aveva perso”, ma “non dubito della loro lealtà”. Lo afferma Matteo Renzi in un’intervista su la Repubblica in edicola oggi. “Voglio il Pd unito, sempre. E lavoro per questo”, spiega ancora il premier.

Nel giorno in cui il Senato dovrebbe dare il via al famigerato articolo 2 del ddl Boschi, Renzi censura il gesto di ieri di Barani, ma prova ad abbassare i toni sui voti giunti da Ala a sostegno della riforma: “Verdini ormai è diventato il paravento per qualsiasi paura. Tutti lo evocano anche vedendolo dove non c’è: ormai è raffigurato come una sorta di mostro di Lochness nostrano”. E comunque, “Verdini e i suoi non fanno parte della maggioranza di governo”.

La replica della minoranza del Pd è stata affidata a Twitter:


Il presidente del consiglio nega inoltre la possibilità – chiesta dalla minoranza dem, oltre che dall’area centrista della maggioranza e dalle opposizioni – di riaprire il fascicolo dell’Italicum, introducendo soprattutto un premio di maggioranza alla coalizione, anziché alla singola lista: “Mi sembra assurdo e fuori tempo – dice rispondendo a Claudio Tito, che lo intervista – aprire un dibattito quattro mesi dopo l’approvazione e a due anni e mezzo dalle elezioni. A me, peraltro, la legge piace così com’è”.

Oltre a ribadire le sue critiche sui talk show (ma “non ho mai messo il naso, mai, nelle vicende interne della Rai”), Renzi si schiera su una linea diversa da quella di Romano Prodi sulla Siria: “Non sarà semplicemente aiutando Assad che bloccheremo Is”. E aggiunge: “Occorre un progetto pluriennale e una coalizione che non si limiti ad annunciare qualche raid aereo”.

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