Renzi: “Un vertice piccolo piccolo, l’Europa rischia molto”

Europa
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi durant il vertice nella capitale slovacca, Bratislavia, 16 Settembre 2016. ANSA/ US/ PALAZZO CHIGI

+++ NO SALES EDITORIAL USE ONLY +++

Il premier italiano al vertice di Bratislava diserta la conferenza con Merkel e Hollande: «Distanti su crescita e migranti». E apre un caso sul surplus commerciale tedesco

L’Italia vuole i fatti. Dopo il referendum sulla Brexit l’Ue “resta indispensabile” e deve dimostrare di essere in grado di ripartire. Su questo i 27 leader europei che si sono riuniti ieri nel castello di Bratislava per un summit informale, senza la premier britannica Theresa May, sono tutti d’accordo. Sulle scelte da fare però, a partire dal negoziato con Londra, i capi di Stato e di Governo dell’Ue non hanno potuto far altro che fissare la tabella di marcia e limitarsi a mostrare un’unità di facciata. Una scelta non condivisa dal premier Matteo Renzi che ha scelto di rompere le righe e di porre con forza i problemi della crescita e dell’immigrazione su cui l’Ue ancora non fa abbastanza.

Ci sono stati «alcuni passi avanti ma siamo ancora abbastanza lontani dal disegno di Europa che abbiamo in testa», ha riassunto al termine dell’incontro. In particolare il Presidente del Consiglio ha sottolineato che sull’immigrazione la soluzione individuata al vertice di Malta, cioè i ricollocamenti, «è rimasta lettera morta». La politica economica dell’austerità secondo Renzi «non ha funzionato» e ora gli Stati Uniti crescono più dell’Europa. «La stabilità più importante è quella dei nostri figli, prima ancora di quella delle varie regole», ha aggiunto, pronosticando che «il fiscal compact non ha futuro».

In aperta polemica con Germania e Francia Renzi si è rifiutato di unirsi alla cancelliera Angela Merkel e al presidente francese Francois Hollande per una conferenza stampa congiunta a tre. «Non sono soddisfatto delle conclusioni del vertice – ha detto senza mezzi termini – sulla crescita e l’immigrazione. Non posso andare in conferenza stampa con loro se non condivido alcune cose».

A Berlino è dedicato l’affondo più duro di Renzi. «Così come i Paesi devono rispettare le regole del deficit, allo stesso modo si devono rispettare altre regole, come quella sul surplus commerciale –ha spiegato – e ci sono alcuni Paesi che non la rispettano, il principale è la Germania». Per il resto la giornata si è svolta senza troppi drammi, con il consueto rito delle dichiarazioni e delle promesse con poca sostanza. Nel testo congiunto della dichiarazione finale del summit i leader hanno promesso di «rafforzare il meccanismo per il controllo sull’attuazione delle decisioni prese» e la «cooperazione e la comunicazione leale fra Stati e istituzioni».

Gli altri temi chiave verranno affrontati nei prossimi mesi. Nel Consiglio europeo del 20 e 21 ottobre i leader europei torneranno a riunirsi a Bruxelles, questa volta tutti e 28, e affronteranno la questione del commercio internazionale e di «come assicurare una solida politica commerciale che raccolga i benefici dei mercati aperti e al tempo stesso tenga conto delle preoccupazioni dei cittadini».

In gioco c’è il negoziato per il Ttip, l’accordo commerciale con gli Usa contestato da alcuni ma che 12 Paesi, tra cui l’Italia, vogliono portare avanti. A dicembre poi sarà la volta della difesa comune e il summit sarà dedicato a lavorare «su un piano concreto di attuazione per la sicurezza e la difesa e su come fare un miglior uso delle opzioni contenute nei trattati, soprattutto per quanto riguarda le capacità». Il vertice della prossima primavera quindi sarà dedicato ai «progressi realizzati sulle diverse strategie del mercato unico, compresi il mercato unico digitale, l’unione dei mercati di capitali e l’unione energetica». Insomma il grosso resta ancora da fare e a fine giornata Renzi riassume con un tweet il senso del vertice: «passo in avanti, ma piccolo piccolo. Troppo poco, Senza cambiare politiche su economia e immigrazione l’Europa rischia molto ».

Vedi anche

Altri articoli