Renzi sfida la minoranza: basta perdere tempo

Riforme
Italian Prime Minister Matteo Renzi speaks during a press conference with his Maltese counterpart Joseph Muscat (unseen) at Palazzo Medici Riccardi in Florence, Italy, 03 September 2015.
ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI

La direzione del Pd convocata lunedì per lo showdown. Intanto Ncd si ricompatta sul sì alla riforma

Matteo Renzi non ci sta a perdere ancora tempo. Perché per il premier l’atteggiamento della minoranza adesso è proprio questo: temporeggiare, portare per le lunghe l’esame della riforma costituzionale sperando in qualche incidente parlamentare che possa mettere in difficoltà il governo. Così ha interpretato l’abbandono del tavolo di ieri e così vede anche il tentativo di riaprire il confronto su un articolo che è già stato approvato in ‘doppia conforme’, come si dice in gergo, cioè con lo stesso testo da Camera e Senato. Insomma, il problema non è tanto quello di blindare l’articolo 2, quanto piuttosto di difendere un principio riconosciuto nel regolamento di palazzo Madama e che serve proprio a evitare tattiche dilatorie da parte delle opposizioni.

La decisione di convocare la direzione del Pd per lunedì prossimo, così come la richiesta che sarà avanzata oggi in conferenza dei capigruppo da Luigi Zanda di trasferire l’esame del testo direttamente nell’aula di palazzo Madama, scavalcando la commissione, rappresentano allora il tentativo da parte di Renzi di accelerare, di chiudere una partita che si è già prolungata fin troppo, tra riunioni di partito, assemblee dei gruppi, esami parlamentari.

“Siamo tranqulli, i numeri li abbiamo”, è il mantra che si ripete a palazzo Chigi. Lo confermano anche le dichiarazioni di Renato Schifani, che lasciano presagire il voto compatto del Ncd: “Non c’è uno stretto legame fra il voto sulle riforme e il cambiamento della legge elettorale”. La maggioranza, insomma, si ricompatta. In queste condizioni, gli unici a minacciare di votare contro la riforma rimangono i dissidenti del Pd, tra i quali – spiegano i dem al Senato – le posizioni sono comunque variegate.

È con loro, quindi, che Renzi vuole avere un confronto in direzione, come ha già fatto in occasione dei passaggi più importanti affrontati finora. Una decisione politica presa in piena regola dal Pd, se è necessario anche con un voto finale che cristallizzi le posizioni e sancisca la presenza di una chiara maggioranza favorevole alla riforma.

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